Il cancro non è la morte. Le testimonianze di chi sta lottando con successo contro il tumore

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

“Cancro” è una parola che solo a pronunciarla fa paura.
Oggi grazie ai progressi della ricerca sono stati raggiunti dei traguardi molto importanti per la lotta ai tumori.
Nel 2016, solo in Italia, si sono registrati circa 1.000 nuovi casi di cancro al giorno. Ciò significa che ogni anno circa 365 mila persone, 190 mila uomini e 176 mila donne, ricevono una diagnosi di cancro, ma il dato positivo è che nel nostro Paese si guarisce di più, come testimoniano gli ultimi dati di AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) e AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), che ci vedono al vertice in Europa per la sopravvivenza a cinque anni, migliorata rispetto al quinquennio precedente sia per gli uomini (55%), sia per le donne (63%) (Fonte: I numeri del cancro in Italia, 2016 a cura di AIRTUM e AIOM).
Si è svolta di recente, nel mese di febbraio, il World Cancer Day in occasione del quale L’European Cancer Concord ( ECC) ha lanciato la “visione 70:35”, ovvero portare al 70% entro il 2035 la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti oncologici in Europa.

Questo traguardo può essere raggiunto con la prevenzione, seguendo programmi di screening e migliorando ulteriormente la diagnosi e la cura dei tumori, sostenendo la ricerca e l’innovazione per favorire un rapido trasferimento delle conoscenze dal laboratorio alla pratica clinica.

È anche molto importante condividere le esperienze, le storie di chi ha lottato contro il cancro, senza silenzio e vergogna, raggiungendo delle vittorie che fanno ben sperare in un futuro migliore.
È recente la buona notizia pubblicata sui social da Shannen Doherty, la Brenda di Beverly Hills 90210, che da due anni sta lottando contro il tumore al seno.
L’attrice ha pubblicato un post su Instagram in cui ha annunciato che il cancro è in remissione. Dopo la chemioterapia, i test sono positivi e pare che ci siano buone speranze per la sua guarigione, anche se i prossimi 5 anni restano critici. Il testo tradotto: “Momenti. Succedono e oggi era ed è uno di quei momenti. Che cosa significa remissione? Ho sentito questa parola e non so come reagire. È una buona notizia? Sì, lo è. Una notizia travolgente, sì. Ora si aspetta ancora. Come tutti i membri della ‘cancer family’ sanno, i prossimi cinque anni sono fondamentali perchè le recidive possono capitare e succedono. Molti di voi hanno condiviso proprio questi racconti con me. Così, con un cuore molto più leggero, aspetto. Nel frattempo ci sono decisioni da prendere: ricostruzione, che richiederà molti interventi chirurgici; decidere quale pillola prendere, con tutti i problemi e gli effetti collaterali che comporta. Per ora, però, la remissione: l’unica cosa che farò è respirare”.

Si è da poco conclusa la dodicesima edizione di Ballando con le Stelle, il talent show targato Rai Uno condotto da Milly Carlucci, e tutti abbiamo visto nelle vesti di giurata una Carolyn Smith più agguerrita che mai.

