La Meningite Colpisce Ancora. Quanto È Importante La Prevenzione?

Rientrano nella categoria delle malattie batteriche invasive (Mib) le meningiti, sepsi e polmoniti dovute a infezioni da meningo-cocco, pneumococco ed emofilo e rappresentano un’importante causa di morbosità, ma oggi, grazie ai vaccini, possono essere evitate.
Le forme più frequenti sono le meningiti e le sepsi, quest’ultima è una infiammazione generalizzata causata dalla presenza del microorganismo nel sangue e può verificarsi o con una febbricola risolvibile spontaneamente o con il manifestarsi di shock settici molto pericolosi.
meningiteLa meningite si può manifestare o in forma virale, detta anche meningite asettica, che non porta a conseguenze gravi e con una prognosi di 7-10 giorni si guarisce, o batterica che è più rara ma potrebbe comportare conseguenze fatali.
La meningite batterica acuta è un’infezione causata principalmente da batteri come l’Haemophilus influenzae che colpisce soprattutto i bambini al di sotto dell’anno di vita, il Neisseria meningitidis o più comunemente chiamato meningococco e lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco).
Il batterio provoca la meningite quando arriva a colpire il sistema nervoso centrale e spinale, distretti che normalmente sono sterili per natura e ben protetti dagli agenti esterni da un’efficace barriera.
 
Secondo l’Istituto superiore della Sanità che coordina la sorveglianza a livello nazionale, negli ultimi anni c’è stato un aumento di pazienti affetti da meningite, compresi quelli causati da meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae, nel 2011 si sono registrati 931 casi, nel 2012 sono stati 997 e nel 2013 si è verificato un aumento del 17% con 1.203 casi.
Per la meningite da meningococco, sulla base dei dati riportati dall’Iss, nel 2013 sono stati 162, contro i 137 del 2012 e 152 del 2011, con un’incidenza di 0,27 casi per 100mila, di poco superiore ai due anni precedenti (0,23 nel 2012 e 0,25 nel 2011).
 
I soggetti più colpiti sono i bambini di età compresa tra gli 0 e i 4 anni e giovani nella fascia dai 15 ai 24 anni. Da un punto di vista territoriale in tutto il Paese si è avuta una tendenza più o meno stabile, tranne in Toscana, Marche e Puglia.
In questi giorni i fatti di cronaca hanno riportato casi di bambini colpiti da meningite. A Roma, recentemente, tre neonati dai 2 ai 5 mesi di vita sono stati ricoverati all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e a tutti è stata riscontrata una meningite causata da Haemophilus influenzae di tipo B. Uno dei bambini è in terapia intensiva, ma secondo quanto riferito dall’ospedale, nessuno dei tre è in pericolo di vita e tra un paio di settimane la loro situazione dovrebbe tornare alla normalità.
Dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma al Sant’Orsola di Bologna che in questo periodo ha registrato, in poco tempo, due casi di meningite, uno, purtroppo, è stato letale per una bambina di 9 mesi e l’altro ha riguardato una neonata di 40 giorni in coma dal 16 febbraio e ricoverata in terapia intensiva.
 
A Taranto una bambina di 4 anni, è stata colpita da meningite meningococcica, la piccola è stata ricoverata presso l’ospedale pediatrico di Bari, ma le sue condizioni, fortunatamente, stanno migliorando. In via precauzionale l’azienda sanitaria ha predisposto la profilassi per i compagni di classe della scuola dell’infanzia frequentata dalla bambina.
 
La meningite è una malattia grave, ma curabile nella maggioranza dei casi se la diagnosi è tempestiva.
Mba, per saperne di più, ha contattato il pediatra dott. STEFANO ROMERO dirigente medico di I livello, presso lospedale Fatebenefratelli Villa San Pietro, che ci ha spiegato quanto è importante la prevenzione e quali potrebbero essere, invece, le conseguenze dovute proprio alla mancata prevenzione.
 
Perché si stanno verificando tanti, troppi casi di meningite? La causa principale è da ricondurre al calo delle vaccinazioni?

