La Voce di MBA

Morte materna: casualità o malasanità?

Morti materne, emergenza

Dopo i quattro casi di morte materna, i risultati della task force inviata dal ministero evidenziano forti criticità e problemi clinico-organizzativi

Ha lasciato tutti sconvolti e amareggiati la morte in prossimità del parto di quattro giovani donne, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, in quattro ospedali diversi, durante le feste di Natale. Giovanna, Angela, Marta, Anna. Quattro storie diverse, purtroppo con lo stesso, triste epilogo. Sentiamo spesso parlare di malasanità. Ma questi episodi, forse hanno fatto ancora più arrabbiare. Si, perché non si può morire dando alla luce un bambino, non si può non accorgersi che c’è qualcosa che non va in una gravidanza apparentemente serena.
Lo scorso novembre, il rapporto globale sulla mortalità materna dell’OMS ha mostrato come l’Italia sia nella top ten dei Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna: solo 4 decessi ogni 100 mila nati, come Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti. E ora, quattro episodi in pochi giorni.
Casualità o malasanità? Quando si parla di malasanità, bisogna però precisare che la medicina non è una scienza caratterizzata da risultati assoluti; 0% e 100% infatti non esistono, per la natura stessa dell’uomo, per la sua biologia e il comportamento delle differenti patologie. Accanto a tale dato occorre però evidenziare l’esistenza di abusi e di atteggiamenti professionali che non trovano corrispondenza con la deontologia medica e con gli standard minimi di assistenza. E in questo ambito rientra la malpractice sanitaria, o malasanità, nel quale si fanno confluire i concetti di abuso, di illecito, di negligenza, di imperizia. La malasanità si verifica nel momento in cui un soggetto erogatore di servizi (azienda ospedaliera, medico, eccetera), non rispettando le linee guida minime per l’assistenza specializzata, provoca danni o lesioni gravi e permanenti (o morte) al Paziente. Questi eventi, che spesso sono esclusivamente conseguenza della natura della patologia da cui il paziente è affetto, in alcuni casi possono dipendere da una diagnosi non corretta o da una scelta terapeutica sbagliata/azzardata da parte del professionista sanitario.
Casualità o malasanità, certo è che la politica non poteva rimanere indifferente. Dal Parlamento Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare, ha proposto l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale e dell’Intergruppo parlamentare sulla sicurezza materno-fetale.
Al di là dei facili allarmismi delle ultime settimane – ha detto Di Biagio – il cospicuo numero di eventi avversi che hanno coinvolto madri e bambini in prossimità del parto, solleva delle riflessioni che non possono essere trascurate e che devono necessariamente coinvolgere il Parlamento attraverso le sedi competenti, in primis commissioni parlamentari, commissione di inchiesta sugli errori sanitari, attualmente in fieri, ed il costituendo gruppo interparlamentare sulla sicurezza materno fetale che assuma la configurazione di una cabina di regia in grado di dialogare e confrontarsi proattivamente con il Ministero della Salute e le Regioni“. “L’attualità sta evidenziando che esiste molta confusione intorno ad un evento delicato e complesso come la nascita non solo sotto il profilo informativo, sociale e culturale ma anche normativo capace di alimentare facili e deleteri allarmismi. Per questo è indispensabile ottimizzare gli strumenti di confronto e di approfondimento sul tema che coinvolga attivamente il legislatore al fine di fornire adeguato supporto al Ministero che sta facendo un importante lavoro sul fronte della sicurezza del percorso nascita in Italia”, ha concluso.
Per quanto riguarda il governo, il ministro Lorenzin ha inviato una task force negli ospedali per verificare eventuali errori nelle procedure che sono state seguite: l’ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio, in provincia di Verona, l’ospedale Sant’Anna di Torino, l’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa, il Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia.
Credo si tratti di una drammatica casualità visto che si è trattato di strutture diverse e di donne colpite da  problematiche tra loro diverse. La casistica di morti durante il parto in Italia è di 10 su 100mila, un dato in linea con gli altissimi standard internazionali. Non possiamo però adagiarci su questi numeri ma dobbiamo porre grande attenzione a questi casi, agli aumentati fattori di rischio dovuti all’età sempre più avanzata delle donne in gravidanza, comprendere le cause di vicende come questa in modo da poter evitare che possano ripetersi in futuro. Bisogna lavorare quindi il più possibile su tutti quei fenomeno prevedibili, e quindi partorire in strutture sicure che abbiamo l’H24 della pediatria, che abbiano accesso ad una rete neonatale, che abbiano la terapia subintensiva per la partoriente. E, nei territori in cui mancano questi presupposti, deve essere prevista una rete di emergenza in grado di poter intervenire in caso di sofferenza della madre o del bambino. Purtroppo – ha concluso -resta poi l’imprevedibilità che può far sì che in alcuni casi si possa ancora morire di parto in Italia”.
