‘Onicofagia’, tra abitudine e compulsività. Da cosa origina questo disturbo?

A teatro, al cinema, davanti a un libro oppure mentre si lavora al desk, in ufficio. Quello di mangiarsi la pellicina delle dita è per molti un gesto ordinario a cui non si dà particolare importanza. Può sembrare un’abitudine innocua, ma quando diventa frequente o compulsiva può provocare dolore, piccole infezioni e un forte senso di frustrazione.

È questo un comportamento che nasce come risposta allo stress, alla noia o alla tensione emotiva. Il movimento ripetitivo offre un senso momentaneo di sollievo, quasi un ‘micro-rituale’ che aiuta a scaricare l’ansia. In altri casi è collegato a perfezionismo o autocontrollo eccessivo: si prova fastidio per imperfezioni della pelle e si tenta di ‘correggerle’ mordicchiandole. Non manca, poi, l’aspetto dell’abitudine automatica: una volta instaurato, il gesto si ripete in situazioni in cui la mente è impegnata altrove.

Sul piano psicologico, questo comportamento può rientrare in un gruppo di azioni chiamate Body-Focused Repetitive Behaviors (BFRB), che include anche mangiarsi le unghie o strapparsi i capelli. Non significa necessariamente avere una patologia, ma se l’impulso è difficile da controllare e crea disagio può trattarsi di un disturbo lievemente compulsivo legato all’ansia.

Esistono però strategie efficaci per ridurre o eliminare del tutto il comportamento. La più importante è aumentare la consapevolezza: riconoscere quando e perché si compie il gesto. A questo si può affiancare un comportamento alternativo, come stringere una pallina antistress, toccare un portachiavi tattile o applicare una crema che renda le dita più lisce e meno “invitanti”.

Curare la pelle è un altro passo utile: idratare mani e cuticole, usare oli o burri dedicati, limare eventuali pellicine già sollevate riduce la tentazione di intervenire con i denti. Per alcune persone funziona applicare prodotti dal gusto amaro, gli stessi utilizzati contro l’onicofagia.

Infine, se l’impulso è forte o associato a periodi di stress significativo, può essere utile ricorrere a un supporto psicologico. La terapia cognitivo-comportamentale, in particolare, offre tecniche specifiche per gestire i comportamenti ripetitivi e sostituirli con abitudini più sane.

Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola è un giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Ha conseguito la laurea in giornalismo presso l’Università La Sapienza di Roma ed è autore di due pubblicazioni editoriali. Dal 2015 si occupa di informazione, scrivendo prevalentemente di temi legati alla Santa Sede, al teatro e al cinema, oltre che di politiche territoriali, welfare e sanità integrativa. Quest’ultimo ambito rappresenta il focus principale della sua collaborazione con Mutua MBA e con HEALTH magazine.

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