Suda sangue. L’ermatidrosi: la misteriosa malattia che interroga la medicina

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

L’ermatidrosi si manifesta con episodi di sanguinamento dalla pelle, sangue misto al liquido secreto dalle ghiandole sudoripare.

Quando è sotto stress comincia a sanguinare dal viso e dai palmi delle mani, anche senza essersi ferita. Questa volta non  si tratta del diffuso fenomeno para-religioso delle Madonne, ma di una misteriosa malattia che ha colpito una 21enne di Firenze, la quale non riusciva a trovare una spiegazione a quello che stava accadendo al suo corpo. Il suo caso clinico è così finito su tutti i giornali fino a riempire le pagine principali delle riviste internazionali di medicina e ricerca.

Gli specialisti italiani l’hanno visitata diverse volte ma finora non sono stati in grado di raggiungere una degna e sostenibile spiegazione scientifica. Gli episodi in cui la giovane sudava sangue potevano durare mediamente dai 2 ai 5 minuti. Un situazione che l’ha allontanata anche da amici e familiari e che l’ha fatta cadere in una grave forma di depressione. Le analisi svolte nell’ospedale del capoluogo toscano hanno convinto i medici a diagnosticarle la hematidrosis, sindrome molto rara che colpisce una persona ogni 10 milioni e che provoca il sanguinamento spontaneo in situazioni di particolare stress, come durante l’attività fisica.  Jacalyn Duffin, ematologa canadese che ha preso in analisi il caso della ragazza italiana sulle pagine del Canadian Medical Association Journal, sostiene che la malattia di cui è affetta la giovane sia molto legata allo stress, il quale fa restringere e ingrossare i vasi sanguigni che circondano la ghiandola del sudore. All’aumentare dell’ansia i vasi si dilatano talmente tanto da rompersi. Una volta rotti, il sangue contenuto si riversa sulla ghiandola del sudore fino ad arrivare superficie cutanea.

Da parte dell’équipe che ha preso in cura la giovane paziente c’è stata molta cautela nell’accogliere questo lavoro. I coordinatori, tuttavia, lo hanno accettato dal momento che la letteratura scientifica sosteneva la loro ipotesi. Ciò che però indeboliva i contenuti è il fatto che ad ora, in tutto il mondo, sono stati riportati circa quaranta casi in tutto, e nessuno in Italia. Nessuno, eccetto il primo registratosi a Firenze. Al momento, ancora, i medici internazionali non sono in grado di accertare se si tratti di una predisposizione genetica o familiare, perché nei dati riportati in letteratura non è stata descritta una vera e propria familiarità né un difetto genetico specifico. La malattia, però, colpisce più frequentemente adolescenti o giovani adulti, prevalentemente di sesso femminile.

L’Ermatidrosi si manifesta con episodi ricorrenti di sanguinamento dalla pelle, della durata di qualche minuto, con secrezione di un materiale rosa-rosso, che è sangue misto al liquido secreto dalle ghiandole sudoripare. La durata del sanguinamento è di qualche minuto e regredisce spontaneamente. In alcuni casi, ma non sempre, il fenomeno è legato ad un evento molto stressante dal punto di vista psichico e o fisico. Altre volte si manifesta improvvisamente senza una causa apparente. Una delle domande più frequenti è se si può guarire da questi sanguinamenti improvvisi, ma neppure in questo caso esiste risposta.

Le terapie proposte variano dall’impiego di vitamina C, che tuttavia non sembra essere molto efficace, agli ansiolitici come il diazepam. Più recentemente sono stati riportati casi trattati con successo con il propanololo. È poi necessario rammentare che, essendo davvero pochi i pazienti su scala globale, non è possibile consigliare una terapia standard, che invece va scelta individualmente, caso per caso. Nel caso specifico della ragazza fiorentina sono serviti tre anni per formulare la diagnosi. Perché tutto questo tempo?

Perché si tratta di una patologia estremamente rara. Quindi, è spesso necessario del tempo per fare indagini ematochimiche o strumentali che possano aiutare ad individuare una patologia specifica, come ad esempio una vasculite, o altre possibili cause.

 

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