Colori cancerogeni, i tatuaggi finiscono sotto il torchio del Ministero

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Sailor Jerry red, Black mamba, Dubai gold. Hanno nomi rock e all’ultima moda che richiamano i cocktail’s più gettonati dal popolo della notte o località esotiche che farebbero sognare chiunque. Si tratta dei tatuaggi, veri protagonisti degli anni 2000 e lasciapassare per quasi tutti, dai giovanissimi agli uomini e donne di mezza età che desiderano dare un taglio alle vecchie maniere poco aggiornate. Il punto è che seppur siano applauditissimi da tutti nel mondo contengono ingredienti “cancerogeni” tanto che il Ministero della Salute ha ritirato dal mercato nove inchiostri, dopo che dalle analisi sono emerse sostanze nocive. I pigmenti sono prodotti in Usa. “L’inchiostro rimane a contatto con il corpo per molto tempo – ha precisato Lia Perrotta, allergologa dell’Istituto Dermopatico Immacolata di Roma -, ma non è il caso di allarmarsi”. I colori al bando sono Sailor Jerry Red, Black Mamba, Green Beret, Hot Pink, Banana Cream, Lining Green, Lining Red Light e Blue Iris. Gli articoli, fanno così sapere dal Ministero, sono stati sottoposti a divieto di commercializzazione, ritiro e richiamo.

Le notifiche sono state pubblicate tra il 21 e il 26 marzo e le sostanze trovate nei pigmenti vanno dalle ammine aromatiche, come toluidina e anisidina, agli idrocarburi policiclici aromatici, altre molecole inserite da tempo tra i cancerogeni. Seppur il sequestro delle tinte abbia reso più dubbiosi i già scettici, la prima segnalazione su coloranti cancerogeni risale al 2009, prodotto importato da una ditta cinese. Secondo gli esperti infatti il vero problema sarebbe il vuoto legislativo che regolamenta i pigmenti, che non sono considerati farmaci, né cosmetici, praticamente un limbo in cui naviga di tutto. C’è inoltre da ricordare che l’Echa, l’agenzia Ue per le sostanze chimiche, nel 2017 ha ricevuto l’incarico di verificare quali coloranti potrebbero finire nei tattoo e quali sono quelli pericolosi per la salute.

Stando a uno studio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sono quasi sette milioni le persone che hanno almeno un tatuaggio, ben il 13% della popolazione. Dai dati emerge che i tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8%) rispetto agli uomini (11,7%). Il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati interessa la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%). Il 76.1% dei tatuati si è rivolto ad un centro specializzato di tatuaggi e il 9,1% ad un centro estetico, ma ben il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati. Il 3,3% del campione intervistato ha dichiarato di aver avuto qualche effetto collaterale rilevante.

Andando oltre i confini italiani invece anche gli europei hanno largamente dimostrato di essere pazzi per i tatuaggi, ben il 12% di loro ne conta almeno uno sul corpo. Ma la criticità principale risiede nel fatto che fino a oggi non esiste una legge europea che regoli le sostanze che possono essere iniettate nella pelle. Un vuoto normativo che assilla da qualche anno Bruxelles, soprattutto da quando uno studio ha rilevato che oltre 4mila sostanze chimiche utilizzate per i tattoo sarebbero nocive alla salute. Sostanze che la Commissione Ue è pronta a vietare.

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