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Dislessia, con la stimolazione cerebrale migliora la capacità di lettura nei bambini

Dislessia

Uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia dimostra che dopo 6 settimane di trattamento non invasivo, velocità e accuratezza di lettura aumentano del 60%
 
Ci sono novità per  il trattamento della dislessia. I ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia hanno infatti sperimentato una nuova tecnica, dimostrando che con la stimolazione cerebrale non invasiva è possibile migliorare le capacità di lettura dei bambini dislessici in tempi molto ridotti. I risultati dello studio , finanziato dal Ministero della Salute, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Restorative, Neurology and Neuroscience.
La dislessia è un disturbo specifico della lettura, che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo. E’ legata alla difficoltà di individuare le lettere, le sillabe e le parole. Nel nostro Paese colpisce circa il 3% dei bambini in età scolare, e ha ripercussioni sull’apprendimento, sulla sfera sociale e psicologica. Un bambino dislessico può leggere e scrivere, ma deve impiegare tutte le proprie energie. Si stanca presto, si distrae, commette errori e si sente costantemente in difficoltà. La diagnosi può essere fatta solo dopo la fine della seconda elementare, ma alcuni indicatori precoci possono essere individuati già dai 4 o 5 anni del bambino, se mostra un’inattesa difficoltà nell’apprendimento della lettura e della scrittura.
Per la sperimentazione, coordinata dalla dott.ssa Deny Menghini,  è stata utilizzata la tecnica di Stimolazione Transcranica a Corrente Diretta (tDCS), una tecnica non invasiva che prevede il passaggio di corrente a basso voltaggio, impiegata da tempo per la terapia dell’epilessia focale e di altri disturbi. Il trattamento, completamente indolore, avviene attraverso un dispositivo portatile, che eroga una corrente continua ad intensità molto bassa, 1 milliampere. Nell’esperimento, durato sei settimane, sono stati coinvolti 19 ragazzi dislessici, tra i 10 e i 17 anni di età, che hanno seguito un’attività di tipo logopedico per favorire la correttezza e la velocità di lettura. Alcuni partecipanti hanno poi effettuato alcune sedute di stimolazione elettrica cerebrale – in tutto 18, tre volte alla settimana per 20 minuti alla volta – mentre altri sono stati sottoposti ad un trattamento “placebo”, cioè con il dispositivo spento. Né i bambini né i ricercatori erano a conoscenza di chi fosse stato sottoposto al trattamento attivo o placebo.
DislessiaNei bambini sottoposti alla procedura attiva c’è stato un miglioramento del 60% nella velocità e nell’accuratezza di lettura, con un passaggio da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo. Può sembrare poco, ma non lo è: 0,3 sillabe di miglioramento al secondo è quanto di solito un bambino dislessico ottiene spontaneamente in un anno intero. Il miglioramento è rimasto stabile anche dopo un mese dall’ultima seduta e nei prossimi mesi ne sarà verificata l’efficacia a lungo termine. I bambini sottoposti al trattamento “finto” non hanno invece mostrato un miglioramento significativo (incremento di circa 0,04 sillabe al secondo).
Come ha sottolineato Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, “si tratta di uno studio preliminare i cui dati attendono di essere supportati da indagini su casistiche ancora più ampie, ma i risultati ottenuti in questa prima fase sono di grande importanza dal punto di vista clinico”. “Questa ricerca può aprire la strada a nuove prospettive di riabilitazione della dislessia, con una sostanziale riduzione dei tempi, dei costi della terapia e del disagio per le famiglie nel dover sostenere lunghi percorsi di cura e di ridotta efficacia documentata. La tDCS non vuole sostituirsi, ma integrare la terapia logopedica tradizionale, tanto che i nostri risultati dimostrano la sua particolare efficacia in combinazione con la terapia tradizionale”.
Per Giacomo Stella, fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia (AID) e professore ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Modena e Reggio Emilia, “i risultati confermano quanto evidenziato anche dalle nostre ricerche. Alcuni dislessici presentano in alcune aree della corteccia una bassa connettività neuronale, anche a riposo, come se fosse un motore mal carburato che gira male al minimo e che non risponde quindi con la dovuta prontezza alle sollecitazioni quando c’è bisogno di accelerare (in questo caso alla richiesta di attività posta dalla lettura). La tDCS interviene proprio su questo meccanismo inefficiente e quindi può essere molto utile al recupero. Naturalmente è importante ricordare che, come ogni terapia, non va applicata a tutti e che vanno ancora studiati bene gli effetti a distanza”.
Questo è un esempio di come la ricerca scientifica sta facendo importanti passi avanti per contrastare e prevenire questi disturbi. Per Mutua Basis Assistance, società di mutuo soccorso leader nel campo della sanità integrativa, la salute è il bene più prezioso: siamo quindi vicini a iniziative di questo tipo, volte a migliorare la qualità della vita anche dei più piccoli, e a sviluppare la ricerca.

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