Tessuti: attenzione a quali scegliete!

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Vi state dando a spese folli con i saldi? Occhio però a quello che comprate! Moltissimi tessuti possono nuocere alla salute, all’ambiente, a chi li lavora e, in alcuni casi, creare fastidiosi eritemi o allergie.

Sempre più al giorno d’oggi si parla di ecosostenibilità. Una nuova cultura di vita che interessa tutti gli ambiti del quotidiano: dagli spostamenti all’alimentazione, per toccare settori che a primo impatto potrebbero apparire più estranei. È questo il caso della moda. Per abbattere i costi di produzione buona parte delle case di abbigliamento italiane (ma non meno le corrispettive internazionali) preferiscono lavorare i propri prodotti in Paesi dell’est del mondo. Ne consegue che pur presentando l’etichetta del “Made in Italy” spesso il tessuto e la manodopera sono esteri. Moltissimi tessuti possono nuocere alla salute, all’ambiente, a chi li lavora e, in alcuni casi, creare fastidiosi eritemi o allergie.

I tessuti infatti tra ammorbidenti, antimuffa, funghicida, vengono sottoposti a molteplici trattamenti prima di venire indossati e ciò comporta danni alla pelle e all’ambiente. Per riconoscere una buona stoffa sarebbe opportuno che fosse fabbricata in Italia e non proveniente da paesi come la Cina che non sono regolati da regolamenti europei. La tracciabilità del prodotto diventa dunque fondamentale: essa si compone di etichette e certificazioni. A livello internazionale esiste la Global Organic Textile Standard che supervisiona il processo produttivo dalla produzione alla distribuzione. Il tessuto che riceve questa certificazione deve essere composto da almeno il 70% di fibre biologiche e non deve ricevere trattamenti chimici. Una seconda certificazione che cerca di abbattere la tossicità del tessuto è la Oeko-Tex standard. Questa tuttavia non riguarda solo il tessuto ma allarga il suo campo dal bottone alla cerniera.

Oltre ai tessuti nocivi per la pelle di chi li indossa, ci sono anche i cosiddetti “tessuti amici”. Ad esempio per tutti coloro che soffrono di dermatite atopica, malattia infiammatoria che in Italia colpisce un bambino su dieci, la Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse assicura che sono in arrivo la seta privata della sericina, il polipropilene, fibre con ioni d’argento, e anche tessuti con cuciture ed etichette sul lato esterno (e quindi non a contatto con la cute).

La dermatite atopica è caratterizzata da un’alterazione della barriera idrolipidica dell’epidermide, con un aumento della secchezza cutanea. Comporta la formazione di lesioni arrossate ed escoriate, che causano prurito. È una malattia associata all’atopia, ossia a una predisposizione genetica che comporta una risposta esagerata a determinati stimoli ambientali, con un andamento recidivante: periodi di apparente guarigione si alternano a fasi in cui la malattia è più attiva e causa lesioni eritematose.  Non esistono cure definitive, ma nella maggior parte dei casi, la terapia con farmaci da applicare localmente è efficace per controllare le riacutizzazioni.

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