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Sindrome di Sturge-Weber, la malattia rara che richiede diagnosi precoce e cure integrate

La Sindrome di Sturge-Weber è una malattia rara di origine congenita che interessa la pelle, il cervello e gli occhi. Si manifesta alla nascita e colpisce circa un neonato su 20-50 mila. La caratteristica più evidente è la macchia a vino porto sul viso, spesso localizzata nella regione fronto-orbitale, che può essere il primo segnale della presenza di malformazioni vascolari più profonde.

In tutte le occasioni pubbliche legate a campagne di informazione e sensibilizzazione, le associazioni dei pazienti sottolineano l’importanza della diagnosi precoce e dell’informazione alle famiglie. Riconoscere subito i segnali della malattia permette infatti di intervenire tempestivamente, controllare meglio i sintomi e favorire uno sviluppo più sereno dei bambini coinvolti.

La causa è una mutazione del gene GNAQ che avviene spontaneamente nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. Non è ereditaria, ma può comportare conseguenze importanti: crisi epilettiche, ritardo dello sviluppo, debolezza motoria e glaucoma, che se non trattato tempestivamente può compromettere la vista.

La diagnosi richiede controlli specialistici e indagini come la risonanza magnetica per individuare l’eventuale angiomatosi leptomeningea, la malformazione vascolare che interessa le meningi e che rappresenta uno degli elementi centrali della sindrome.

Ad oggi non esiste una cura definitiva, ma sono disponibili diverse terapie per migliorare la qualità di vita: farmaci antiepilettici, interventi neurochirurgici selezionati, laser per schiarire la macchia cutanea, trattamenti per il glaucoma e percorsi riabilitativi mirati. Fondamentale è l’approccio multidisciplinare, che coinvolge neurologi, oculisti, dermatologi e terapisti della riabilitazione.

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