Aids e Hiv. Dal 2006 diminuite le morti in Africa. Europa e Asia a rischio

Il nuovo rapporto dell’UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite, dimostra che dal 2006 il numero dei decessi per Aids e Hiv si è dimezzato e più di un sieropositivo su due ha accesso ai trattamenti anti-retrovirali.

Aids e Hiv, 1 a 0 per loro. Dopo anni di lotte contrassegnate dal nastrino rosso e di campagne tese a sensibilizzare le popolazioni del mondo intero a prevenire anziché curare patologie come l’Aids o l’Hiv, oggi il nuovo rapporto dell’UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite, dimostra che dal 2006 il numero dei decessi si è dimezzato e più di un sieropositivo su due ha ormai accesso ai trattamenti anti-retrovirali. Risultato grandioso e soddisfacente per la ricerca e la medicina che non deve, tuttavia, far dimenticare quelle aree del mondo, prime fra tutte le regioni dell’Asia Centrale in cui la situazione è piuttosto critica e allarmante.
Nel 2016 19,5 milioni dei 36,7 milioni di persone che hanno contratto il virus dell’HIV hanno avuto accesso al trattamento: sono il 53% mentre i decessi sono scesi dagli 1,9 milioni del 2005 al milione del 2016. I progressi maggiori sono stati segnati nell’Africa orientale e meridionale dove si conta oltre la metà delle persone contagiate dal virus. “Il target del 2015 di 15 milioni di persone in trattamento è stato raggiunto”, ha spiegato il direttore esecutivo di UNAIDS Michel Sidibé. “Ora nessuno sarà lasciato indietro”, ha affermato elencando i tre obiettivi da raggiungere entro il 2020 che sono racchiusi nella formula 90-90-90, lanciata nel 2014: il 90% dei soggetti colpiti deve sapere di essere sieropositivo, il 90% di questi deve accedere alla terapia antiretrovirale e il 90% dei sieropositivi in trattamento dev’essere a “carica virale negativa”, quindi con un rischio di contagio pari a zero.

Per quanto concerne il primo traguardo si è giunti al 70%; al 77% per il secondo e all’82% al terzo. In alcuni Paesi, tuttavia, si è già raggiunto il triplice obiettivo: Regno Unito, Svezia, Danimarca, Islanda, Singapore, Botswana e Cambogia. Allarmante e grave, invece, la situazione nell’Europa dell’Est e nella parte centrale del continente asiatico dove i decessi per AIDS sono aumentati assieme ai contagi: in Russia si registra una crescita del 75%. Globalmente invece si è raggiunto il risultato del dimezzamento dei nuovi contagi tra i bambini e del 16% in generale.
Diverso e più delicato invece è il caso dei bambini affetti da Aids e Hiv nel mondo. Su scala globale sono circa 2 milioni i bambini ammalati, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e circa 15% dei nuovi casi di infezione è dovuta alla trasmissione dalla madre al feto (la cosiddetta trasmissione verticale). Annualmente, dati Unicef, Oms, Unfpa, Unesco e Unaids alla mano, si registrano 2,6 milioni di nuovi casi e 1,8 milioni i decessi. L’epicentro del contagio si trova nel continente africano, dove ogni 24 ore oltre 1000 bambini nascono con l’hiv, e metà di loro non ha la fortuna di arrivare a due anni. Inoltre, secondo l’Unicef solo la metà delle donne incinte sieropositive nei paesi in via di sviluppo risce ad ottenere i farmaci necessari per proteggere il feto dal virus.
“Per ottenere l’obiettivo di una generazione libera dall’Aids dobbiamo fare di più per raggiungere le comunità più colpite. Ogni giorno, circa 1.000 bambini in Africa sub-sahariana contraggono l’Hiv attraverso la trasmissione da madre a figlio”, ha rammentato Anthony Lake, Direttore generale dell’Unicef.
Il caso. Fa sperare, tuttavia, quando accaduto a una bambina sudafricana che ha sconfitto il virus dell’Aids dopo una cura di 10 mesi nel primo anno di vita. La bambina, che si trova in una fase di remissione di lungo termine, non ha più preso farmaci per i successivi nove anni. Secondo il trial, i cui risultati sono stati annunciati nel corso di un convegno sull’Aids tenutosi a Parigi, il cocktail di farmaci anti-retrovirali è stato somministrato per una durata di 10 mesi soltanto nel primo anno di vita della bambina.
“Questo nuovo caso rafforza le nostre speranze che il trattamento dei bambini affetti da Hiv per un breve periodo all’inizio dell’infanzia, possa superare l’ostacolo di una terapia che duri tutta la vita”, ha dichiarato l’esperto di Aids Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di malattia infettive che ha finanziato lo studio.  
 

Tags: aids, hiv, UNAIDS
Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
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