Meningite, cosa fare per contrastare la malattia?

Per la meningite, l’efficacia del vaccino è inoppugnabile, sia nel proteggere i singoli individui, sia nell’indurre un’efficacissima immunità di gregge.

“I vaccini sono sicuramente l’arma più importante in mano alla medicina preventiva” questa è la dichiarazione del Professor Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nel corso dell’intervista rilasciata qualche tempo fa a Mutua Mba, da sempre attenta al delicato argomento. La meningite è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente di origine infettiva e può essere causata nella maggior parte dei casi da virus e batteri. La forma batterica, rispetto a quella virale, è molto più grave e può avere conseguenze fatali. I batteri che causano maggiormente meningiti sono: Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae b (emofilo o Hib).
Attualmente, si conoscono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo  6 causano meningite e altre malattie gravi: più frequentemente A, B, C, Y e W135 e, molto più raramente in Africa, X. In Italia e in Europa, i sierogruppi B e C sono i più frequenti, ma negli ultimi tempi si stanno isolando anche rari casi di Y e W135. Fortunatamente per i sierogruppi A, B, C, Y e W135 esistono specifici vaccini.
La meningite è un fenomeno che sta tenendo alta l’attenzione dell’opinione pubblica. I recenti fatti di cronaca hanno evidenziato che nell’ultimo periodo si sono verificati dei casi di meningite dalla Lombardia alla Sicilia. La Toscana è la regione maggiormente colpita da un focolaio, prevalentemente di tipo C, dalla primavera del 2015 al 21 luglio di quest’anno i casi sono stati 26: 21 di tipo C, 4 di tipo B, 1 di tipo W, 1 di tipo X, tant’è che è stato attuato un piano straordinario di vaccinazioni prolungato fino al prossimo anno.
In provincia di Pisa un bambino di 4 anni è stato ricoverato per meningite di ceppo C nonostante fosse stato vaccinato.
Com’è possibile? I vaccini non dovrebbero funzionare al 100%?
meningite
La spiegazione è arrivata dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Walter Ricciardi, il quale ha dichiarato alla stampa che “nell’1, 3, 5% dei casi il sistema immunitario può non rispondere, ovvero non dà una risposta adeguata”. In sostanza, l’immunità completa non viene mai ottenuta, resta sempre un 5% di incertezza.
Il recente fatto di cronaca ha fatto quindi sorgere dei dubbi sull’efficacia del vaccino. A tal proposito, è intervenuto sulla sua pagina Facebook il Professor Burioni il quale ha scritto: “è come dubitare dell’utilità del casco perché un motociclista è morto in un incidente pur indossandolo”.
Nessun vaccino (e nessun casco) è efficace al 100% nel prevenire nel singolo individuo la malattia. Proprio per questo è necessario vaccinare tutti i bambini (e dove necessario fare i dovuti richiami successivamente): inducendo un’immunità di gregge e riducendo la circolazione dell’agente patogeno nella comunità saranno protetti anche quegli individui sfortunati che non sono risultati completamente protetti dalla vaccinazione.
Per quanto riguarda il meningococco C i numeri non lasciano dubbi: l’efficacia del vaccino è inoppugnabile, sia nel proteggere i singoli individui, sia nell’indurre un’efficacissima immunità di gregge.
Per cui questi singoli casi sfortunati non sono un segno dell’inefficacia dei vaccini, ma dell’importanza della vaccinazione collettiva per proteggere la comunità e i più sfortunati da malattie terribili.
Secondo gli esperti, il vaccino resta l’arma per proteggerci dalla malattia. Per il Dott. Rino Rappuoli, Chief Scientist & Head of External Research and Development at GlaxoSmithKline Vaccines, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’unico modo per sconfiggere il germe è eliminarlo con una campagna a tappeto, dall’infanzia fino ai 18-20 anni, una misura di prevenzione attuata già in Gran Bretagna.
“Bisogna vaccinare -ha detto Rappuoli- soprattutto i bambini e i ragazzi tra i 10 e i 20 anni perché è tra loro che si trovano i portatori sani. Hanno il batterio, non si ammalano, ma lo trasmettono. Con la vaccinazione questo pericolo verrebbe annullato”.
Il problema è che negli ultimi anni in Italia c’è stato un calo delle vaccinazioni, anche di quelle obbligatorie come la trivalente (morbillo, parotite e rosolia).
L’invito alla vaccinazione è arrivato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha richiamato il nostro Paese in quanto “le coperture medie nazionali raggiungono il livello più basso degli ultimi 10 anni per quasi tutte le vaccinazioni”.
Secondo il Professor Burioni la causa è legata ad un’informazione “inaffidabile ed errata, oltre all’azione di movimenti antivaccinisti. Io ritengo che ci si debba muovere nella direzione dell’obbligatorietà delle vaccinazioni”.
Vaccinarsi non è solo un aiuto concreto per la propria salute, ma anche un segno di solidarietà nei confronti di coloro che per vari motivi non vi si possono sottoporre.
Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
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