Stress e ansia sono in aumento?

La prevalenza dei disturbi d’ansia era in aumento già prima che si iniziasse a parlare di COVID-19. In particolare, il numero di diagnosi di disturbo d’ansia generalizzata erano sempre più comuni, specialmente tra i giovani, così come la depressione e il suicidio. Un sondaggio recente dell´American Psychiatry Association ha rilevato che le persone riportano di sperimentare livelli alti di stress e ansia. È quanto osservo anche nella mia pratica clinica. Imparare a gestire lo stress e i sintomi di ansia sono tra i motivi principali per i quali le persone richiedono un appuntamento.

Non c´è dubbio che le nostre vite siano cambiate profondamente e che ci sia una netta discrepanza tra il modo in cui siamo stati progettati e ciò che ci viene richiesto, che si riflette in una lotta per adattarci a una realtà così diversa rispetto a quella del secolo scorso.

Le richieste sempre più pressanti stanno portando molte persone a sperimentare una sorta di perdita di controllo sulla propria esistenza. Ci si sente sempre più sopraffatti, impotenti e indifesi. Ci si chiede sempre più quale sia il nostro posto nel modo e quale sia il senso ultimo dell´esistenza, complice anche un futuro che non solo appare minaccioso ma che ha anche smesso di interpellarci.

Le innovazioni tecnologiche hanno completamente trasformato la nostra esperienza quotidiana. La quantità di messaggi inviamo e riceviamo in un solo giorno è davvero strabiliante. Peccato però che le nostre menti non siano in grado di elaborare un tale flusso continuo di informazioni. E infatti sono in molti a lamentare confusione e mancanza di concentrazione. E spesso ci si chiede se ci sia qualcosa che non va “nella testa”. Ma il problema non è nella testa ma nel rapporto sbagliato che intratteniamo con il mondo.

La connessione digitale, poi, sta sostituendo i contatti tra persone. Questo avveniva già prima del distanziamento sociale legato alla pandemia. Figuriamoci ora, dove quasi tutto il contatto umano è moderato dai vari social media, webinar, email, ecc.

Lo stile di vita è sempre più sedentario. Ci muoviamo meno che mai, il che fa male non solo al fisico ma anche alla psiche. Il movimento è infatti uno dei modi più efficaci per ridurre lo stress e l’ansia e aiuta a migliorare sia il sonno che l’umore. Ma spesso passiamo intere giornate seduti, grazie in gran parte alla tecnologia. E si trascorre sempre meno tempo all’aria aperta.

Galline in gabbia. Animali da lavoro. E si sbiadisce anche il confine tra lavoro e vita privata. Se prima si lavorava dalle 9 alle 18 e nei weekend ci si riposava, adesso le persone si ritrovano a pensare al lavoro anche ben oltre i canonici orari di lavoro.

I cambiamenti nell’economia hanno portato a una maggiore incertezza sul nostro futuro finanziario. Non c´è dubbio che l’economia sia cambiata radicalmente negli ultimi decenni. Alcuni lavori scompaiono e nuovi posti di lavoro si presentano in nuovi campi.

È difficile uscire da questa modalità visto che la frenesia è diventata la nuova normalità. Vivendo poi in un´era davvero competitiva, i confronti sociali sono intensi e spesso tossici. Ci si può sentire dei veri e propri falliti se non si riesce a lavorare o produrre abbastanza. Se si avverte la sensazione che tutti siano più bravi, più belli e più felici di me è facile immaginare che possano comparire sintomi di ansia e depressione. Ansia di dover performare a tutti i costi, un´ansia quasi da primi della classe. Depressione ogni volta che ci si incontra-scontra con i propri limiti e i propri, inevitabili, fallimenti. Il confronto con l´altro diventa motore che fa sì che non ci si possa fermare un attimo a tirare il fiato.

Una vera e propria ossessione a essere produttivi. E si tende a fare questa equazione: dal momento che possiamo lavorare sempre, riteniamo che dovremmo lavorare sempre. E più restiamo sul tapis roulant del lavoro, meno siamo in grado di renderci conto di quanto tempo ci trascorriamo su. Ma si abbassa la testa. Come un virus, questa ossessione per la produttività sta infettando persino i bambini in età scolare. Anche loro sono chiamati a impegnarsi sempre più duramente e hanno sempre meno tempo libero.

Rimettere il lavoro al proprio posto e considerarlo come solo una fetta della torta chiamata vita può sicuramente ad alleviare i sintomi di ansia e stress, specialmente quando insorgono a causa di questo. “Vivere per lavorare o lavorare per vivere?”, recita una canzone. La scelta è nostra. E con essa le conseguenze della stessa.

Giuseppe Iannone
Giuseppe Iannone
Psicologo clinico e neuropsicologo, ha conseguito la Laurea in Neuroscienze Cliniche e Cognitive con specializzazione in Psicopatologia presso l’Università di Maastricht (Paesi Bassi). È iscritto all'Albo dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è sono autore di diverse pubblicazioni scientifiche. Possiede una seconda laurea in Pedagogia della Lingua e Cultura Italiana, conseguita a pieni voti presso l’Università per Stranieri di Siena e si occupa di consulenza linguistica e culturale in diverse aziende. Infine, è istruttore di tecniche di respirazione, di rilassamento, di training autogeno, di massaggio russo e di autodifesa presso la A.S.D. Systema Milano.
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