Nuove possibilità per le complicanze della cirrosi epatica

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Sono italiani i ricercatori che hanno coordinato uno studio che dimostra come abbattere gli effetti collaterali del trattamento dell’ipertensione portale mediante TIPS (shunt porto-sistemico intraepatico per via transgiugulare).

 Dal Policlinico di Modena arriva una nuova possibilità terapeutica per i pazienti affetti da ipertensione portale (ossia da elevati valori pressori del sangue in vena porta, uno dei principali vasi sanguigni del fegato) che è una delle più pericolose complicanze della cirrosi epatica. Uno studio del Team Ipertensione Portale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, infatti, ha dimostrato come rendere più sicuro il suo trattamento definitivo mediante il posizionamento di TIPS (un bypass intraepatico del sangue proveniente dalla vena porta). Il TIPS, sebbene molto efficace nel trattamento dell’ipertensione portale, può provocare un temibile effetto collaterale, l’encefalopatia epatica. Lo studio appena pubblicato dimostra che è possibile abbattere del 50% il rischio di incorrere nell’encefalopatia epatica grazie ad una modifica della tecnica di posizionamento del TIPS.

La ricerca è stata coordinata dal dottor Filippo Schepis, responsabile del Laboratorio di Emodinamica Epatica della Struttura Complessa di Gastroenterologia diretta dalla prof.ssa Erica Villa, e dal dottor Francesco Vizzutti della Medicina Interna ed Epatologia dell’AOU Careggi di Firenze. Lo studio ha coinvolto pazienti arruolati nei maggiori centri di epatologia italiani.

“Grazie allo sviluppo tecnologico degli ultimi 10 anni – ha spiegato il dottor Filippo Schepis –  oggi esistono in commercio protesi metalliche (o stentgraft) disegnati proprio per il confezionamento di shunt porto-cava intraepatici per via transgiugulare, cioè attraverso un semplice accesso vascolare di tipo venoso. Queste protesi di seconda generazione, a differenza di quelle di prima, non si occludono col passare del tempo. Ciononostante, il potenziale terapeutico del TIPS era oscurato prima del nostro studio dal fatto che circa il 50% dei pazienti sviluppasse la cosiddetta encefalopatia epatica, una condizione clinica altamente invalidante e che ha un impatto negativo sia sul paziente che sui suoi familiari. Infatti, l’encefalopatia epatica è caratterizzata da perdita di autonomia del paziente, da alterazioni del suo carattere e della sua personalità, da modificazioni del suo stato di coscienza fino al coma. Inoltre, l’encefalopatia epatica richiede ospedalizzazioni ripetute con un notevole carico per il servizio sanitario. Questa temibile complicanza ha tra le sue principali cause l’eccessiva portata dello shunt, a sua volta direttamente legata al diametro della protesi con cui è realizzato. Sin dall’inizio della nostra attività (nel 2010) abbiamo pensato di “fare meno spazio” nel fegato per l’accoglimento della protesi in modo da causare la sua mancata espansione al calibro per cui è stata progettata (8 o 10 mm). Ciò permette di creare TIPS funzionanti con restringimenti di 7 o 6 mm (quelli sperimentati nello studio) o financo di 5 o 4 mm lungo il loro decorso con un abbattimento finale del 50% dell’incidenza di encefalopatia post TIPS”.

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