Guanti rosa in un video contro il tumore mammario

Pink Glove Dance

OTTOBRE: IL MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE MAMMARIO. AL VIA PINK GLOVE DANCE!
Partecipa con un video il Dipartimento Oncologico dell’Azienda Sanitaria di Firenze
 
Il Ballo dei Guanti Rosa è conosciuto nel mondo con il nome “The Pink Glove Dance”.
È una campagna per promuovere la prevenzione del tumore mammario nel mese di ottobre, dedicato alla sensibilizzazione dei tumori femminili. L’iniziativa è nata nel 2009 quando, a Portland, nell’Oregon, 200 persone dell’ospedale “Providence St. Vincent Medical Center” hanno ballato sulle note di una canzone di Jay Sean, “Down”, facendosi riprendere da una telecamera. Il video, finito su YouTube, ha rimbalzato su migliaia di altri canali ottenendo così un’elevata quantità di visualizzazioni.
Dottoressa MartellaDa quella esperienza, dopo 2 anni, negli Stati Uniti e in Canada è nata l’idea di un concorso che premia il video, i ballerini e i coreografi migliori, tutti impegnanti nell’iniziativa indossando un paio di guanti rosa come simbolo  della sensibilizzazione per la neoplasia femminile. Nel 2013 la competizione è sbarcata anche in Europa e quest’anno la Breast Unit dell’Azienda sanitaria di Firenze all’ospedale dell’Annunziata, diretta dalla dottoressa Francesca Martella, ha deciso di partecipare al concorso con un video che riporta la leggerezza del gioco. Questo apparente spazio di divertimento è stato importante sia per i pazienti che per gli operatori che si sono uniti con lo scopo di migliorare la qualità delle vita di chi è colpito da questo brutto male.
Nel primo semestre di quest’anno l’attività alla Breast Unit dell’Azienda sanitaria di Firenze all’ospedale dell’Annunziata – dove nel 2014 sono entrate circa 540 nuove pazienti con carcinoma mammario, di cui 450 prese in carico globalmente dalla diagnosi, ai trattamenti, al follow up, alla gestione degli effetti collaterali a breve e lungo termine, al supporto psiconcologico, alla valutazione e gestione dell’alto rischio genetico, fino all’integrazione con i trattamenti complementari – è aumentata del 20% circa.
Mutua Basis Assistance ha intervistato la dottoressa Francesca Martella, Direttore Breast Unit, Responsabile Gruppo Ricerca Clinica Dipartimento Oncologico Azienda Sanitaria Firenze.
 
Qual è in Italia il ruolo delle Breast Unit?
“Innanzitutto, bisogna ricordare come il tumore della mammella rappresenti la più frequente patologia tumorale nel sesso femminile e la seconda causa di morte in Europa. Per tale motivo sin dal 2003, il Parlamento europeo ha indicato la lotta al cancro della mammella come una delle priorità della politica sanitaria degli Stati membri. Per questa patologia, come per i tumori della sfera ginecologica, è ampiamente dimostrato come un approccio multidisciplinare e multiprofessionale aumenti le probabilità di sopravvivenza e la qualità della vita è dell’assistenza, secondo un modello che prevede l’attivazione di percorsi dedicati che permettono la presa in carico globale del paziente sia nella fase terapeutica, sia in quella riabilitativa. L’integrazione multidisciplinare e multiprofessionale supera ampiamente il concetto di chirurgia senologica; la Breast Unit, definita altrove Breast Cancer Center (centro per i tumori della mammella), è quindi la struttura organizzativa in cui le persone, uomini e donne, colpiti da neoplasia mammaria sono accolti dallo screening alle terapie di fine vita. Tra questi due estremi, la Breast Unit coordina la diagnostica e la chirurgia senologica, i trattamenti oncologici e radioterapici, la valutazione e gestione dell’alto rischio genetico, la riabilitazione fisica, il supporto psicoemozionale, i trattamenti complementari e il trattamenti degli effetti collaterali a lungo termine”.
La Breast Unit di Firenze e’ un centro di eccellenza in Italia?
“La Breast Unit dell’Azienda Sanitaria Firenze è una struttura che garantisce percorsi facilitati e di supporto alle donne con neoplasia femminile dallo screening alle terapie di fine vita. Dall’ingresso nella struttura, la persona è guidata attraverso i vari passaggi che sono necessari per offrirle tutto quello di cui ha bisogno, in un momento in cui spesso sono proprio le scelte di percorso, quelle che sembrano più semplici e scontate, che possono accentuare il distress derivante da una diagnosi che preoccupa e terrorizza. Nella costruzione della struttura abbiamo integrato il modello del lean thinking, cioè quello per il quale si cerca di prevedere quali siano i bisogni dei pazienti nelle diverse situazioni, offrendo a ognuno solo il percorso di cui ha bisogno in un’ottica al contempo di appropriatezza e razionalizzazione delle risorse, con quello del chronic care model, cioè quello della gestione delle patologie croniche che sfrutta l’empowerment del paziente e della famiglia e considera al pari della chemioterapia o della radioterapia, aspetti prioritari di qualità di vita e compliance: la dieta, l’attività fisica, la riabilitazione funzionale, il supporto psiconcologico, la gestione dell’alto rischio genetico, la sessualità, la facilitazione del percorso sociale, l’integrazione con le terapie complementari, la gestione a lungo termine degli effetti collaterali del trattamento (come, osteoporosi, caldane, ecc). Nella Breast Unit dell’Azienda Sanitaria Firenze, inoltre, i pazienti possono, qualora lo desiderino, aderire a studi clinici che rappresentano sempre un’opportunità aggiuntiva.
Se siamo un centro d’eccellenza in Italia? Credo che quanto detto risponda alla domanda e per il resto, forse, sarebbe più opportuno chiedere ai nostri pazienti”.
 
