Nascite premature, in Italia è necessario eguagliare il servizio sanitario tra Nord e Sud

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

“Lavorare insieme: collaborare con le famiglie nella cura dei neonati piccoli e malati”.

Da questo slogan prenderà avvio sabato 17 novembre la Giornata mondiale della prematurità 2018 che quest’anno, come ormai avviene da dieci anni, ossia da quando è stata istituita durante una riunione della European Foundation for the Care of Newborn Infants (Efcni), la Fondazione Europea per l’assistenza dei neonati, conterà sulla partecipazione di ospedali, associazioni, biblioteche, aziende, professionisti sanitari, genitori, che insieme daranno spazio a un susseguirsi di attività, manifestazioni, simposi, convegni e incontri per le città. Quale è il fine? Migliorare la salute dei bambini nati pretermine attraverso una corretta informazione su prevenzione, trattamenti, cure e supporto.

Venire alla vita prima del compimento delle 37 settimane di vita intrauterina, identifica il nascituro come “pretermine”. Questo significa che il bambino non solo è particolarmente fragile ma che è esposto a complicazioni e residuati fisici e/o psichici. In tal senso, il sistema sanitario italiano presenta poli di grande eccellenza che garantiscono alle partorienti e ai nascituri un completo percorso assistenziale. Nonostante si registrino progressi importanti di anno in anno, il past president della Società italiana di neonatologia, dottor Mauro Stronati, punta il dito contro una diseguaglianza dei servizi forniti. Il Sud, denuncia il professionista, “è penalizzato rispetto al resto del Paese”.

“Occorre distribuire meglio ed aumentare le risorse dedicate, riorganizzare la rete ma anche diminuire il numero di punti nascita a favore di quelli di più grandi dimensioni per aumentare gli standard di sicurezza. È il momento di realizzare una vera sinergia a livello nazionale, finalizzata a migliorare la salute del bambino nato prematuro e ad assicurare un adeguato sostegno socio-sanitario alle famiglie. Un percorso che coinvolge in primo luogo i genitori, ma che deve prevedere la partecipazione attiva anche delle Istituzioni per assicurare la migliore assistenza ad ogni bambino dovunque egli nasca (uniformità)”. Questo la visione di Stronati che ricorda, inoltre, come oggi in Italia ben il 7 per cento dei bambini (nel mondo 1 su 10) nasce pretermine.

Tutti i nati prematuri presentano una serie di criticità e di complessità: da difficoltà respiratorie dovute a una mancata crescita integrale dei polmoni, a una spiccata fragilità vascolare, soprattutto dei vasi cerebrali. Non va inoltre banalizzata la condizione dei genitori. Un recente studio “Doxapharma” ha rilevato che un terzo di loro giunge al parto senza aver mai sentito parlare del problema e che, anche, chi ne sia stato informato, vi giunge impreparato. La mamma, di solito, vive un senso di colpa rimproverandosi di non essere riuscita a far “durare” nove mesi la gravidanza. Conflitto interno, preoccupazione, dubbio, ansia, terrore, paura pervadono la coppia come rilevato dalle “confessioni” fatte via web. Il susseguirsi di tappe emotivamente impattanti rende questi genitori, anch’essi fragili.

 

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