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Il Morbo K, la finta malattia che salvò gli ebrei romani. Se ne parla su Rai 1
Roma, 1943. Per difendere dai rastrellamenti le famiglie del ghetto ebraico, il professor Prati isola un reparto dell’ospedale Fatebenefratelli inventando il ‘Morbo K’, una finta malattia letale che terrorizza i nazisti tenendoli lontani ma, mentre l’ospedale diventa un rifugio clandestino, il generale Kappler stringe la morsa su Roma. È questa la trama della fiction Rai diretta da Francesco Patierno e interpretata da Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrara e Marco Fiore, che andrà in onda il 27 e il 28 gennaio in occasione del Giorno della Memoria.
È questa una storia realmente accaduta e tra le più significative del lungo inverno 1943-1944 quando la violenza nazista squarciò anche la tranquillità della Capitale.
È vietato l’accesso ai non addetti. Come già scritto sulle pagine di questo blog nel dicembre 2019, era pressoché questa la scritta che il futuro Ministro per la famiglia e la solidarietà sociale Ossicini e il suo insegnante Borromeo avevano fatto applicare sulla porta che conduceva al reparto dove erano ricoverati i pazienti affetti da Morbo K. In realtà all’interno dell’Ospedale Fatebenefratelli non tutti erano a conoscenza dell’esistenza di questo reparto, ma tra alcuni circolava voce che in quelle stanze trovavano riparo donne e uomini in buona salute e con documenti falsi.
La malattia infatti era stata inventata da Ossicini insieme al primario Giovanni Borromeo per salvare decine di ebrei romani dalle persecuzioni nazifasciste ed evitare che venissero inviati nei campi di sterminio; venne così definita dalle iniziali degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler. In quegli anni Ossicini era medico all’ospedale Fatebenefratelli, in prossimità del ghetto ebraico. A seguito del 16 ottobre 1943, giorno della razzia tedesca ai piedi del teatro di Marcello e del Portico di Ottavia, i romani presero a cuore le sorti dei loro fratelli ebrei. Tra i “giusti” c’erano anche Ossicini e Borromeo che nelle stanze del nosocomio sull’Isola Tiberina iniziarono a compilare false cartelle cliniche con il nome della malattia definita “contagiosissima” in modo tale da scoraggiare i nazisti dal controllo dei nomi dei pazienti. Successivamente Ossicini venne imprigionato dai nazisti e dai fascisti. Per la sua liberazione intervenne la Santa Sede ma lui rifiutò ogni azione a suo favore. Dopo poche settimane di prigionia non risultando prove a suo carico, la polizia lo rilasciò.
Nonostante la prigionia del dottor Adriano Ossicini, il repartino del Fatebenefratelli continuò la sua attività. Di fatto si trattava di una vita del tutto clandestina tanto per i finti pazienti quanto per i medici che vi lavoravano all’interno. Non mancarono le occasioni in cui si presentarono alla porta gruppi di SS e, a seguito di un controllo da parte dei tedeschi, in cui vennero controllati tutti i degenti nell’ospedale, per salvare i finti degenti il primario Giorgio Borromeo spiegò in lingua tedesca ai soldati la pericolosità del morbo e quanto fosse contagioso, cosa che fece desistere le SS dall’ispezionare il padiglione.










