Rischi operatori, l’Aeronautica dona due macchinari al Bambino Gesù di Roma

Rischi operatori, l'Aeronautica dona due macchinari al Bambino Gesù di Roma

Ridurre al minimo il rischio di conseguenze neurologiche nei piccoli pazienti che necessitano di trattamenti chirurgici complessi. È questo l’obiettivo centrale del Bambino Gesù di Roma che da oggi attraverso l’impiego di specifiche tecniche che si avvalgono di macchinari di ultima generazione può rispondere fattibilmente all’esigenza. Grazie ad una prima donazione di 135 mila euro raccolti tra il personale dell’Aeronautica Militare, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, tramite l’omonima Fondazione, ha potuto dotarsi di 3 innovative apparecchiature mediche. Due di queste servono per il monitoraggio delle funzionalità neurologiche, la terza per asportare in sicurezza i tessuti malati sfruttando gli ultrasuoni. La somma donata è parte del ricavato dell’iniziativa di raccolta fondi “Un dono dal cielo”, realizzata dall’Aeronautica Militare in occasione del Giubileo Lauretano.

Le funzionalità neurologiche dei bambini durante un’operazione chirurgica – spiega una nota dell’Ospedale della Santa Sede – possono essere tenute sotto controllo con quelle che vengono chiamate tecniche di monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio. Negli interventi particolarmente complessi questa metodica aiuta il chirurgo a non danneggiare il sistema nervoso intercettando preventivamente situazioni di pericolo attraverso la lettura dei segnali che emette, come i sensori di volo assistono il pilota di un aereo nel corso della navigazione.

In campo pediatrico il monitoraggio è particolarmente complesso perché i segnali del sistema nervoso sono più difficili da leggere rispetto a quelli degli adulti. Al Bambino Gesù, grazie alle competenze dei neurofisiologi, il monitoraggio viene utilizzato con successo fin dal 2013 in ambito neurochirurgico. Nel corso degli anni inoltre il suo impiego è stato esteso ad altre specialità come la cardiochirurgia, la chirurgia generale e la chirurgia vascolare.

Le due apparecchiature permettono quindi di verificare e preservare la funzionalità di importanti strutture del cervello, del midollo spinale (il Sistema Nervoso Centrale) e dei nervi (il Sistema Nervoso Periferico) per minimizzare i danni che si potrebbero causare nel corso delle operazioni. Con questa tecnologia è possibile anche identificare e preservare la funzione delle strutture nervose che non si possono riconoscere anche con sistemi ad alta definizione come il microscopio operatorio e la neuronavigazione. Le apparecchiature si avvalgono dell’utilizzo, anche simultaneo, in corso di intervento chirurgico, di varie tecniche neurofisiologiche come i potenziali evocati, l’elettromiografia, l’elettroencefalografiapotenziali evocati sono esami che studiano le risposte del sistema nervoso centrale a uno stimolo sensitivo o motorio, analizzando le vie nervose che dalla periferia portano le informazioni verso il cervello e dal cervello verso i muscoli. L’elettromiografia permette di studiare la funzionalità dei muscoli e dei nervi connessi presenti in una specifica area del corpo. L’elettroencefalografia, invece, consente la registrazione e l’analisi dell’attività elettrica del cervello.

Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
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