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Obesità, la pandemia silenziosa che minaccia la salute globale
L’obesità rappresenta molto più di un problema individuale: è una emergenza sanitaria globale. Quasi un miliardo di persone nel mondo è obeso, mentre altri due miliardi sono in sovrappeso. Numeri preoccupanti che, come fa sapere Paolo Sbraccia, professore di Medicina interna all’Università di Roma Tor Vergata e presidente della Ibdo Foundation, rischiano di far collassare i sistemi sanitari internazionali, anche a causa delle non poche complicanze correlate.
L’obesità si misura con l’Indice di Massa Corporea (IMC): si è considerati obesi con un valore superiore a 30 kg/m², mentre si parla di sovrappeso sopra i 25 kg/m². Il fenomeno non conosce confini: riguarda Paesi sviluppati, in via di sviluppo e quelli “occidentalizzati”, dove il consumo di cibo ultraprocessato – ricco di zuccheri, grassi e sale, ma povero di nutrienti – cresce per ragioni economiche e culturali.
Secondo il rapporto Ibdo 2024, se non si interverrà tempestivamente, entro il 2035 il 51% della popolazione mondiale sarà in sovrappeso o obesa, con 4 miliardi di individui coinvolti. In Italia, il costo sanitario e sociale legato all’obesità potrebbe avvicinarsi a 20 miliardi di euro l’anno, una cifra enorme se paragonata alla spesa sanitaria nazionale di circa 150 miliardi.
A preoccupare principalmente sono bambini e adolescenti. L’ultimo rapporto Unicef indica che nel mondo l’obesità ha superato il sottopeso in questa fascia d’età: riguarda 188 milioni di giovani, che salgono a 391 milioni includendo anche il sovrappeso. In Italia, secondo Istat, 2,2 milioni di ragazzi tra 3 e 17 anni (27,2%) sono in sovrappeso o obesi. Tra le cause, sedentarietà e alimentazione scorretta, spesso condizionate da scelte familiari e ambienti sfavorevoli.
L’obesità è associata a malattie cardiovascolari, diabete, infertilità e alcuni tumori (in particolare quelli legati all’apparato digerente). Per affrontarla, si fa sempre più ricorso ai farmaci anti-obesità, tra cui gli agonisti del recettore GLP-1, nati per il trattamento del diabete. Se usati correttamente, questi farmaci offrono benefici significativi, tra cui la riduzione del peso e dei rischi cardiovascolari. Ma, come avverte Sbraccia, vanno prescritti da un medico: il “fai da te” può essere pericoloso.
Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha evidenziato che, oltre al dimagrimento, questi trattamenti possono ridurre le dipendenze, aprendo nuove prospettive terapeutiche. Tuttavia, non mancano effetti collaterali: nausea, problemi gastrointestinali, artrite e pancreatite. Per questo la valutazione clinica individuale resta fondamentale.