Lo scorso anno le è stato diagnosticato il cancro al seno, ma la sua voglia di vivere e di combattere hanno avuto la meglio e come da lei stessa dichiarato ad una recente intervista a Vanity Fair, la malattia le ha insegnato qualcosa di importante.
Un anno fa la Smith parlava di un ospite non invitato, un “intruso” che l’ha costretta ad affrontare il periodo più difficile della sua vita.
Oggi Carolyn ce l’ha fatta, ha vinto una battaglia, ma mai abbassare la guardia: “non ho più il cancro – ha detto – ma non sono guarita , il pericolo della recidiva c’è sempre devo fare i controlli ogni tre mesi”.
Dopo l’intervento, la ballerina e giudice di Ballando si è sottoposta ad un ciclo di chemioterapia, perché avevano trovato dei linfonodi positivi, e successivamente ha iniziato la radioterapia, che ha definito devastante perché “dalla decima in poi ero completamente ustionata come quando al mare ti bruci ma continui a prendere il sole. In più mi ha prosciugato tutta l’energia, ho perso il controllo dei muscoli: ancora oggi ho problemi a fare le scale e mi cascano le cose dalle mani. Per una ballerina, è un incubo”.
Alla domanda “come si ricomincia”, Carolyn ha risposto: “Qualcuno mi ha detto “cambia stile di vita”, ma io non ci penso proprio. Dovrò affrontare un percorso lunghissimo per recuperare tutto quello che ho costruito in questi anni, ma ce la farò”.
E ce la farà perché è una donna forte e positiva che da sempre, sin da quando le è stato diagnosticato il tumore, come anche Shannen Doherty, ha condiviso messaggi di speranza. Il suo messaggio nei confronti delle donne che stanno attraversando una fase difficile a causa della malattia consiglia di non piangersi addosso e soprattutto, di non avere vergogna della loro situazione: “questa malattia è ancora un tabù, ma bisogna rompere il silenzio” .
Dello stesso parere Emma Bonino, colpita da un tumore ai polmoni un paio di anni fa. Il suo consiglio consiglio è quello di parlare della malattia perché è uno strumento in più per sconfiggerla. “Io non sono il mio tumore, resto una persona. Quello che mi ha aiutato è stato non identificarmi nella mia malattia. Quello che mi ha aiutato è stato parlarne con chi sta affrontando la mia stessa sfida. Quello che mi aiuta è pensare che realizzare dei progetti e sogni è possibile solo se li abbiamo. Mi aiuta la fiducia nei medici che mi seguono e la disciplina di seguire i loro consigli. il mio consiglio è: guardiamo avanti, guardate avanti”. Le parole della leader radicale nel videomessaggio registrato in occasione di un incontro organizzato qualche anno fa, presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano.
Anche Pau Donès, leader dei Jarabe de Palo, guarda avanti dopo la diagnosi di tumore al colon arrivata 2 anni fa.
“Alla malattia dedico 5 minuti della mia giornata e poi basta. Per il resto, vivo come tutti voi: non è ottimismo ma realismo”. Le parole del cantautore spagnolo nel corso di una recente intervista in occasione della presentazione del suo nuovo disco, un lavoro con il quale festeggia i suoi 50 anni nonché i 20 di carriera della band e il libro autobiografico “50 Palos” dove ha messo insieme 50 storie, raccontate soprattutto per il piacere di intrattenere.
“Il cancro mi ha fermato – ha detto – mi ha riportato in contatto con la mia vita normale ma è stato comunque un momento. È una malattia cronica, che torna, pericolosa, ma io posso suonare, scrivere, fare l’amore, continuo a vivere. Pensando al suo futuro ha detto: “Il futuro? Non esiste. So che voglio essere vivo e che non penso alla morte. La vera morte è qui (e indica il cancro al colon, ndr) e me la porto addosso. Non voglio perdere tempo in cose inutili o facendo ciò che non sono. Soltanto la vita è urgente”.
La vita è urgente e non possiamo lasciare la “porta aperta” ad un ospite non invitato, un intruso (cit. Carolyn Smith), è necessario prendere tutte le precauzioni per salvaguardare il più possibile la nostra salute.