Pink Glove DanceÈ in atto Pink Glove Dance, una competizione europea organizzata da Medline per promuovere la prevenzione del tumore mammario attraverso dei video. Il vostro dipartimento per la prima volta ha partecipato, da cosa nasce la scelta di aderire? 
“Alla fine del 2014, nell’ambito di un congresso europeo, sono venuta a conoscenza del concorso Pink Glove Dance Europe, nato in America e sbarcato in Europa nel 2013. Nella mia interpretazione, il concetto di fondo del video è molto semplice: mettere insieme i professionisti, che quotidianamente lavorano per assistere le persone affette da tumore della mammella, con i loro pazienti e farli lavorare tutti insieme per una fine comune. L’obiettivo che mi piacerebbe contribuire a raggiungere con la produzione di questo video, e quindi il motivo per il quale ho pensato di partecipare con la mia Breast Unit alla competizione, ha numerose sfaccettature: lavorare insieme contribuisce all’umanizzazione delle cure favorendo i rapporti fra professionisti, medici e infermieri, tecnici e operatori della riabilitazione, e pazienti; la partecipazione al video di pazienti, afferenti alla Breast Unit sia in fase preventiva che per malattia metastatica, rende più facilmente comprensibile alla popolazione il fatto che avere o aver avuto un tumore al seno non richiede in genere la modificazione delle proprie abitudini di vita e non sminuisce o ridimensiona le proprie capacità, pregiudizio che non infrequentemente i nostri pazienti vivono o si trovano a sperimentare; produrre il video e sostenere la sua diffusione facilita l’integrazione che passa dalla condivisione fra i professionisti delle differenti specialistiche, attraverso la levità di attività che possono configurarsi per gli operatori anche come lotta al burn out; un video che “parla” di tumore alla mammella e che viene visto e condiviso da migliaia di persone contribuisce, in forma di gioco, a tenere viva l’attenzione sul problema, favorendo al tempo stesso, attraverso la conoscenza, la partecipazione alle campagne di prevenzione”.
 
Quanti sono i partecipanti italiani? Come funziona il concorso?
“In Italia, a mia conoscenza, quest’anno hanno partecipato al concorso solo 2 gruppi, la Breast Unit dell’Azienda Sanitaria di Firenze ed il Centro integrato di senologia del Gemelli. Infatti, a parte la volontà e la scelta delle singole strutture di aderire all’iniziativa, realizzare un video di questo tipo, per quanto duri meno di 90 secondi, richiede un fortissimo coordinamento interprofessionale e una grande quantità di energie, che solo Breast Unit già strutturate sono in grado di mettere in campo.
Vince ovviamente il video più cliccato, per cui, vi prego, guardate il nostro e votate per noi! Attraverso questo voto chi vince avrà la possibilità di donare soldi a una onlus per la ricerca o l’assistenza a pazienti con tumori mammari”.
 
Il filmato dura meno di un minuto e mezzo, è stato girato dal figlio di una ex-paziente, Sandro Nardoni, e mostra il ballo pensato dalla coreografa Carmen Banti, anche lei una ex-paziente. Sulle punte dei piedi, donne con un tumore al seno, medici, infermieri, operatori sanitari, anche l’equipaggio dell’elicottero del 118, e, soprattutto, i guanti di lattice color rosa. Il video si può vedere all’indirizzo www.pinkglovedance.eu/videos/2015-videos/gruppo-breast-unit,-azienda-sanitaria-di-firenze,-dipartimento-oncologico/.
Come votare?
È possibile vedere i video sul sito www.pinkglovedance.eu dove si possono leggere anche maggiori informazioni, cliccare il pulsante rosa a destra “vote now”. Si aprirà una finestra sulla quale inserire un indirizzo mail valido. Alla prima votazione, nella casella mail indicata si trova una mail da parte di vote@pinkglovedance.com: bisogna cliccare sul link che appare nel testo (es.http://www.pinkglovedance.eu/voting/register/KDY950Mi50Whoesjj7sukQ/4288). Apparirà la conferma del voto.
Ci sarà un primo classificato e la vincita andrà a coprire spese per la ricerca e la cura in campo oncologico.
Il primo voto necessita di una conferma tramite mail.
Per i voti successivi al primo (si può votare una volta al giorno fino al 26 ottobre) è sufficiente cliccare il bottone “vote now” a fianco del video e inserire l’indirizzo mail selezionato.
 
