Il cyberbullismo non risparmia nessuno, nemmeno Pretty Woman

Marilena Falcone

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Marilena Falcone - Laureata in ingegneria meccanica biomedica nel 1994, ha sempre coltivato la passione per la comunicazione parlata e scritta: si è quindi progressivamente allontanata dal settore prettamente tecnico e da diversi anni è diventata traduttrice e contributor di magazine online, con una attenzione particolare alle tematiche dell’attualità sociale e della salute.
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Non è la prima volta che La Voce di MBA, il blog di Mutua MBA, affronta il tema del bullismo.

Purtroppo il fenomeno al momento non pare arrestarsi; anzi secondo quanto riportato da una recente nota ANSA sono percepiti in crescita, gli episodi che avvengono non solo fra coetanei, ma anche nei confronti di adulti quali insegnanti; per non parlare di quelle situazioni nelle quali sono i genitori da comportarsi da bulli nei confronti dei figli, strapazzandoli per un errore per poi mortificarli pubblicando sui social la punizione, forse senza nemmeno rendersi conto di esporli così “per sempre” al pubblico ludibrio.

In realtà, avverte la nota ANSA, quello che intendiamo comunemente come bullismo “è anche frutto di una carenza educativa da parte delle famiglie, con genitori che accontentano i figli in tutto e non pongono loro limiti pensando di fare il loro bene. Ciò porta all’incapacità dei giovani di gestire conflitti e normali dinamiche relazionali con i coetanei. Ad aggravare il problema le tecnologie digitali messe impropriamente in mano a giovanissimi, non in grado di usarli”. In altre parole, prosegue la nota,  occorrerebbe fare distinzione fra fenomeni di bullismo veri e propri, ossia di aggressione e violenza fisica e verbale intenzionali e perpetrati con sadismo nel tempo, ed episodi occasionali “di disturbo” dai quali è anche importante che i ragazzi imparino a difendersi, con l’aiuto dei genitori che possono per esempio imporre regole per contenere e ridurre l’uso dei dispositivi elettronici, ad approfondire le modalità di applicazione di filtri e limitazioni varie della privacy e a interagire in maniera più diretta e matura con gli altri.

Forse, però, parte del problema è proprio nell’incapacità degli adulti, cresciuti in altre epoche con strumenti di comunicazione diversi, di capire appieno quanto siano rilevanti le comunicazioni via social nel mondo di oggi e quanto possa essere devastante l’insieme di emozioni negative che si abbattono su un giovane soprattutto quando si ritrovi a essere vittima di cyberbullismo.

Pochissime settimane fa Julia Roberts, l’indimenticabile diva di Pretty Woman e di innumerevoli altre pellicole di successo, ha raccontato in una intervista riportata da tutti i media della propria sorpresa nello scoprirsi ferita, lei donna adulta e attrice famosissima, da una serie di commenti offensivi sul suo aspetto in una fotografia di famiglia condivisa su Instagram dalla nipote Emma.

Quella che doveva essere l’immagine senza trucchi e senza inganni di un momento sereno e affettuoso di vita normale, ha spiegato la Roberts, è diventata il pretesto per sfogare cattiverie gratuite su di lei da parte dei follower della nipote. L’attrice ha proseguito osservando come, allora, se una persona navigata ed esperta dei meccanismi con il pubblico come lei può rimanere urtata da questi commenti sul suo aspetto estetico, chissà quale può essere la reazione emotiva di un giovane non ancora completamente formato o consapevole di sé, esortando quindi tutti a non sottovalutare mai dinamiche ed effetti delle relazioni via social che possono avere sempre un impatto profondo quanto imprevisto su ciascuno di noi.

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