Mutua Mba ha più volte ricordato nei suo articoli l’importanza della prevenzione. Oggi ancora una volta si vuole ribadire quali sono gli esami di screening ai quali sottoporsi per prevenire il tumore al seno, al colon retto e ai polmoni.
In generale, la regola numero uno è quella di adottare degli stili di vita sani: seguire un’adeguata alimentazione ricca di frutta e verdura, evitare di fumare e svolgere un’attività fisica moderata. I programmi di screening per la diagnosi precoce sono sicuramente il passo successivo.
Il cancro al seno è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in tutte le fasce di età. I fattori di rischio, anche in questo caso, sono legati ad un corretto stile di vita, l’età e genetici, il 5-7% dei tumori al seno è ereditario.
Oggi la guaribilità dal cancro al seno si è attestata intorno all’85%-90%, ma si potrebbe parlare del 98% se tutte le donne eseguissero i relativi esami per una diagnosi sempre più precoce.
A seconda dell’età è consigliabile sottoporsi a degli esami.
Compiuti i 20 anni le donne possono eseguire una prevenzione “fai da te” attraverso l’autopalpazione del seno, almeno una volta al mese e controllare con il tatto se si sentono dei noduli. Una volta l’anno è comunque consigliabile fare la visita dal ginecologo per i controlli generici.
Al compimento del 30esimo anno si consiglia di aggiungere sull’agenda “rosa” un altro appuntamento, quello con il senologo per la visita senologica.
Il senologo, prima di cominciare l’esame clinico con l’osservazione e la palpazione delle mammelle, raccoglie tutte quelle informazioni utili per la diagnosi definitiva che sono: un’eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia (nel caso dovessero esserci le donne tra i 40 e i 50 anni dovrebbero effettuare una volta l’anno una mammografia e una ecografia), a che età è comparso il primo ciclo mestruale o a che età è terminato, gravidanze, alimentazione e terapie ormonali.
Dopo i 60 anni, la prevenzione oncologica è ancora più importante perché è proprio tra i 50 e i 70 anni che il rischio di sviluppare questo tumore è maggiore.
Gli esperti consigliano una mammografia ogni due anni almeno fino ai 75 anni perché la vita media si è allungata e si possono ottenere buoni risultati terapeutici anche in pazienti anziane.
È recente la notizia, apparsa sull’agenzie di stampa, secondo la quale pare sia stato messo appunto e testato, dai ricercatori del Moffitt Cancer Center, un vaccino contro il tumore al seno.
Il vaccino sarebbe in grado di aiutare il sistema immunitario di un malato di cancro a sviluppare anticorpi in grado di aggredire la proteina HER2 presente nelle cellule tumorali. Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research, gli scienziati hanno sottoposto 54 pazienti ad una sperimentazione molto importante. Dopo aver “isolato le cellule immunitarie dendritiche dal sangue di ogni paziente – hanno spiegato – le hanno esposte a frammenti della proteina HER2” e sono riusciti così a sintetizzare un vaccino, poi testato sulle pazienti affette da tumore allo stadio precoce. Alle donne è stata iniettata una dose di vaccino in tre diversi modi: direttamente sul cancro, su un linfonodo o in entrambe le zone. Il ciclo di 6 settimane con una iniezione a settimana prevedeva la somministrazione di dosi personalizzate di vaccino sperimentale.
I risultati sono stati più che positivi. Il vaccino infatti è risultato essere “a bassa tossicità” e non ha provocato particolari reazioni allergiche ai pazienti. Alcuni hanno soltanto registrato brividi e dolori di affaticamento. Alla fine, nell’80% dei casi la risposta immunitaria è stata positiva. “Inoltre 13 pazienti hanno raggiunto una risposta completa, ovvero l’assenza di malattia rilevabile all’interno di campioni chirurgici dopo la resezione”.

Il cancro al colon è uno dei tumori più diagnosticati in tutto il mondo e nei Paesi occidentali rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza e mortalità , dopo quello della mammella nella donna e il terzo dopo quello del polmone e della prostata nell’uomo (Fonte AIRC).

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 40.000 nuovi casi di neoplasie colonrettali. Negli ultimi anni, grazie all’informazione e alla diagnosi precoce, si è avuta una diminuzione del tasso di mortalità.

