Quanto i social condizionano la nostra vita

Sono così, ma vorrei essere in quest’altro modo. È questo uno dei desideri più cliccati e ripostati nel tempo del 4.0 in cui i social network la fanno da padroni senza lasciare, nel grande mare della comunicazione a noi contemporanea, scampo ad altre verità. Ogni nostra scelta e presa di posizione è infatti condizionata dall’uso patologico che facciamo delle piattaforme virtuali e questo avviene anche a coloro che ritengono di essere del tutto estranei alla comunicazione 4.0. Facebook, Instagram, Telegram, Wathsapp, e diversi altri social network impattano oggigiorno non solo il nostro modo di essere ma hanno introdotto una nuova cultura della quale difficilmente potremmo spogliarci. Si tratta della cultura dell’emulazione, del così fan tutti, caratterizzata da una variegata carrellata di scatti fotografici di se stessi, luoghi, vestiti, dettagli, e quant’altro, e da parole scritte e postate come fossero verità assolute. Tutto però dipende da un Like.

I social dunque sì, condizionano la nostra vita. Anzi la plasmano. Nuovi demiurghi dell’età contemporanea, sostituendosi a radio e televisione hanno addirittura introdotto nuove espressioni linguistiche, la maggior parte in lingua inglese, e creato innovative figure professionali come gli influencer la cui unica stellina sul curriculum è rappresentata dai followers, ovvero dai seguaci.

Secondo una ricerca realizzata dalla Royal Society for Public Health britannica sarebbe Instagram la piattaforma che maggiormente provoca ansia, depressione e fomo, ovvero fear of missing out, l’ansia e il panico generati dal non poter avere notifiche e aggiornamenti quando si è offline.

Le immagini e gli standard condivisi dai profili vip – tra questi anche gli influencer del momento – possono causare in tutti gli utenti un comune senso di inadeguatezza, nel paragonare la loro esperienza ai risultati, irraggiungibili, che appartengono a quegli utenti che hanno migliaia di followers. Dimenticando che spesso gli “scatti” proposti sono distanti dalla realtà trattandosi di foto in meglio e frutto del lavoro di staff di consulenza di immagine. Tutti sui social media cercano di dare di sé la migliore immagine possibile. Ciò è comprensibile, ma è un’arma a doppio taglio, perché più la rappresentazione che si dà di sé è distante da quella reale, più grande sarà il peso di doverla sostenere.

C’è da ammettere tuttavia che questo condizionamento assoluto goda anche di aspetti del tutto favorevoli alla nostra vita: dalla rapidità della comunicazione e della trasmissioni delle informazioni, alla creazione di nuove amicizie. Del resto è proprio attraverso i social che entriamo a contatto con luoghi che altrimenti, senza queste piattaforme, non conosceremmo mai. Un canale positivo di conoscenza, queste barche della comunicazione 4.0 non potranno più essere rimosse dalla nostra vita e pensate come sarebbero le nostre personalità se i nostri smartphone restassero perennemente in modalità aereo. Cosa accadrebbe?

Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
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