La perdita di un figlio sul grande schermo della 77esima Mostra del Cinema di Venezia

Un film intenso, dallo sguardo femminile, sulla genitorialità. Un racconto sulla fine e sulla rinascita. “Pieces of a Woman”, del regista ungherese Kornél Mundruczó, è senza dubbio una delle storie più commoventi della 77esima Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. Un dramma intimo sulla maternità e sul dolore scaturito dalla perdita di un figlio raccontato dal punto di vista di Martha, interpretata dall’attrice Vanessa Kirby diventata famosa con The Crown, ma diretto da un uomo che si affaccia per la prima volta alla regia. Ci troviamo a Boston, dove una giovane coppia aspetta di partorire tra le mura di casa. Martha non riuscirà a stringere al petto per più di qualche secondo la sua bambina ed è per questa ragione che, dopo il tragico lutto e nel corso dei sette mesi successivi, diventa assente e aggressiva nei confronti della vita. Dal canto suo anche il marito Sean, interpretato da Shia LaBeouf, reagisce drammaticamente affidandosi all’alcol.

 

Sul grande schermo viene tratteggiato un ritratto di donna e il dolore lacerante di una madre che non può non scuotere emotivamente lo spettatore nelle diverse fasi dell’elaborazione del lutto, dal dramma per la perdita del figlio alla lenta risalita. Il dolore di una madre per la perdita del proprio figlio è difficile da raccontare, lo stato d’animo è diviso tra lo smarrimento e l’annientamento. Martha tuttavia non si lascia trascinare e cerca di reagire con le forze che le restano. Mundruczó mette insieme due attori che in verità c’entrano poco e si diverte affidando loro i panni di due personaggi antitetici: la donna in carriera, di buon gusto e con il naso all’insù, l’uomo burbero e stravagante che della vita se ne infischia. Insieme però, all’occhio del cinespettatore appaiono più armonici di tante altre coppie edulcorate di Hollywood. Insieme devono risalire quell’iceberg che ha gelato la casa pronta ad accogliere la loro bambina. È questa la forza che lega la coppia sin dal momento in cui a Martha si rompono le acque e per uno strano scherzo del destino arriva da loro in soccorso una sostituta della levatrice con cui avevano preso accordi.  

 

Il travaglio è lungo, quasi 30 minuti, il parto è complesso e il suo epilogo determinerà una sequenza di momenti certamente complicati per la coppia. Ben presto la cinepresa riprende l’anima del film, ovvero il corpicino della bambina che, venuta al mondo da pochi istanti, muore dopo solo cinque minuti e della sua morte viene accusata l’ostetrica che non avrebbe valutato bene l’esigenza di correre in ospedale. “Pieces of a Woman è stata una profonda esperienza emotiva sin dalla prima scena che non ha fatto altro che diventare più forte con lo scorrere del film. Kornél ha uno stile immersivo e una fluidità con la macchina da presa per cui è impossibile distogliere lo sguardo e non restare coinvolti”. A ben inquadrare la pellicola europea dal respiro statunitense è il padre di tutti i registi Martin Scorsese che di Mundruczó, in questo caso, è stato un saldo punto di riferimento. 

Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
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