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‘Onicofagia’, tra abitudine e compulsività. Da cosa origina questo disturbo?
A teatro, al cinema, davanti a un libro oppure mentre si lavora al desk, in ufficio. Quello di mangiarsi la pellicina delle dita è per molti un gesto ordinario a cui non si dà particolare importanza. Può sembrare un’abitudine innocua, ma quando diventa frequente o compulsiva può provocare dolore, piccole infezioni e un forte senso di frustrazione.
È questo un comportamento che nasce come risposta allo stress, alla noia o alla tensione emotiva. Il movimento ripetitivo offre un senso momentaneo di sollievo, quasi un ‘micro-rituale’ che aiuta a scaricare l’ansia. In altri casi è collegato a perfezionismo o autocontrollo eccessivo: si prova fastidio per imperfezioni della pelle e si tenta di ‘correggerle’ mordicchiandole. Non manca, poi, l’aspetto dell’abitudine automatica: una volta instaurato, il gesto si ripete in situazioni in cui la mente è impegnata altrove.
Sul piano psicologico, questo comportamento può rientrare in un gruppo di azioni chiamate Body-Focused Repetitive Behaviors (BFRB), che include anche mangiarsi le unghie o strapparsi i capelli. Non significa necessariamente avere una patologia, ma se l’impulso è difficile da controllare e crea disagio può trattarsi di un disturbo lievemente compulsivo legato all’ansia.
Esistono però strategie efficaci per ridurre o eliminare del tutto il comportamento. La più importante è aumentare la consapevolezza: riconoscere quando e perché si compie il gesto. A questo si può affiancare un comportamento alternativo, come stringere una pallina antistress, toccare un portachiavi tattile o applicare una crema che renda le dita più lisce e meno “invitanti”.
Curare la pelle è un altro passo utile: idratare mani e cuticole, usare oli o burri dedicati, limare eventuali pellicine già sollevate riduce la tentazione di intervenire con i denti. Per alcune persone funziona applicare prodotti dal gusto amaro, gli stessi utilizzati contro l’onicofagia.
Infine, se l’impulso è forte o associato a periodi di stress significativo, può essere utile ricorrere a un supporto psicologico. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, offre tecniche specifiche per gestire i comportamenti ripetitivi e sostituirli con abitudini più sane.