Quali sono state le emozioni durante il backstage? 
Pink Glove Dance“Girare il video è stato un momento di incontro, ha fatto ridere e gioire tutti i pazienti e gli operatori coinvolti, ha fatto studiare, lavorare e ballare. La mia scelta è stata, inoltre, quella di non investire denaro per produrre il video, perché ritengo che un grande centro possegga di per se stesso tutte le caratteristiche per poterlo fare, attraverso l’afferenza di migliaia di pazienti provenienti dalle più svariate professioni e perché ritengo più significativo per tutti aver costruito qualcosa sulla base delle proprie potenzialità doti, evidenti o nascoste, che siano. In altre parole, ci siamo avvalsi delle capacità delle singole persone, fossero esse operatori o pazienti, abbiamo utilizzato strumenti (occhiali, cravatte, vestiti, biciclette…) che appartenessero a qualcuno, abbiamo realizzato con il cartoncino a mano nelle nostre case le bamboline che sono poi diventate vive e vitali durante la rappresentazione, ci siamo riuniti con la coreografa e con il cameraman per definire tempi, luoghi, coreografie; abbiamo dedicato tempo ai nostri pazienti e a noi stessi, abbiamo deciso con loro cosa filmare e cosa modificare, abbiamo coinvolto l’intero Ospedale Santa Maria Annunziata, dalla Direzione Sanitaria all’elisoccorso e tutti hanno dedicato tempo e idee con simpatia e umanità.
Anche i pazienti hanno regalato il loro tempo a noi professionisti e ad altri pazienti, partecipando alle riprese e contribuendo a girarle. In particolare, da questo punto di vista, vorrei ringraziare due persone: Carmen Banti, che ha scelto di condividere con noi non solo la sua esperienza di ex-paziente, ma anche la sua professione di ballerina ideando per noi la coreografia del balletto e Sandro Nardoni, cameraman e figlio di un ex-paziente, che con entusiasmo si è fatto carico delle riprese e del montaggio del video.
 
Quanto è importante la prevenzione in campo oncologico?
“La prevenzione in campo oncologico, in generale, è molto importante per identificare tumori di più piccole dimensioni che consentano di sfruttare a pieno le risorse terapeutiche oggi disponibili, traendo dalle stesse il maggior beneficio possibile.
Purtroppo non tutte le tipologie di tumore consentono di ottenere benefici significativi dagli screening di popolazione, ma il tumore della mammella, almeno per la maggior parte dei suoi sottotipi, è fra questi. Diventa quindi fin troppo semplice, per un’oncologa come me, invitare tutte le donne sia ad aderire agli screening di popolazioni, che sono rappresentati dall’invito che tutte ricevono nella fascia d’età fra i 50 ed i 69 anni a recarsi biennalmente a eseguire una mammografia, anche se non hanno sintomi, ma anche invitare tutte le donne periodicamente all’autopalpazione del seno e all’osservazione delle caratteristiche della cute e del capezzolo nella autonomia della propria casa”.
 
Ottobre è il mese della prevenzione per il tumore al seno, un suo messaggio alle donne.
“Il messaggio che mi sento di dare alle donne, a quelle di tutte le età, va oltre rispetto all’invito a partecipare allo screening e a seguire un’autovalutazione periodica del proprio seno. Invito tutte le donne a non avere paura. Sono ancora molte le donne, anche giovani e di livello socio-educazionale alto, che hanno paura e che di fronte al dubbio di una lesione mammaria “si paralizzano” e non si rivolgono tempestivamente a un radiologo o a un chirurgo senologo per la valutazione del caso, che in molte situazioni potrebbe salvare loro la vita. Se mi posso permettere, vorrei poi rivolgere una richiesta a tutti i fidanzati e mariti d’Italia affinché siano i primi a invitare le proprie compagne all’adesione allo screening mammografico e siano i primi a notare i cambiamenti nei loro seni, accompagnando le proprie mogli o fidanzate attivamente fino alla valutazione specialistica. In fine, un invito a tutti gli uomini, a che non sottovalutino la comparsa di un nodulo nelle loro mammelle o un cambiamento di colore o consistenza della cute delle loro mammelle. Infatti, per quanto il tumore della mammella maschile sia un’entità molto rara se paragonata alla controparte femminile, esso è comunque possibile e proprio il non conoscere spesso questa possibilità rende quasi sempre tardiva la diagnosi della neoplasia”.

Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
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