Le cinque regole per combattere lo stress da Coronavirus

La diffusione del contagio da Coronavirus ha creato un’emergenza sanitaria che ha sollevato l’attenzione mondiale. Il Governo italiano è stato costretto a prendere misure drastiche che limitano la socialità e stravolgono la vita quotidiana. Decisioni inderogabili che hanno lo scopo di limitare i contagi. Una crescita dei casi che richiedono cure ospedaliere senza controllo potrebbe infatti portare al collasso del sistema sanitario, nonostante il lavoro indefesso di medici e infermieri.

Mentre ci si adopera per fermare il contagio fisico, c’è un altro importante ‘virus’ da bloccare: il panico. Attenzione: il panico del singolo passa in un tempo abbastanza limitato, la psicosi di massa invece si auto alimenta ed è difficile fermarla.

Certo il momento è difficile soprattutto perché senza precedenti. Non ci sono modelli cui rifarsi per sapere come comportarsi, né ricordi cui aggrapparsi per rassicurarsi. In situazioni di incertezza, può capitare di sentirsi persi e ansiosi senza che ci sia un pericolo reale immediato. Anche chi non ha contratto il Coronavirus, e sta seguendo tutte le correte indicazioni fornite limitando al massimo i contatti con altre persone, può essere preda di stati ansiogeni, Chi poi dovesse trovarsi a essere costretto a stare in casa, per isolamento o per altre problematiche legate alla salute, potrebbe arrivare a sentirsi così costretto da provare sensazioni simili al panico.

Combattere lo stress di questo periodo è assolutamente consigliabile. Certo quando l’emergenza sarà rientrata tutto potrebbe tornare alla normalità, ma in qualche caso la sensazione ansiogena potrebbe protrarsi. O emergere in futuro qualora non sia stata per tempo affrontata. Unno studio britannico ha infatti messo in luce l’impatto psicologico della quarantena analizzando casi già esistenti. Ne è emerso che gli effetti possono essere di lunga durata; tra questi ci sono sintomi di stress post-traumatico, depressione, sentimenti di rabbia e paura. In certi soggetti è stato registrato anche il ricorso all’abuso di sostanze.

Le conseguenze psicologiche di tale condizione possono essere rilevati sottotraccia dopo mesi o addirittura anni. Per questo gli esperti sottolineano l’importanza che assume la pianificazione della quarantena imposta a individui, ancora i più quando si tratta di intere popolazioni. Le istituzioni dovrebbero fare attenzione a mettere in atto misure per minimizzare questi impatti psicologici.

Fra i soggetti che sono maggiormente a rischio in questa situazione ci sono al primo posto coloro che hanno precedenti di disturbi psichiatrici, che in una nuoca situazione ansiogena potrebbero sviluppare o peggiorare lo stato di stress. In generale anche tutti gli operatori sanitari sono a rischio, essendo fra coloro che subiscono i maggiori impatti psicologici derivanti dalla situazione di emergenza, pur essendo spesso esentati dalla quarantena totale per il loro lavoro, sono fra coloro che convivono maggiormente col rischio di contrarre il virus e portare il contagio ai loro famigliari. Spesso per questo motivo la loro quarantena rischia di essere lontana dalla famiglia, quindi psicologicamente ancora più dura. Per questo meritano un’attenzione speciale.

Ecco quindi una serie di consigli per combattere lo stress di questo periodo

1 – LEGGERE SOLO DATI UFFICIALI DA FONTI CERTE

Le persone in quarantena stanno già sperimentando un alto livello di paura riguardo all’infezione e alla possibilità di infettare gli altri. E a questo si aggiunge la paura – spesso immotivata – di non poter avere accesso ai beni di prima necessità o di non poter raggiungere i propri cari in caso di bisogno, lo stress rischi di avere la meglio sulla razionalità. E’ quindi necessario che si abbiano accesso a informazioni ufficiali aggiornate e accurate che comunichino in modo chiaro e coerente i motivi e le modalità della quarantena.

Le persone devono fare la loro parte attenendosi alle comunicazioni ufficiali delle autorità sanitarie e governative. E’ il consiglio diffuso anche dalla società italiana di Psichiatria. E’ necessario fare attenzione sempre alla fonte da cui arriva la notizie, affidandosi solo alle testate giornalistiche ufficiali e autorevoli; le informazioni false o errate corrono veloci. Cautela anche coi numeri: le news si rincorrono e i dati vengono aggiornati continuamente. Cercare di capire a cosa si riferiscono e leggerli nel modo più corretto. L’aumento dell’isolamento spinge a navigare in rete: si rischia di imbattersi in dati errati, oppure di alimentare la preoccupazione cercando sintomi della malattia. Meglio seguire solo canali ufficiali e, almeno ogni tanto, distaccarsi. Spegnere la televisione o la radio per un po’ rifugiandosi in altri hobby, dalla lettura ala musica, non può che fare bene.

