Parkinson e disordini del movimento: in arrivo nuove frontiere per la terapia

Parkinson e disturbi del movimento

PARKINSON E DISORDINI DEL MOVIMENTO: IN ARRIVO NUOVE FRONTIERE TERAPEUTICHE, SE NE È DISCUSSO A TORINO AL PRIMO CONGRESSO DELL’ACCADEMIA ITALIANA PER LO STUDIO DELLA MALATTIA DEL PARKINSON E I DISORDINI DEL MOVIMENTO 
 
Sono quasi 20.000 le persone colpite da parkinsonismi atipici, disordini del movimento solo in parte simili alla Malattia di Parkinson, patologia che in Italia affligge oltre 240.000 persone, non solo anziani. Un paziente su 4, infatti, ha meno di 50 anni e 1 su 10 meno di 40.
Tra i più comuni disordini del movimento troviamo anche il Tremore Essenziale, più frequente del Parkinson (con cui può essere confuso fino al 30-50% dei casi secondo alcuni studi) che è caratterizzato unicamente dalla presenza di tremore con peculiarità diverse dal tremore della Malattia di Parkinson. Le Distonie, invece, sono dovute a movimenti involontari protratti che possono colpire parti diverse del corpo e che determinano posture e movimenti anomali con un elevato grado di invalidità.
 
Lo scorso anno, dalla fusione di due Società Scientifiche la LIMPE e la DISMOV, che da molti anni si occupano di tali problematiche, è nata l’Accademia Italiana per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento.
Recentemente si è svolto a Torino il Primo Congresso dell’Accademia che ha visto riuniti esperti di livello nazionale e internazionale. Scopo dell’incontro è stato quello di illustrare le nuove vie diagnostico-terapeutiche, di gestione del paziente parkinsoniano e di pazienti affetti da altri Disordini del Movimento che si aggiungono alle terapie tradizionali. Diversi i temi che sono stati affrontati tra i quali, i criteri di selezione dei pazienti idonei per le terapie della fase avanzata della malattia del Parkinson, la depressione associata alle malattie neurodegenerative e la presentazione di un nuovo farmaco, Safinamide, che sarà disponibile dal 2016. Quest’ultimo è un nuovo principio attivo, da poco commercializzato in Europa, che sembra avere i giusti presupposti per migliorare il problema, da tempo discusso, delle complicanze motorie dovute alla progressione di malattia e all’uso prolungato dei farmaci dopaminergici.
La novità terapeutica di questo nuovo principio attivo, Safinamide, consiste nell’agire contemporaneamente sul circuito dopaminergico classico (recettori della dopamina) e sul circuito glutammatergico (recettori del glutammato). Questa doppia azione permette così di migliorare i sintomi parkinsoniani senza peggiorare le complicanze motorie, soprattutto i movimenti involontari.
L’ospedale Molinette della Città della Salute e dell’Università di Torino, con il gruppo diretto dal professor Leonardo Lopiano, ha dato un valido contributo attraverso alcune relazioni; tra le più significative, quella sulle prospettive future della Deep Brain Stimulation.
Mutua Basis Assistance, Società di Mutuo Soccorso, da sempre impegnata nell’attività associativa delle persone e delle loro famiglie, rappresentando oggi, nel panorama della Sanità Integrativa, l’innovazione, il dinamismo e la qualità, ha intervistato il Professor Lopiano.
 
Le nuove terapie per il ParkinsonChe cos’è la stimolazione DBS “precoce”?
“La Deep Brain Stimulation (DBS) è una procedura terapeutica indicata per il trattamento della malattia di Parkinson in fase avanzata, quando le terapie tradizionali non sono più in grado di controllare le manifestazioni della fase avanzata (fenomeni on-off, discinesie). Si tratta di un intervento di neurochirurgia funzionale stereotassica che consiste nel posizionare due elettrodi stimolanti all’interno di una piccola regione cerebrale responsabile dei sintomi parkinsoniani. Gli elettrodi vengono poi collegati a uno stimolatore sottocutaneo in regione pettorale (un vero e proprio “pace-maker neurologico”) che, opportunamente programmato dal neurologo, è in grado di fornire una stimolazione elettrica continua che modula i circuiti nervosi del Parkinson, migliorando i sintomi. E’ stato recentemente proposto che l’intervento, eseguito in una fase più precoce di malattia, possa prevenire le gravi manifestazioni della fase avanzata di malattia”.
 
Quali sono i benefici nei pazienti in cui i farmaci non riescono più a controllare le manifestazioni della fase avanzata della malattia di Parkinson?
“L’intervento migliora i sintomi cardinali della malattia (bradicinesia, tremore, rigidità) e le fluttuazioni motorie (deterioramento di fine dose, acinesia notturna e al risveglio, fenomeni on-off); questo consente una riduzione delle terapie farmacologiche con conseguente miglioramento delle discinesie (movimenti involontari)”.
 
Il timing dell’intervento di Deep Brain Stimulation, studio condotto dal vostro gruppo di ricerca, è stato pubblicato su una rivista internazionale. Può spiegare di cosa si tratta?
“E’ uno studio eseguito dal nostro gruppo con follow-up fino a 8 anni, recentemente pubblicato. Ha evidenziato che in pazienti accuratamente selezionati, l’intervento precoce può prolungare la fase intermedia di malattia con una possibile “seconda luna di miele”. Questi pazienti, a distanza di 8 anni dall’intervento di DBS, non manifestano le gravi complicanze della fase avanzata di malattia”.
 
Quali sono le novità in campo terapeutico?
“Nuovi farmaci con nuovi meccanismi d’azione (come la Safinamide), nuove modalità di somministrazione per evitare il più possibile la stimolazione dopaminergica “pulsatile” delle attuali terapie, fornendo una stimolazione dopaminergica più fisiologica. Un altro obiettivo è quello di migliorare sempre di più l’approccio terapeutico della fase avanzata, quando la disabilità diventa davvero grave (terapie infusionali, nuove modalità di DBS)”.
 
Obiettivi futuri?
“La grande speranza è quella di sviluppare terapie neuroprotettive in grado di influire sulla progressione di malattia rallentandone l’evoluzione”.
 
Quali sono le sue impressioni sul primo Congresso dell’Accademia Italiana per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento?
“Come organizzatore locale, posso ritenermi soddisfatto grazie all’elevato numero di partecipanti (più di 600), all’importanza dei temi trattati, al livello davvero alto delle relazioni scientifiche e della discussione delle novità in campo terapeutico”.
 
Ancora una volta la ricerca ha fatto grandi passi in avanti. La speranza è quella che lo studio, nel tempo, possa sviluppare nuove terapie per contrastare la malattia.
La salute è il primo dovere della vita”. O.W.

Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.

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