Turismo sessuale. Gli italiani al primo posto nella triste classifica

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Gli italiani sono purtroppo al primo posto della classifica “turismo sessuale”: sono tanti i nostri connazionali che vanno in vacanza per cercare del sesso con minori.

Da Berlino a Cuba, dalla Thailandia alle città dell’Europa dell’est. Sempre più diventano le mete turistiche che entrano a far parte del mercato del sesso. Un dato amaro, tuttavia, riguarda l’Italia, e più nel dettaglio gli italiani, che compaiono al primo posto in una classifica che – diciamolo – sarebbe stato meglio non esserci, almeno per una volta. Dal Belpaese, infatti, ogni anno parte il più alto numero di pedofili che vanno in vacanza per cercare del sesso con minori.

Si tratta dei cosiddetti “paradisi del sesso”, mete alternative che assieme alla bellezza del territorio forniscono ai vacanzieri occasioni che nei propri paesi di provenienza sarebbero oggetto di dure sanzioni penali. Spesso si parla di località da sogno, che abbinano mare e tintarella a partner di tutte le età. In cima alla lista delle destinazioni sessuali c’è Megaluf, in Spagna, località in cui si incontrano sesso, alcool e droga. La meta attira non solo gli uomini spagnoli, ma anche migliaia di turisti che desiderano passare una vacanza non proprio all’insegna della castità. Il mercato del sesso recentemente ha acquisito delle caratteristiche un tempo impensabili: si pensi che ogni anno milioni di turisti partono in cerca di sesso e che il giro d’affari si aggira attorno ai 5 miliardi di dollari riconducibili ai 12 mesi precedenti. Spesso i turisti ignorano che dietro questo traffico ci sono vere e proprie organizzazioni criminali che sfruttano la povertà gettando per strada ragazze e ragazzi che diventano nell’arco di poco veri e propri “schiavi” del sesso.

Stando ai dati forniti da ECPAT International gli italiani si fissano al primo posto nella triste classifica del turismo sessuale. Con loro i tedeschi, i giapponesi, i francesi, gli statunitensi, gli inglesi e i cinesi. Se fino agli anni ’90 il fenomeno riguardava prevalentemente l’Asia, oggi non ci sono molte differenze geografiche o territoriali. Ciò che accomuna questi paesi è la povertà: spesso infatti si tratta di località in via di sviluppo, con un basso tasso di ricchezza, e le famiglie preferiscono vendere propri figli a criminali che promettono loro un futuro più roseo.

Kenya, Santo Domingo, Colombia, Brasile, Thailandia. Sono queste le mete più gettonate per i turisti italiani anche se c’è da sottolineare come in Thailandia la legge sia diventata più dura verso questo assurdo mercato costruito sulla pelle dei più deboli. Il Kenia, invece, tra quelli elencati risulta essere il paese più a rischio, infatti da 10.000 a 15.000 bambini e bambine sono coinvolti nella prostituzione occasionale e circa 2.000, 3.000 bambini e bambine sono nel mercato del sesso a tempo pieno. I turisti sessuali sono uomini maggiorenni, tra i 20 e i 40 anni, con reddito medio-alto, in viaggio di lavoro, piloti d’aereo, operatori umanitari, nella maggior parte dei casi clienti occasionali che spesso provano per divertimento o per trasgressione.

Buona parte di questi turisti sono del tutto occasionali. Cosa significa: essi non partono con lo scopo di provare nuove esperienze sessuali ma si trovano a compiere sesso con minori perché è il contesto dove si trovano che tollera e permette questa praticata. Chiaramente, come già sottolineato, il tutto è reso possibile grazie alla copertura e all’organizzazione di vere e proprie reti locali che comprendono, oltre agli appartamenti privati, piccoli alberghi e pensioni, spesso con il coinvolgimento dei tassisti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *