Dramma per la Sierra Leone. 499 morti, molti bambini tra le vittime

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

“Si aggrava il bilancio delle vittime in Sierra Leone, colpita lunedì 14 agosto da una terribile alluvione nei sobborghi della capitale Freetown”. Si tratta dell’allarme lanciato dalla Caritas Italiana in una nota nella quale spiega che “la collina dove si trovava il quartiere di Regent si è staccata verso il basso a causa delle forti piogge che in questo periodo cadono abbondanti nel Paese, portando con sé tutto ciò che si trovava sopra”.

E’ infatti drammatico e dai risvolti tragici l’ultimo bilancio delle vittime realizzato all’indomani delle inondazioni e frane che hanno colpito il paese. Sarebbero infatti 499 i morti, tra questi si contano 156 bambini. Lo si apprende dall’obitorio centrale della capitale della Sierra Leone. Il bilancio, informano le autorità locali, è destinato ad aggravarsi perché i soccorritori sono alla ricerca di ulteriori corpi anche se stando a quanto riferito dal personale delle squadre di soccorso le probabilità di trovare sopravvissuti “diminuiscono ogni giorno”. Le forti piogge hanno innescato una gigantesca frana di fango e rocce alle porte della capitale che ha distrutto tutto quello che si trovava sul proprio cammino.
Tuttavia, medici e operatori sanitari e di soccorso lavorano senza sosta e mantenendo sempre viva la speranza. Si lavora per cercare eventuali sopravvissuti ma finora si trovano solo corpi senza vita, in molti casi smembrati e irriconoscibili perché colpiti violentemente dalle rocce ed i tronchi d’albero trascinati dalla frana.

Caritas Italiana, Caritas Sierra Leone e la rete di Caritas internationalis sono in prima linea. Le necessità più urgenti sono gli alloggi per gli sfollati, il cibo, i vestiti, i kit igienico sanitari. Si teme lo sviluppo di epidemie di colera e non è facile riparare le condutture di acqua potabile, gravemente danneggiate dal cataclisma.

“I bisogni sono immensi”, fa sapere la Caritas, rilevando che “i più urgenti” sono “alloggi per sfollati, cibo, vestiti, kit igienico-sanitari”. È “alto il rischio di epidemie di colera e si temono ulteriori frane e smottamenti, dato che la stagione delle piogge è previsto duri ancora per settimane”. Caritas Sierra Leone si è subito mobilitata recandosi sul posto della tragedia e assistendo le famiglie sfollate. “Nel frattempo è in atto un monitoraggio dei bisogni e degli interventi necessari in coordinamento con le autorità locali e altre agenzie internazionali”. Caritas Italiana, conclude la nota, “impegnata nel Paese da molti anni con programmi in favore delle fasce più vulnerabili, “si unisce alla preghiera del Papa per le vittime e la popolazione colpita ed è in costante contatto con Caritas Sierra Leone e la rete Caritas internazionale per il sostegno agli interventi in atto e il coordinamento degli aiuti”.

Secondo Padre Joseph Alimamy Turay – attivo nella diocesi di Makeni e in contatto con gli organismi della Caritas il bilancio delle vittime è destinato a salire molto ed esprime rammarico perché, a suo avviso, era una tragedia che si sarebbe potuta evitare: “Se non arriviamo a pianificare le città, con il cambiamento del clima, con la migrazione interna, ci troviamo di fronte a queste tragedie. Quindi la sfida è pianificare al città”. La catastrofe è stata tanto più grave, perché ha colpito la popolazione nella notte, in una zona molto popolosa, con case in cui, spiega padre Turay, vivono famiglie allargate anche di 10 persone.

 

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