Pochi giorni fa, sono arrivati i primi risultati della task force. Le osservazioni e valutazioni preliminari sono state effettuate in base all’analisi della documentazione immediatamente disponibile, alle testimonianze raccolte dal personale medico e dai racconti dei familiari delle persone decedute. Sono emersi problemi di comunicazione con i familiari, criticità organizzative, piano clinico e nella gestione dell’emergenza in tre ospedali su quattro: a Brescia, Bassano Del Grappa e San Bonifacio (Verona). Il Sant’Anna di Torino è stato invece “assolto”: come si legge nella relazione degli ispettori, pare che siano stati attuati tutti gli accertamenti necessari e tutte le manovre di emergenza per salvare Angela Nesta e la sua bambina.
Negli altri tre casi, purtroppo, sono emerse lacune nelle procedure, superficialità  e anomalie. Per quanto riguarda la morte di Giovanna Lazzari, all’ottavo mese di gravidanza, agli Spedali Civili di Brescia, l’analisi della documentazione “ha mostrato un certo disallineamento rispetto ai colloqui intercorsi con il personale dell’ospedale coinvolto nei fatti e alla prima relazione sintetica (fornita dalla Direzione aziendale), e ha fatto emergere alcuni aspetti di criticità sia di carattere organizzativo, sia clinico”. Dal punto di vista organizzativo, “è necessario predisporre e diffondere procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità ad esso connesso. È emersa inoltre la necessità di migliorare la valutazione delle condizioni di rischio potenzialmente presenti in gravidanza e al momento del ricovero, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni, nonché la necessità dell’aderenza a linee guida sul trattamento della sepsi, trattandosi di patologia ad elevata letalità e le cui probabilità di sopravvivenza sono anche tempo-dipendenti”.
All’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa, dove è morta Marta Lazzarin il 29 dicembre, “la gestione dell’emergenza, su un piano comunicativo non è stata adeguata, creando forse delle aspettative nei familiari sull’esito delle cure. Da sottolineare la non adeguata gestione del dolore”.
Per quanto riguarda il caso di Anna Massignan, gli ispettori hanno sottolineato che l’ospedale di San Bonifacio non ha “una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità ad esso connesso”, in particolare rispetto “alla problematica delle infezioni e della sepsi”: le procedure e i protocolli presenti nel Punto Nascita, “vanno adattati alle condizioni cliniche: sotto questo profilo, la scelta del momento in cui effettuare il TC è cruciale al fine della sopravvivenza materno-fetale”.
Stiamo indagando non solo su quanto accaduto nelle strutture, ma anche sulla fase precedente all’arrivo in ospedale”, ha sottolineato il Ministro della Salute, che ha annunciato di avere disposto la stesura di nuove linee guida per il percorso nascita, dalla gravidanza al parto, anche tenendo conto delle recenti criticità emerse.
Commentando la relazione degli ispettori, Beatrice Lorenzin, intervistata da Belpietro nel programma “La Telefonata”, ha detto: “abbiamo trovato elementi di criticità in tre casi su quattro e l’elemento comune è la gestione della sepsi. Abbiamo quindi chiesto di rafforzare il monitoraggio delle sepsi, anche nella fase che precede l’arrivo della donna in ospedale”. Quanto all’unità di crisi predisposta dal Ministero per far luce sugli quanto è successo, “non si sostituisce alla Procura, ma ripercorre la fase organizzativa e clinica, per verificare se ci fosse qualcosa che poteva essere migliorato”. Il fatto che si siano verificati diversi casi in un ristretto arco di tempo è, secondo il ministro, “un paradosso statistico”, in Italia, lo dicono i dati, “si partorisce in modo sicuro. Ciò non toglie, che dobbiamo mantenere alta la guardia ed eliminare quella soglia di incertezza”. Lorenzin ha invitato alla cautela, anche perchè “parliamo di ospedali che trattano migliaia di casi complessi ogni anno. Noi abbiamo  individuato delle criticità da risolvere, poi la procura appurerà se ci sono state delle correlazioni con le morti”, ha concluso.
Per Mutua Mba, società di mutuo soccorso leader nella sanità integrativa, il diritto alla salute è il valore più importante: speriamo di non dovere leggere mai più notizie di questo tipo.
 
 

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