Tumore al seno e alle ovaie: la scelta di Angelina

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Angelina Jolie Cancro OvaieLa scelta di Angelina Jolie: un messaggio di speranza e di coraggio rivolto alle donne

 

Angelina Jolie, segni particolari: bellissima. È stata più volte proclamata la donna più affascinante del mondo e la rivista Time l’ha inserita tra le 100 persone più influenti del mondo. È un’attrice di indubbie qualità, sposata con l’attore Brad Pitt, ha 6 figli, tre biologici e tre adottivi. In questi giorni, si è parlato molto di lei, non per il suo lato estetico o per scelte professionali, ma per il fatto che si è sottoposta ad un intervento chirurgico per farsi rimuovere le ovaie e le tube di Falloppio (dopo aver eseguito nel 2013 a una doppia mastectomia) per evitare il rischio di ammalarsi di tumore in quanto predisposta geneticamente. Tre, infatti, le donne della sua famiglia, tra le quali la mamma, che sono morte a causa di questo tipo di neoplasie.

Tutto ha avuto inizio con un semplice esame del sangue che le ha rilevato una mutazione del gene BRCA1, questo significa, secondo le stime, che il rischio di ammalarsi di cancro al seno e di cancro ovarico è dell’87% e del 50%.

Successivamente la Jolie ha eseguito il test di tumore, che fortunatamente è risultato negativo, però c’era ancora la possibilità della presenza di una neoplasia in fase iniziale. Si è consultata con gli specialistici i quali le hanno consigliato di procedere all’asportazione di ovaie e tube di Falloppio.

Una scelta difficile, dettata non solo dal fatto che sua madre, sua nonna e una zia sono morte di cancro, ma soprattutto dal forte desiderio di vedere i suoi figli crescere e conoscere i nipoti. La decisione della Jolie, in questi giorni, ha catturato l’attenzione dei media nazionali e internazionali con le inevitabili discussioni, ma la sua scelta è stata approvata dalla comunità scientifica.

Mutua Basis Assistance, ha voluto sentire il parere di un esperto italiano, il professore Saverio Danese, Direttore Ginecologia e Ostetricia 4 dell’Ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino, il quale ha spiegato che risultare positivi alla mutazione del gene BRAC1 significa avere un elevato rischio di ammalarsi di cancro al seno e alle ovaie. “Sono due patologie particolari per la donna – ha sottolineato Danese –  quello al seno è più frequente, ma più facile da diagnosticare precocemente, mentre il cancro alle ovaie è più aggressivo e difficile da trattare.”

 

Angelina Jolie, ha avuto dei casi in famiglia, la nonna, la mamma e la zia sono morte di cancro. Quanto incide il fattore genetico?

“La familiarità incide parecchio soprattutto se in famiglia ci sono 2 o più persone che hanno avuto queste neoplasie. Il caso Jolie ha portato alla ribalta il problema e l’attenzione nei confronti degli esami di screening, ma sono anni che noi specialisti sottoponiamo al test genetico tutte quelle le pazienti che hanno un’alta familiarità e quindi una più probabile possibilità di avere il gene alterato”.

 

A che età è maggiore la probabilità di ammalarsi di cancro sapendo che ci sono stati più casi in famiglia?

“Purtroppo si abbassa intorno ai 40 anni quando si hanno più casi in famiglia”.

 

Con delle predisposizioni genetiche a che età consiglia di sottoporsi  a esami di screening approfonditi?

“Per i casi in cui c’è un solo caso di familiarità, il mio consiglio è quello di aumentare l’attenzione con i dovuti esami di controllo ravvicinati, ma senza interventi mirati perché il rischio è generico, invece per i casi in cui è presente un’alta familiarità consiglio di effettuare il test genetico anche prima dei 40 anni perché il rischio in questo caso è sicuro. Se il test risulta positivo questo può portare a dover fare delle scelte riproduttive. La paziente deve essere informata e indotta a fare dei figli il prima possibile perché una volta esaurita la fase riproduttiva si può pensare agli interventi chirurgici necessari per rimuovere le ovaie. È una fase delicata e anche traumatica per una donna che si trova davanti una scelta del genere, lo è ancor di più se non ha figli e ha intenzione di avere.”

 

L’attrice americana, già nel 2013, si è sottoposta ad una doppia mastectomia proprio a scopo preventivo. Il tumore dell’ovaio è meno frequente di quello della mammella, ma è anche più aggressivo, è così?

“Sì, il tumore alla mammella è più frequente ma c’è la possibilità di avere una diagnosi precoce e arrivare presto alla cura e alla guarigione, infatti la percentuale di sopravvivenza è pari all’85%. Il tumore alle ovaie, invece, ha una minore incidenza ma è più aggressivo perché non ci sono esami di screening efficaci e l’indice di sopravvivenza si aggira intorno al 40%. Personalmente condivido di più la scelta della paziente che non intende esportare il seno e si affida alle terapie necessarie per tenere sotto controllo la malattia che quelle invece non disposte a rimuovere le ovaie.”

 

Quindi anche lei ha approvato la scelta che ha fatto Angelina Jolie? Quali sono le conseguenze dell’intervento al seno e alle ovaie?