Dopo i 50 anni (il rischio di ammalarsi sotto i 40 anni è abbastanza raro, mentre risulta essere più frequente dopo 50-55 anni fino ad un livello elevato oltre i 60 anni) è importante recarsi dal medico o dallo specialista per un controllo approfondito quando si notano problemi digestivi o presenza di sangue nelle feci (questo sintomo spesso viene erroneamente correlato alla presenza di emorroidi), o calo dell’appetito e perdita di peso.
In Italia i programmi di screening attivati da parte delle Regioni prevedono l’esame del sangue occulto nelle feci ogni due anni per le donne e gli uomini tra i 50 e i 54 anni e una colonscopia tra i 58 e i 60 anni da ripetere dopo 10 anni.
Tra principali esami di screening c’è anche la rettosigmoidoscopia. Questo è un esame che si esegue mediante l’utilizzo di uno strumento che permette di esplorare le pareti degli ultimi due tratti dell’intestino, il sigma e il retto, dove si sviluppa un’alta percentuale di polipi e che se colpiti dal tumore sono più problematici da trattare. L’esame consente non solo di una diagnosi precoce, ma anche di asportare eventuali polipi in sede ambulatoriale senza dover ricorrere all’intervento chirurgico interrompendo così la loro evoluzione verso il cancro. Per un esame ancor più approfondito c’è la colonscopia che permette di guardare dall’interno il retto, il sigma e il colon con un sottile strumento flessibile di lunghezza variabile contenente una piccola telecamera che passa attraverso il canale anale e grazie al quale è possibile con le pinze da biopsie l’esportazione di polipi e accertare che sia neoplasia.

Sono 41mila gli italiani che ogni anno si ammalano di tumore ai polmoni nelle sue varie forme, è la terza neoplasia in termini di incidenza dopo i tumori al colon retto e al seno, però è il primo tumore tra le cause di morte (fonte Fondazione Veronesi).

Quali opportunità ha un forte fumatore adulto – visto che il fumo di sigaretta è considerato responsabile di otto casi di malattia su dieci – di scovare la malattia in tempo utile?
Il tumore del polmone in molti casi resta asintomatico nelle sue fasi iniziali: succede a volte che la malattia venga diagnosticata nel corso di esami effettuati per altri motivi. Quando presenti, i sintomi più comuni del tumore del polmone sono tosse continua che non passa o addirittura peggiora nel tempo, raucedine, presenza di sangue nel catarro, respiro corto, dolore al petto che aumenta nel caso di un colpo di tosse o un respiro profondo, perdita di peso e di appetito, stanchezza, infezioni respiratorie (bronchiti o polmoniti) frequenti o che ritornano dopo il trattamento.
In presenza di sintomi sospetti è importante contattare il proprio medico di base che, dopo una visita approfondita nella quale valuterà tutti i segni e i sintomi, potrà prescrivere ulteriori esami di approfondimento come per esempio una radiografia al torace. Ulteriori approfondimenti possono prevedere anche l’uso di TC, risonanza magnetica e PET, ma per arrivare a una diagnosi certa è necessario effettuare una biopsia – prelievo di un frammento di tessuto tumorale – e il successivo esame istologico, cioè lo studio al microscopio del frammento prelevato. Spesso viene anche effettuato l’esame citologico dello sputo, nel quale si cercano eventuali cellule tumorali che provengono dai polmoni. Per avere un quadro più preciso della situazione, il medico può prescrivere anche altri esami, un po’ più fastidiosi per il paziente come per esempio la broncoscopia, che riesce a visualizzare l’interno dei bronchi grazie a un sottile tubo inserito attraverso la bocca, utile anche per eseguire prelievi del tessuto senza ricorrere all’intervento chirurgico.
Per valutare se la malattia è diffusa alle ossa si utilizza in genere la scansione ossea (scintigrafia), mentre la valutazione della funzionalità polmonare, ovvero di come lavorano i polmoni, è fondamentale se si pensa di ricorrere all’intervento chirurgico per l’asportazione di parte del polmone. Nel corso delle analisi dei campioni di tessuto prelevati, è oggi possibile determinare la presenza di particolari molecole sulle cellule tumorali, una pratica importante nell’era dei cosiddetti “farmaci intelligenti”: tali molecole possono infatti rappresentare i bersagli di questi farmaci e la loro presenza o assenza aiuta i medici a decidere quale trattamento utilizzare per la cura di ogni singolo paziente. (fonte AIRC)

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