Tartarughe e lepri

Giuseppe Iannone

Psicologo clinico e neuropsicologo, ha conseguito la Laurea in Neuroscienze Cliniche e Cognitive con specializzazione in Psicopatologia presso l’Università di Maastricht (Paesi Bassi). È iscritto all'Albo dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è sono autore di diverse pubblicazioni scientifiche. Possiede una seconda laurea in Pedagogia della Lingua e Cultura Italiana, conseguita a pieni voti presso l’Università per Stranieri di Siena e si occupa di consulenza linguistica e culturale in diverse aziende. Infine, è istruttore di tecniche di respirazione, di rilassamento, di training autogeno, di massaggio russo e di autodifesa presso la A.S.D. Systema Milano.

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Giornata Mondiale della Lentezza: al via la tredicesima edizione dell´evento promosso dalla Onlus Vivere con Lentezza che ci invita a ritrovare uno stile di vita armonico e rispettoso del tempo per superare la frenesia, ritrovare la semplicità di una pausa, superare la cultura dell´eccesso e favorire un modello di società più riflessivo e partecipe. Quest´anno la si celebra in tutta Italia giovedì 28 febbraio.

Non serve correre, bisogna partire in tempo“. Fu questa la risposta che, nella celeberrima fiaba di Esopo, la tartaruga diede alla lepre dopo averla battuta in una gara di corsa. La morale di questa storia ci insegna che per raggiungere i nostri obiettivi servono calma, costanza e pazienza. Ma in una società post-moderna, dominata dalla tecnologia informatica, la velocità è diventata un requisito imprescindibile nel lavoro, negli spostamenti e nell’ambito delle relazioni sociali. Osserviamo comportamenti ai limiti della nevrosi se, mandando un messaggio con lo smartphone o un´email di lavoro l´altro tarda a rispondere. È come se la velocità del mezzo avesse generato in noi  l’attesa di una risposta altrettanto istantanea. Non ci va più di aspettare, di fare la fila alla cassa della spesa. Molto meglio ordinarla e online e farcela portare a casa. Tutto e subito, in un click. Comodo no?

Non ho tempo! Paradosso della nostra epoca perché, nonostante la tecnologia ci aiuti a fare sempre più cose in meno tempo, a muovere mezzi e persone rapidamente, a gestire dati e comunicazioni in tempo reale, si ha la percezione di avere sempre meno tempo. Per fermarsi, riflettere, dedicare qualche ora in più al partner, ai figli, a sé stessi. Le pause sul lavoro si accorciano, al primo sintomo influenzale non si aspetta che il tempo faccia il suo corso ma si ricorre immediatamente all´uso di qualche analgesico o decongestionante perché non si vuole, o non ci si può permettere, di restare a casa dal lavoro.

“Non riusciamo a integrare gli episodi delle nostre azioni e della nostra esperienza (e degli oggetti che acquistiamo) nella totalità di un’esistenza e di conseguenza siamo sempre più staccati e sganciati dal tempo e dallo spazio della nostra vita, dalle nostre azioni ed esperienze e dalle cose con cui lavoriamo e viviamo”, scrive la sociologa tedesca Rosa Hartmut nel suo libro “Accelerazione e alienazione”, nel quale racconta di una spettacolare e contagiosa “carestia di tempo” che caratterizza le società occidentali moderne. Sono soprattutto le persone con redditi più alti a riportare una maggiore percezione di carenza di tempo (cui si associano minori livelli di felicita e benessere e maggiori livelli di ansia e insonnia), osserva Roxburg nel suo articolo sulle conseguenze della scarsità di tempo sulla salute mentale. E poi c´è chi, come il Prof. Michael Norton della Harvey Business School di Cambridge, propone di usare il denaro per comprare il tempo per ridurre l´impatto deleterio del non averne abbastanza. Proprio come se il tempo fosse una materia prima da acquistare in cambio di un po´di felicità in più. Concetto che stride con quanto Saint-Exupéry nel suo capolavoro “Il Piccolo Principe” scriveva: “Se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana”.

Se invece intendessimo, con il filosofo francese Emmanuel Levinas, il tempo come “la dialettica stessa della relazione con gli altri” forse riusciremmo a sganciarci dall´idea che vede nella corsa forsennata del progresso la terra promessa della felicità. A mio parere non si tratta tanto di volersi sottrarre ai condizionamenti della velocità, quanto di conciliare due esigenze complementari – la velocità e la lentezza – senza volerle per forza opporle o considerarle inconciliabili: un´integrazione che miri a costruire una cultura temporale più a misura d´uomo. Ritorna alla mente l´ossimoro attribuito ad Augusto che recita“Festìna lente” (affrettati lentamente) e che suggerisce un modo di agire senza indugi e cauto al tempo stesso. Cercare, senza rinunciare alle istanze di modernità delle società contemporanee, di armonizzare le virtù e le potenzialità della velocità con quelle della lentezza.

È in questo scenario che si pone, in controtendenza con il pensiero post-moderno, una campagna sociale che prende il nome di Giornata mondiale della lentezza, promossa dall´associazione Vivereconlentezza, Onlus che nasce con la missione di condividere e diffondere idee e valori che possano migliorare la qualità della vita sia della singola persona che della comunità. L´associazione ha la propria sede a Vicobarone in un cohousing situato nella fantastica cornice delle colline piacentine e conta al suo interno un nutrito gruppo di volontari operai, artigiani, insegnanti, infermieri, cassieri, giornalisti, giardinieri, casalinghe, fotografi, studenti, preti e progettisti che ogni giorno dedicano parte del loro tempo a chi ne ha bisogno: nascono dal loro impegno i progetti di solidarietà in favore di bambini e bambine di strada, nelle case circondariali con gruppi di lettura ad alta voce e con la produzione di periodici scritti dai detenuti e le cooperative di lavoro per categorie svantaggiate. Quest´anno la Giornata Mondiale della Lentezza, che si celebra in tutto il mondo dal 2007, si terrà mercoledì 27 Febbraio 2019. L´iniziativa, giunta ormai alla sua tredicesima edizione, risuona come un invito a rallentare per capire dove stiamo andando e dove vogliamo andare, a riappropriarci di una vita in cui il tempo non sia più tiranno ma dono a nostra disposizione, da contrapporre alla logica del tutto e subito, e vuole sensibilizzare le persone verso uno stile di vita meno stressante e frenetico. Tempo da vivere non solo nell´accezione di Chrónos, termine greco che indica iltempo scandito dalle stagioni, ma anche di Kairós, ossia di tempo come istante da cogliere e da assaporare.

Nel suo saggio intitolato “Ozio, lentezza e nostalgia” scrive Christoph Baker: “Abbiamo un bisogno urgente di rallentare, di riprendere fiato, di sbarazzarci dell’angoscia di non arrivare a fare tutto quello che si deve fare nell’arco delle ventiquattro ore che fanno la giornata. Nella ricerca della tranquillità, il primo passo è il divorzio dal mito della velocità. Quello va bene per i programmi software e i gran premi di Formula Uno. Noi, piccoli uomini, lasciamoci attrarre dal richiamo della lentezza”.

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