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Responsabilità professionale, Senato approva ddl Gelli

Il ddl Gelli, sulla responsabilità professionale dei medici è stato approvato ieri al Senato, e ora torna a Montecitorio per l’approvazione definitiva.

Già avevamo parlato dell’iter del ddl Gelli, sulla responsabilità professionale dei medici. La Camera dei deputati lo aveva approvato circa un anno fa, il 28 gennaio 2016. Il Senato lo ha approvato ieri, e ora il provvedimento torna a Montecitorio per il via libero definitivo. Dovrebbe trattarsi di un procedimento rapido, visto che le ultime modifiche sono state concordate dai senatori con i colleghi della commissione Affari Sociali della Camera.
Sono oltre 15 anni che si parla in Parlamento della responsabilità professionale del personale sanitario e della sicurezza delle cure per i malati. C’era stato un primo tentativo con la legge Balduzzi, alcuni anni fa, ma non era una risposta adeguata a un tema così complesso. Questo provvedimento è quindi di grande rilevanza per la sanità italiana.
Negli ultimi anni sono aumentate le denunce connesse alla malasanità: e questo ha comportato un aumento dei costi delle compagnie di assicurazione per gli operatori e per le strutture sanitarie, oltre ad un incremento (forse anche ad un “abuso”) della cosiddetta medicina difensiva, con costi insostenibili per il nostro welfare, ed ad azioni legali da parte di pazienti, supportati e spesso pilotati da un nugolo di avvocati in cerca di clienti, che nel 90% ed oltre dei casi finiscono con una assoluzione per i medici coinvolti. Il ddl Gelli si propone proprio di risolvere queste problematiche. Lo aveva spiegato lo stesso onorevole Gelli, presentando la sua proposta in Aula alla Camera ormai molti mesi fa: l’obiettivo del provvedimento è “quello di garantire la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute”. E farlo attraverso “due punti cardine, che sono l’elemento centrale del nostro provvedimento: aumentare le garanzie e le tutele per gli esercenti la professione sanitaria, un termine che abbiamo utilizzato per comprendere non solo i medici, ma anche gli altri operatori sanitari che lavorano nel mondo della sanità, ma nello stesso tempo assicurare ai pazienti la possibilità di essere risarciti in tempi più rapidi e soprattutto certi, a fronte di danni sanitari eventualmente subiti nel corso del loro ricovero o della loro interfaccia a quel sistema”.
Avevamo già parlato del contenuto del disegno di legge dopo la sua approvazione a Montecitorio.
responsabilità professionale
Il punto chiave è questo: è il paziente che d’ora in poi dovrà dimostrare il danno subito a seguito di un intervento sanitario (attualmente è il medico che deve ‘provare’ la sua non colpevolezza dopo una denuncia da parte del paziente). La responsabilità civile del medico diventa quindi “extracontrattuale”, mentre quella della struttura sanitaria resta “contrattuale”: l’ospedale o la Asl devono provare di non avere alcuna responsabilità. Il cittadino si può così rivalere sulla struttura pubblica, il soggetto economicamente più solido.
Nel corso dell’esame al Senato sono state però apportate alcune modifiche: dalla predisposizione di una relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi verificatisi all’interno di struttura sanitaria o sociosanitaria, all’obbligo per le direzioni sanitarie delle strutture di fornire la documentazione sanitaria dei pazienti che ne faranno richiesta entro 7 giorni; ancora, l’affidamento delle linee guida non più solo alle Società scientifiche, ma anche ad enti e istituzioni ed associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. Il testo prevede tra l’altro che il medico che provoca un danno a un paziente per imperizia, ma che ha però rispettato le linee guida o le buone pratiche assistenziali, non sarà punibile penalmente per colpa.  È quanto recita l’articolo 6, che peraltro introduce un nuovo articolo nel codice penale, il 590-sexies, recante “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”.
Si prevede poi la responsabilità civile di natura extracontrattuale per gli esercenti la professione sanitaria in ambito pubblico, a meno che non abbiano agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, ed è stato introdotto il tentativo obbligatorio di conciliazione per chi intenda esercitare un’azione innanzi al giudice civile.
L’azione di rivalsa nei confronti dei professionisti dovrà essere esercitata dal pubblico ministero presso la Corte dei conti. Tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie dovranno essere assicurate anche per danni causati dal personale a qualunque titolo, e provvedere all’istituzione di un Fondo rischi per il risarcimento dei sinistri, non sottoponibile ad esecuzione forzata.
“Grazie a questa legge – ha dichiarato l’onorevole Gelli, “vengono implementati tutti quei meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento ed alla trasparenza per i cittadini danneggiati da un errore sanitario e, al contempo, aumenteranno le tutele per i professionisti che potranno così tornare a svolgere con serenità il proprio lavoro, nell’esclusivo interesse dei pazienti, e senza dover ricorrere alla cosiddetta medicina difensiva per tutelarsi”. Così, “si potranno risparmiare anche ingenti cifre per il Sistema sanitario”.
Soddisfazione per l’approvazione da parte di Palazzo Madama per il ministro Lorenzin, si tratta di un grande “passo avanti per il sistema sanitario del nostro Paese”, ha dichiarato in una nota. Ma il ddl Gelli piace anche a medici e Asl: per il segretario della Federazione medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, “consentirà ai medici di fare meglio il proprio lavoro, confrontandosi con i propri assistiti anziché con gli avvocati”, offrendo allo stesso tempo “maggiore tutela ai cittadini attraverso la via della conciliazione e la certezza sull’entità dei risarcimenti”. Secondo Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg), l’approvazione del provvedimento “rappresenta un progresso significativo nell’identificazione delle buone pratiche cliniche all’interno del sistema del servizio sanitario nazionale”.
Per Francesco Ripa di Meana, presidente della Federazione di Asl e Ospedali (Fiaso), si tratta di “un’ottima legge, che toglie ai medici alibi e paure, spesso causa di sprechi della medicina difensiva e che tutela meglio il cittadino e le Aziende sanitarie, garantendo certezze su tempi, modi ed equità del risarcimento”.
 

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