In Danimarca l’empatia si insegna da bambini

Marilena Falcone

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Marilena Falcone - Laureata in ingegneria meccanica biomedica nel 1994, ha sempre coltivato la passione per la comunicazione parlata e scritta: si è quindi progressivamente allontanata dal settore prettamente tecnico e da diversi anni è diventata traduttrice e contributor di magazine online, con una attenzione particolare alle tematiche dell’attualità sociale e della salute.
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Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni è il libro scritto da Jessica Alexander e Iben Sandhal, tradotto da F. Gianotti Tabarin per la casa editrice Newton Compton, che dalla pubblicazione nel 2016 continua a comparire fra i primi posti negli elenchi di best-seller di tutto il mondo.
Le autrici sono partite da una osservazione molto semplice: sono decenni oramai che la Danimarca è sempre al primo posto nella classifica dei Paesi più felici, dove “felicità” è intesa come benessere psicologico ed emotivo degli abitanti a prescindere da considerazioni di carattere economico e sociale.

Per quanto queste classifiche lascino spesso il tempo che trovano, è innegabile il fatto che una tale persistenza nel tempo della presenza di una nazione specifica nella posizione più alta dell’elenco sia indice di qualcosa da non sottovalutare.
Iben Sandhal, psicologa, e Jessica Alexander, giornalista americana sposata con un Danese, hanno svolto nell’arco di tredici anni ricerche e analisi giungendo alla conclusione che il segreto della felicità risieda nell’empatia, che in Danimarca viene insegnata fin da piccoli, a scuola e a casa. Infatti, sostengono nel libro, a differenza di quanto il cinismo oggi imperante ci induca a credere, per la maggioranza delle persone il benessere degli altri è importante. Del resto, dal punto di vista evolutivo l’empatia ha sempre rappresentato un istinto prezioso per la sopravvivenza in gruppo.
Come si insegna, quindi, l’empatia o comunque come la insegnano in Danimarca?

Come spiegano le autrici, il sistema scolastico danese prevede innanzitutto un programma obbligatorio a livello nazionale che parte dall’asilo, denominato “Trin for Trin” (passo per passo).

Ai piccoli studenti vengono mostrate immagini di altri bambini che manifestano espressioni corrispondenti alle diverse emozioni: paura, frustrazione, tristezza, rabbia, felicità, ecc. Gli studenti vengono quindi incoraggiati a parlare delle immagini appena viste, descrivendo sia ciò che è rappresentato sia ciò che loro hanno provato nell’osservarle: in tal modo imparano a verbalizzare i sentimenti propri e degli altri, e di conseguenza “apprendono” l’empatia, la risoluzione dei problemi, l’autocontrollo e la lettura delle espressioni del viso. Elemento centrale del metodo è l’assenza totale di giudizio da parte di insegnanti e studenti: l’esercizio si limita a riconoscere le emozioni rappresentate, rispettandole.
Un secondo metodo, sempre più diffuso in tutto il mondo e arrivato da qualche anno anche in Italia, è il CAT-kit.

Questo programma si pone l’obiettivo di migliorare il livello di empatia e consapevolezza emotiva nei bambini ed è incentrato sulla verbalizzazione il più possibile accurata di esperienze, pensieri, sentimenti e sensazioni, tramite strumenti come schede-immagine di volti, righelli per misurare l’intensità delle emozioni e figure del corpo sulle quali i partecipanti possono disegnare gli aspetti fisici e la posizione delle emozioni. Una parte essenziale dell’esercizio mirato al miglioramento della comprensione degli altri consiste nell’invitare i bambini a disegnare amici, parenti, genitori, estranei, insegnanti ecc. posizionandoli nelle differenti aree di una serie di anelli concentrici (I miei cerchi). Inoltre, in tutte le scuole danesi le classi sono organizzate in modo da mischiare con discrezione in modo graduale bambini con punti di forza e di debolezza diversi. Ad esempio, i bambini più preparati dal punto di vista scolastico vengono affiancati a quelli meno preparati, quelli più socievoli a quelli più timidi e così via.

L’obiettivo del sistema, che incoraggia la collaborazione, il lavoro di squadra e il rispetto, è quello di insegnare agli studenti che tutti hanno qualità positive e che è importante imparare a supportarsi a vicenda. Questo metodo si è rivelato molto efficace nell’apprendimento anche perché accompagnato da un livello di felicità maggiore: è infatti comprovato che il raggiungimento di un obiettivo arreca maggior soddisfazione se ottenuto lavorando in gruppo che da soli.

L’empatia è quindi anche la chiave per il successo. Ridurre il bullismo e incrementare la comprensione reciproca, significa migliorare la qualità di relazioni e interconnessioni sociali, che sono alla base della riuscita di qualunque attività anche di tipo professionale.
I principi di base dei sistemi educativi adottati in classe sono trasportabili anche in casa, purché si mantenga intatto lo spirito di gioco, partecipazione, spontaneità e collaborazione fra genitori e figli, proseguono le autrici proponendo esempi e suggerimenti pratici vòlti a neutralizzare lo stress spesso indotto dai ritmi e dalle aspettative della vita moderna sul nucleo familiare.

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