Si, perché c’è stata un’inversione di tendenza quest’anno rispetto agli anni scorsi dove il ricorso al vaccino era piuttosto diffuso. Oggi la gente ha timore delle controindicazioni del vaccino, ma io come pediatra, mi sento di dire che è più facile prendersi la meningite che una complicanza da vaccino. Un altro aspetto legato all’aumento dei casi è dovuto al fatto che si sono “aperte le frontiere” e questo, a differenza del passato dove c’erano delle zone geografiche circoscritte, ha permesso una maggiore facilità di contagio con batteri sempre più forti e con azioni meno imponenti da parte degli antibiotici”.

Quali sono i sintomi? È vero che inizialmente può essere confusa con linfluenza?

Certo ed è proprio questo il problema, ci sono febbri molto alte e diffuse in questo periodo che danno rigidità nucale (che rappresenta uno dei segni clinici classici dell’irritazione meningea). Nel momento in cui la febbre persiste è il caso di consultare il pediatra. Sintomi simili a quelli dell’influenza sono sonnolenza, cefalea, inappetenza, il tutto risolvibile in 2 o 3 giorni, se però trascorsi questi giorni la sintomatologia peggiora e compaiono nausea, vomito, febbre sempre alta, intolleranza alla luce, e il bambino non risponde agli stimoli (segni neurologici) è il caso di rivolgersi ad una struttura ospedaliera dove il pediatra effettuerà una diagnosi più approfondita e procederà con misure tempestive e necessarie per evitare il peggio. Le mamme hanno un sesto senso che è l’istinto e sono loro le prime persone che si accorgono che c’è qualcosa che non va e quando affermano che il loro bambino è diverso dal solito è necessario approfondire il quadro clinico”.

Quando arriva in ospedale un bambino con una sospetta meningite, quali sono le vostre prime azioni? E a lei è capitato di recente di diagnosticare una meningite?

“Sì, un bambino di circa 11 anni che è arrivato in pronto soccorso accompagnato dalla mamma e lamentava una cefalea. La prima azione è stata quella di farlo sdraiare e ho subito notato che aveva assunto la posizione a “cane di fucile”, cioè sul fianco con le gambe flesse e il capo chinato, come per ritrarsi. Quando ho provato a fargli toccare il petto col mento il bambino ha alzato le gambe, classico sintomo neurologico. Da quel momento ho capito che avevo a che fare con un caso di meningite ed ho immediatamente predisposto la procedura di emergenza con terapia antibiotica via endovena.
Se però i sintomi non sono eclatanti, si procede con una puntura lombare nel midollo e se il liquido è limpido la meningite è virale, se invece è torbido, purtroppo, è batterica e quindi più pericolosa e difficile da trattare. Di fronte a casi di meningite l’importante, in senso assoluto, è la tempestività perché se il paziente va in shock settico non lo riprendi più”.

 
Come avviene la trasmissione?

“La trasmissione avviene attraverso via aerea e il periodo di incubazione è in media di 3-4 giorni”.

Perché i soggetti più a rischio sono bambini di età compresa tra gli 0 e i 4 anni? Quanto è più complicata la diagnosi nei neonati?

Il rischio è maggiore per i neonati perché il loro sistema immunitario non è completamente formato. La diagnosi della meningite è complicata perché il neonato mangia e dorme, e quindi te ne accorgi in maniera indiretta, ad esempio quando ha una sonnolenza al di sopra della norma o quando ha irritabilità oppure scarso appetito”.

Quindi quando è che un genitore deve preoccuparsi?

Quando capisce che il bambino è diverso dal solito e c’è qualcosa che non lo convince”.

 
Qual è suo messaggio?

“I bambini devono essere vaccinati perché è più facile prendersi la meningite che una complicanza da vaccino. Oggi il timore basato sulla scarsa informazione ha portato ad un calo delle vaccinazioni con la conseguenza di maggiori rischi per i bambini. La mia raccomandazione è quella di consultare il pediatra prima di prendere qualunque decisione”.
 

Alla luce dei fatti, la domanda è: Quanto è difficile per un genitore decidere per la vita del figlio? Insomma, vaccino sì o vaccino no? Voi che ne pensate?

Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
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