Immersioni subacquee, attenzione alle problematiche cardiache

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Gli appassionati di immersioni dovrebbero sottoporsi a controlli di routine, stare attenti al peso e ridurre pressione e colesterolo, per evitare pericoli.

“Con le pinne fucile ed occhiali…” è il titolo della famosa ed intramontabile canzone di Edoardo Vianello che, oltre alle belle giornate di relax in spiaggia, fa venire in mente anche un hobby: le immersioni subacquee. Oggi questa passione sta purtroppo diventando, per le persone avanti negli anni, un pericolo per la salute. Si è registrato un aumento degli attacchi di cuore in acqua.

Secondo una ricerca pubblicata sull”European Journal of Preventive Cardiology”, gli attacchi di cuore e ictus sono ormai la seconda causa di morte per i subacquei, dopo l’annegamento. Tra il 1989 e il 2015 le vittime, tra i 50 e i 59 anni, durante le immersioni in tutto il mondo sono passate dal 15 al 35%. Mentre le morti negli over 60 sono aumentate dal 5% al 20%.

Perché negli anni si è verificato questo aumento?

“Le problematiche cardiache sono oggi un fattore determinante per gli infortuni durante le immersioni – ha spiegato l’autore dello studio, Peter Buzzacott, dell’Università dell’Australia occidentale, a Crawley – I subacquei che hanno imparato a immergersi anni fa, e che ora sono più anziani e in sovrappeso, con ipertensione e colesterolo alto, sono a maggior rischio di morire”.

Prima di ottenere il brevetto i sub seguono un rigoroso processo di formazione e vengono sottoposti a controlli medici, ma la loro certificazione dura per tutta la vita, anche se, secondo i ricercatori, arriva un momento in cui non dovrebbero più entrare in acqua.

“Di solito – ha detto Buzzacott–  non sono i neo sub ad avere problemi di salute, perché sono stati recentemente sottoposti a controlli. I problemi, insomma, si verificano fra i subacquei più grandi, che non hanno curato la loro salute”.

Il team ha esaminato un’enorme banca dati negli Stati Uniti, con dati su 736 milioni di persone, di cui 113.892 hanno dichiarato come hobby principale la subacquea. Circa un terzo dei sub aveva almeno 50 anni e molti presentavano fattori di rischio che li rendevano più vulnerabili a incappare in un attacco cardiaco sott’acqua. In particolare, circa il 54% era stato fumatore, quasi la metà dei sub era in sovrappeso (48% rispetto al 43% dei non subacquei) e ad un terzo erano stati diagnosticati ipertensione e colesterolo alto.

Per gli appassionati di questo sport che non vogliono appendere le pinne al chiodo, il consiglio è quello di sottoporsi a controlli di routine dal proprio medico, di liberarsi dei chili di troppo e di ridurre pressione e colesterolo, per evitare di dover affrontare dei seri pericoli sott’acqua.

“E’ davvero importante essere in linea – ha aggiunto il ricercatore. Il padre delle immersioni, Jacques Cousteau si è immerso fino a 90 anni, e il sub più vecchio del mondo attualmente ha 94 anni. Appare in gran forma e questo deve essere un modello per tutti noi, se vogliamo continuare a immergerci anche da anziani”.

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