2 -CAPIRE CON PRECISIONE COSA E’ PERMESSO FARE

Si accavallano nei social le domande sule occasioni in cui è possibile muoversi, soprattutto ora che l’Italia intera è zona protetta. Una situazione che crea altro stress: non capire come e se è possibile compiere un’azione necessaria, avere il timore di incorrere in sanzioni genera uno stato di confusione. Non è una buon idea però chiedere informazioni vaghe o cercare da oli risposte. Meglio chiamare una persona di fiducia, il figlio o l’amico che sappiamo essere ben informato, e fare domande precise. Piuttosto, rivolgersi alle autorità competenti per avere le corrette informazioni per il proprio caso personale.

3 – DARE STRUTTURA ALLE GIORNATE

Soprattutto nei primi giorni, è normale sentirsi un po’ persi e faticare ad avere un nuovo rimo. Il primo consiglio da seguire è quello di rispettare il più possibile gli orari abituali. Evitare di fare le ore piccole per alzarsi tardi al mattino. Se si lavora da casa, meglio tenere la sveglia alla stessa ora e prepararsi come di consueto. Se a metà mattina si è soliti fare una pausa, continuare a casa, magari chiamando un collega. Individuate momenti di relax e poi concentratevi di nuovo. Rispettare gli orari del pranzo. Faciliterà la produttiva, professionale e personale.

Ottime abitudini anche per bambini e ragazzi, che senza la scuola e l attività extrascolastiche hanno perso importanti punti di riferimento. Devono essere aiutati a creare la propria giornata fin dal mattino, o con un piano suddiviso i più giorni. Sapere che alcune ore sono da dedicare allo studio, altre alle faccende, alte allo vago li aiuterà a ridurre le ore di vuoto perse sul telefono .Anche coinvolgerli in attività diverse dal solito, da portare a termine con tutti i membri della famiglia, è un modo per distogliere la mente dall’idea – più psicologica che reale – di essere limitati.

4 – CIRCONDARSI DI UNA BUONA COMPAGNIA VIRTUALE

I contatti sociali di persona sono interrotti, ma la tecnologia ci permette di avere molti contatti pur stando a casa. Un’arma a doppio taglio, che può e deve essere usata a proprio vantaggio. E’ normale passare tempo sui social cercare confronto. Ma troppo spesso i post pieni di commenti diventano luoghi di panico e lamentele. La stessa cosa vale per i messaggi o i gruppi Whatsapp: se ci si imbatte in amici troppo ansiosi o con tendenze ipocondriache, è dannoso per tutti farsi trascinare nella lo ansia. Meglio allontanarsi quando c si accorge di farsi influenzare troppo. E’ possibile anche abbandonare temporaneamente i gruppi in ci la

discussione non ha freni; si avrà tempo e modo più avanti di riallacciare i contatti virtuali. Piuttosto, meglio affacciarsi alla finestra e chiacchierare col vicino a debita distanza. Se si ha la fortuna di avere vicino un amico sereno, anche la propria ansia verrà mitigata.

5 – PREFERIRE LE TELEFONATE A DISCAPITO DEI MESSAGGI

Nell’era di Whatsapp, stiamo perdendo l’abitudine a fare una telefonata. Il messaggio ha l vantaggio di poter essere inviato in qualsiasi momento, e poi avere una risposta quando l’altra persona troverà il momento opportuno. Ma questo mette ancor più distanza fra le persone. La chiamata telefonica è una comunicazione sincronica, ovvero si svolge nello stesso istante per entrambe le parti. Mentre ai messaggi si risponde in un secondo momento, oppure si viene interrotti e cambia l’emotività, la telefonata obbliga a tenere la concentrazione sull’interlocutore. Insomma, è un modo per interessarsi dell’altro in maniera più diretta e stargli più vicino. A telefonata permette di sentire la voce dell’altro e le diverse inflessioni, trasmette più facilmente le sensazioni rispetto a un messaggio scritto. Dato che si ha più tempo da passare in casa, dedicare una mezz’ora a chiamare una persona che sappiamo essere sola è un’azione che farà bene a entrambi. Soprattutto valutando che potremmo anche essere noi ad aver bisogno di una parola di conforto.

Giuseppe Iannone
Giuseppe Iannone
Psicologo clinico e neuropsicologo, ha conseguito la Laurea in Neuroscienze Cliniche e Cognitive con specializzazione in Psicopatologia presso l’Università di Maastricht (Paesi Bassi). È iscritto all'Albo dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è sono autore di diverse pubblicazioni scientifiche. Possiede una seconda laurea in Pedagogia della Lingua e Cultura Italiana, conseguita a pieni voti presso l’Università per Stranieri di Siena e si occupa di consulenza linguistica e culturale in diverse aziende. Infine, è istruttore di tecniche di respirazione, di rilassamento, di training autogeno, di massaggio russo e di autodifesa presso la A.S.D. Systema Milano.
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