Placenta invecchiata: una complicanza insolita ma non del tutto pericolosa

I rischi più gravi provocati da una placenta invecchiata consistono nel fatto che il feto non riesce a ricevere la giusta quantità di ossigeno e nutrienti da parte dell’organismo materno.

Nelle ultime settimane si è parlato tanto della gravidanza di Chiara Ferragni, un’imprenditrice italiana molto nota nel mondo dei social network, che avrebbe raccontato i problemi della propria maternità a causa della sua placenta invecchiata.
L’invecchiamento placentare è un fenomeno del tutto normale quando si presenta al termine della gravidanza, mentre richiede urgentemente dei controlli aggiuntivi nel momento in cui si evidenzia in un’età gestazionale precedente la 33esima settimana di gravidanza.
Innanzitutto, è importante chiarire il concetto di placenta invecchiata chiamata anche “calcificata” proprio per la presenza di piccole calcificazioni  di colore bianco somiglianti a delle pietre e generate per tre cause principali:

  • Il fumo, oltre ad essere responsabile di aborto spontaneoe di distacco della placenta, può causare l’invecchiamento precoce di quest’organo fondamentale per ogni gravidanza.
  • Il diabete gestazionale.
  • L’ipertensione, strettamente connessa alla gestosi, una complicanza molto seria che inizia a svilupparsi dopo la 20a settimana di gravidanza ed è correlata all’aumento della pressione sanguigna e delle proteine nelle urine della madre. Di conseguenza, risulta indispensabile controllare sistematicamente la pressione arteriosa.

Il sintomo più evidente è una scarsa crescita del feto, perfettamente visibile tramite un’attenta ecografia in alta risoluzione. Il bambino, una volta nato, presenta unghie più lunghe, una pelle desquamata e una scarsa presenza di vernice caveosa, ovvero lo strato sottile che riveste il corpo del bambino e che protegge la sua pelle durante la permanenza nel liquido amniotico.

Durante la gravidanza l’alimentazione della futura mamma risulta fondamentale. È soprattutto essenziale garantire all’organismo materno e fetale il giusto apporto di calcio, necessario per la salute di ossa, denti, coagulazione del sangue, funzionalità nervosa, muscolare e cardiaca. Inoltre, è importantissimo assumere la giusta quantità di calcio giornalmente, anche con l’aiuto di integratori multivitaminici, perché una donna incinta ha bisogno di una dose maggiore di calcio rispetto al solito (circa 1200 mg al giorno). Nello stesso tempo, è necessario ridurre l’attività fisica stando il più possibile a riposo.
I rischi più gravi provocati da una placenta invecchiata consistono essenzialmente nel fatto che il feto non riesce a ricevere la giusta quantità di ossigeno e nutrienti da parte dell’organismo materno. Uno scambio molto importante che avviene proprio attraverso la placenta.
I depositi di calcio potrebbero provocare la formazione di tessuto fibroso nella placenta ma possono anche aumentare il rischio di coaguli di sangue nella placenta, indurire i vasi sanguigni e ridurre, appunto, l’apporto di ossigeno al bambino.
Nella maggior parte dei casi, comunque, le complicanze legate alla calcificazione della placenta sono quasi nulle e non pericolose per il feto. È importante però, accorgersene in tempo e mettere in pratica da subito i consiglio del proprio ginecologo.

Beatrice Casella
Beatrice Casella
Laureata in economia internazionale e dello sviluppo, si è sempre appassionata del settore sanitario. Il tema della tesi di laurea triennale ha riguardato il tasso di mortalità infantile in Tanzania (paese dove ha vissuto alcuni anni). Per il suo master's degree si è concentrata sull'incidenza della politica e dell'economia nel garantire una salute globale. Praticante giornalista, ha lavorato a Milano con il Gruppo editoriale L'Espresso e attualmente lavora come Research Analyst per una società che si occupa di costruzioni sostenibili.
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