Virus di West Nile. Muore a Ferrara l’uomo punto da una zanzara

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Il Virus di West Nile si presenta con sintomi piuttosto atipici, facilmente confondibili con una banale influenza: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei.

Un uomo anziano di 78 anni è morto a Ferrara dopo essere stato punto da una zanzara che stando a quanto riferito dai medici gli avrebbe trasmesso il Virus di West Nile. Già precedentemente ricoverata all’ospedale Sant’Anna, la vittima è deceduta presso la clinica di Cona Corrado Gamberini dopo aver lottato tra la vita e la morte dall’11 agosto.

Tuttavia la moglie dell’uomo e la sua famiglia chiedono chiarezza sul decesso per comprendere dove in realtà l’uomo avrebbe contratto il virus e per quale ragione l’Asl non ha preso provvedimenti circa la disinfestazione da zanzare con porterebbero il virus. “Non è possibile che abbia contratto il virus a Reggio Emilia, dove si era recato per cure dentistiche nel periodo antecedente alla malattia, perché andava solo nelle ore centrali del giorno. Non ha fatto altri viaggi o altri giri. Quindi come abbiamo riferito ai dottori può essere accaduto solo qui, a Pieve. I medici ci hanno detto che l’Emilia Romagna è ovunque, qualche zona di più, qualche altra di meno, un bacino di diffusione. Non capisco perché l’Asl e le istituzioni non si facciano promotori di una campagna di sensibilizzazione e di informazione su come prevenire il virus di West Nile. La gente deve essere consapevole della sua esistenza e di come difendersi”, ha denunciato la moglie.

Il virus di West Nile può essere diffuso, dalle zanzare ma anche da alcuni tipi di uccelli. Esso, diffuso in Europa, Africa, Asia occidentale, Australia e America e che può colpire anche gli animali domestici come cani e gatti, venne isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto West Nile (da qui il nome), per poi diffondersi negli altri continenti. Si tratta di un virus ad RNA a singolo filamento che appartiene al gruppo antigenico del virus dell’Encefalite Giapponese, situato all’interno del genere Flavivirus della famiglia Flaviviridae. In questo gruppo sono compresi inoltre i virus responsabili dell’Encefalite di St. Louis, Encefalite della Valle del Murray, il virus Usutu, Kunjin, Kokobera, Stratford e Alfuy.

Il virus sopravvive nell’ambiente passando di insetto in uccello. Nell’uomo, dopo la puntura dell’insetto vettore, nel caso dell’uomo di Ferrara una zanzara, il virus si replica nelle cellule di Langerhans del derma, che migrano verso la rete linfatica e dunque verso il torrente circolatorio. In questa prima fase il virus si diffonde in tutti gli organi del sistema linfatico. Successivamente avviene una seconda gittata viremica che corrisponde alla seconda viremia. Il virus può essere isolato nel sangue dopo 1-2 giorni dalla puntura dell’insetto vettore fino a poco più di una settimana. La comparsa nel siero di anticorpi di tipo IgM coincide con il termine della viremia. La viremia  da West Nile Virus è a basso titolo nell’uomo ed è assente al momento della comparsa dei sintomi.

L’uomo che ha contratto il virus di West Nile da una zanzara accusava da qualche settimana strani sintomi, febbre e stato confusionale. L’potesi era di meningoencefalite di tipo virale. Dopo alcuni approfondimenti diagnostici si è potuto constatare che l’uomo era affetto dal virus del West Nile, trasmesso da una zanzara culex. Non è facile identificare subito questo virus non registrando sintomi chiari.

Spesso si presenta con sintomi piuttosto atipici, facilmente confondibili con una banale influenza: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. La sintomatologia può durare da pochi giorni ad alcune settimane. Nei bambini è più probabile che la febbre sia più leggera, gli adulti potrebbero avere febbre più alta con dolori muscolari. La sintomatologia può essere grave negli anziani.

 

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