Combattere la leucemia anche con lo sport

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

L’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (AIL) ha organizzato l’11 novembre scorso, alla Fiera di Roma, il convegno “Combattiamo la leucemia…anche con lo sport”, primo incontro dedicato al rapporto tra attività sportiva e tumori del sangue.

“L’esercizio fisico è un potente farmaco con azione anti-tumorale” si legge in una nota dell’Ail in cui si rammenta inoltre che grandi studi epidemiologici hanno già evidenziato che l’attività fisica, praticata in modo continuo, è un fattore preventivo di alcuni tumori del sangue.

Alcuni studi hanno stabilito che la partecipazione a programmi che prevedono esercizio fisico è la strategia che ha il maggiore impatto nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da un tumore ematologico, sia in età adulta-anziana sia in età pediatrica. Uno studio realizzato su migliaia di pazienti ha dimostrato che praticare sport prolunga la sopravvivenza riducendo la progressione e la recidiva della malattia. Nonostante le evidenze scientifiche però solo una piccola percentuale dei pazienti che hanno avuto un tumore del sangue, dopo la diagnosi della malattia, fa sport con quella continuità e intensità necessarie a ottenere i molteplici benefici che esso determina. Ci sono ancora molte barriere culturali e di ordine pratico che non rendono accessibile l’esercizio fisico ai pazienti, che invece dovrebbe essere considerato a tutti gli effetti una importante medicina.

In questo senso, il rapporto tra leucemia e attività sportiva è indagato dal progetto “Sport Therapy” che, avviato nell’aprile 2017 grazie alla collaborazione tra emato-oncologi del Centro Maria Letizia Verga e medici dello sport dell’Università di Milano-Bicocca, prevede uno speciale programma di allenamento e riabilitazione motoria studiato ad hoc per bambini e ragazzi in terapia oncologica. Come sottolineato dall’Ail, l’allenamento quotidiano e personalizzato ha la capacità di migliorare la resilienza nei bambini/ragazzi affetti da malattie onco-ematologiche (leucemie e linfomi) sottoposti a trattamento farmacologico.

Questo progetto prevede diverse fasi di realizzazione e di messa in pratica degli stessi allenamenti: prima di dare avvio al riscaldamento dei muscoli i bambini/ragazzi partecipanti sono stati sottoposti a test di valutazione funzionale da parte del medico sportivo, il test è poi stato ripetuto a luglio, al termine del periodo di allenamento intensivo. I dati risultanti dalla analisi hanno mostrato che questo allenamento migliora la tolleranza all’esercizio e la qualità della vita. Tutti i bambini sono stati muniti di una scheda di allenamento personalizzata per le attività svolte e le eventuali problematiche riscontrate. Come spiegano i coordinatori del progetto, ogni allenamento è stato fatto eseguire dallo scienziato motorio, sotto indicazione e supervisione del medico dello sport, e ha avuto una durata di 50 minuti tra aerobico, strength, equilibrio e articolarità/flessibilità. A seguito del corso è stato riscontrato che ben il 100% dei partecipanti ha migliorato la propria prestazione in termini di tempo impiegato nell’esecuzione del test, con un miglioramento medio di oltre 1 secondo. Il progetto Sport Therapy ha dimostrato di essere applicabile a bambini/e e ragazzi/e a un anno dal termine di terapia per patologie emato-oncologiche (leucemie e linfomi). La durata e la frequenza di allenamenti previsti hanno determinato miglioramenti significativi non solo fisici e di reazione ma anche sulla qualità di vita, che è migliorata grazie ai progressi fisici e psicologici.

Nella seconda fase della ricerca da settembre a dicembre 2017 la Sport Therapy ha coinvolto nuove fasce di popolazione come pazienti in fase di trattamento, pazienti riceventi trapiantato di midollo osseo, sin dal giorno zero della procedura di trapianto.

Per il futuro inoltre alle attività già inserite nel corso saranno aggiunte golf, arrampicata sportiva e calcio.

 

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