“Condivido la scelta dell’attrice che ha esportato le ovaie e le tube di Falloppio per evitare il rischio di ammalarsi di tumore perché le possibilità di avere una diagnosi precoce sono pochissime e poi una volta tolte le ovaie il rischio di avere il tumore è pari al 99%. È anche vero che la scelta della Jolie, seppur dolorosa, è stata meno difficile perché lei ha dei figli. La decisione deve essere ben ponderata dalla paziente perché gli ostacoli maggiori sono appunto il desiderio di maternità e anche quello psicologico. Bisogna capire se la donna è in grado di sopportare lo stress della situazione, ci sono donne che si fanno operare immediatamente e altre che addirittura rifiutano di sottoporsi al test genetico. C’è anche da valutare l’aspetto estetico: l’esportazione di un seno è sicuramente più mutilante perché è un organo che si vede ,motivo per il quale c’è la possibilità di una sostituzione protesica immediata. Le ovaie invece è un organo che non si vede e l’esportazione, che si esegue con un intervento in laporoscopia, comporterà una menopausa forzata con dei cambiamenti fisici e non è più possibile avere dei figli”.

 

Quanto è importante l’informazione e la prevenzione? E qual è il suo messaggio?

 

“Sono due elementi fondamentali e essenziali. L’importante è chiedere, in occasione della visita ginecologica, alla paziente la familiarità dei casi di tumore. A quel punto si inizia il discorso lungo e complesso che abbiamo delineato e si propone, a seconda dei casi, di effettuare il test genetico. Ci sono donne che accettano immediatamente, soprattutto quelle che hanno delle figlie femmine per timore di aver trasmesso un gene alterato, e altre che non ne vogliono sapere”.

 

Angelina Jolie ha fatto della sua esperienza personale e della sua immagine pubblica strumenti di propaganda e di inno alla prevenzione, rendendo note e motivando, passo dopo passo, tutte le decisioni prese. L’obiettivo è quello di sensibilizzare le donne a sottoporsi agli esami di screening e incoraggiarle a scegliere la soluzione più giusta per la tutela della salute e del benessere psico-fisico.

Già nel 2013, l’attrice americana con un annuncio di raccomandazioni ha dato il via a fenomeni di emulazione con un raddoppio del  numero di analisi per le mutazioni genetiche incriminate. Ad affermarlo è uno studio condotto al Sunnybrook Odette Cancer Centre di Toronto,secondo il quale è aumentata una certa consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari, tant’è che il centro, nei 6 mesi successivi l’annuncio, ha registrato un aumento del 90% di richieste da parte dei medici per una consulenza genetica e del 105% quelle con i requisiti per sottoporsi al test per le mutazioni dei geni Brca1 e Brca2, associati a un maggior rischio di tumori del seno e dell’ovaio.

 

Professor Danese, l’effetto Jolie ha avuto questo tipo di ripercussioni anche In Italia? A lei è capitato di registrare un aumento di attenzione da parte delle donne?

“La sanità italiana è diversa da quella americana, in Italia ci sono gli esami screening organizzati dalle regioni che invitano la comunità ad eseguirli. L’effetto Jolie ha prodotto i suoi effetti. Noi specialisti abbiamo la consapevolezza già da anni, perché proponiamo sempre, come le spiegavo, a seconda dei casi, i test genetici. Mi è capitato infatti, nel momento in cui viene affrontato l’argomento che alcune donne hanno esclamato “ah come il caso della Jolie!” perché si ritrovano in un discorso noto e  questo è un ulteriore elemento che facilita il confronto. Oggi, fortunatamente non è argomento che passa inosservato perché le signore sono molte attente e ancora più invogliate ad una maggiore conoscenza”.

 

Mutua Basis Assistance, Società di Mutuo Soccorso leader a livello nazionale, è particolarmente attenta e sensibile a tutte quelle attività che riguardano la prevenzione volta alla tutela della salute degli associati. La prevenzione guarda alla persona e alla comunità e ha la capacità di diagnosticare precocemente le patologie al fine di assicurare una migliore aspettativa di vita, anche mediante piani assistenziali adeguati.

Per alcuni i piani assistenziali offerti da Mba, è previsto un check up oncologico.

Mutua Mba assiste l’associato per tutta la sua vita – ha detto Luciano Dragonetti consigliere di Mba e presidente A.NA.PRO.M. Associazione Nazionale Promotori Mutualistici  – e garantisce delle strutture adeguate e all’avanguardia presenti nel nostro network che, in un’unica seduta sono in grado di provvedere all’erogazione del servizio e ad una refertazione immediata. I protocolli utilizzati per il check up oncologico sono complessi e suddivisi per sesso e età, motivi per i quali è indispensabile un’attenta e accurata prestazione, secondo i principi della prevenzione e dell’applicazione dei protocolli nella loro interezza.

Una delle maggiori criticità nell’effettuare i check up complessi è proprio il tempo limitato a disposizione che oggi si ha a causa degli impegni di lavoro e questo spesso porta ad una rinuncia da parte della persona inizialmente interessata e intenzionata.È un atteggiamento sbagliato, ma purtroppo frequente. È necessario, invece, dedicare del tempo agli esami di screening perché la prevenzione è importante, in quanto guarda alla persona e alla comunità per promuoverne la salute ed è soprattutto in grado diagnosticare precocemente le patologie ed assicurare così una migliore aspettativa di vita. Mba grazie agli accordi con strutture che rientrano nei parametri sopra descritti, è sicura che l’associato provveda ad una giusta prevenzione perché la salute è una dimensione essenziale del benessere individuale”.

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