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CHIRURGIA PRECOCE E CONTROLLO DI QUALITA’: DUE ARMI IMPORTANTI PER LA LOTTA AL MELANOMA

Melanoma

Il melanoma è il più aggressivo dei tumori cutanei.

Secondo Epicentro, il portale dell’epidemiologia pubblica, se in passato questa neoplasia era considerata rara (addirittura rarissima fino all’adolescenza), oggi, in tutto il mondo, ha un’incidenza in continua crescita. L’aumento si presenta in entrambi i sessi e in tutte le fasce d’età.
In Italia, l’incremento annuo è risultato particolarmente elevato nelle età giovani (20-39 anni; +7.2% annuo) e soprattutto nelle donne, anche se è in crescita significativa anche tra gli adulti (40-59 anni; +4.7% annuo) e nei soggetti con età più avanzata (con oltre 60 anni; +4.5% annuo).
Grazie ai progressi della scienza e della tecnologia è possibile combattere le neoplasie, anche le più aggressive. Nel nostro Paese ci sono dei centri di eccellenza come l’Istituto Europeo di Oncologia e l’Istituto Tumori di Milano, di Genova, l’Istituto oncologico Veneto di Padova, il Pascale di Napoli, etc. e da poco anche l’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze, in cui gli specialisti hanno a disposizione un nuovo macchinario dotato di gamma-camera in grado di verificare in sala operatoria la corretta identificazione del linfonodo “sentinella”.
Da anni, la chirurgia del melanoma si avvale della biopsia del linfonodo sentinella, considerato il “guardiano” del melanoma, quello che per primo intercetta eventuali cellule sfuggite; questa tecnica supera altre metodiche diagnostiche come l’ecografia, la TC, la RM e la PET. La moderna apparecchiatura, dotata di gamma-camera permette di visualizzare il linfonodo sentinella in sala operatoria, immediatamente prima dell’intervento chirurgico; successivamente, con l’ausilio di una sonda, intra-operatoria, anche questa di ultima generazione, il linfonodo viene asportato. Al termine dell’intervento una nuova acquisizione di immagini con la gamma-camera permette di verificare, sempre in sala operatoria, se è stato asportato il “vero” linfonodo sentinella. Al contrario, se rimane uno spot di radio-attività, il chirurgo prosegue la ricerca con la sonda del linfonodo rimasto in sede fino alla sua identificazione, asportazione, negativizzazione delle immagini al monitor gamma-camera.
 “Ritengo -ha spiegato il dottor Lorenzo Borgognoni, Direttore S.C. Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Centro di Riferimento Regionale per il Melanoma, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze- che la possibilità di effettuare un controllo in sala operatoria con la gamma-camera al termine dell’intervento, può migliorare due importanti parametri di qualità nella chirurgia del melanoma: l’aumento della percentuale di identificazione del linfonodo sentinella e la diminuzione dei falsi negativi.”
Mutua Mba, società di mutuo soccorso, leader in Italia nel panorama della Sanità Integrativa, volta a garantire un corretto e veloce accesso alle informazioni e alla diagnosi precoce, ha rivolto qualche domanda al dottor Borgognoni.
 
La gamma-camera in sala operatoria è uno strumento innovativo ed efficace. Rispetto al metodo tradizionale, sulla base della sua esperienza, quali sono stati i risultati? C’è o no la possibilità di una ricaduta? 
“Nella nostra esperienza preliminare il nuovo strumento si è dimostrato utile soprattutto nei casi in cui i linfonodi sentinella erano più di uno, localizzati in sedi particolari, profondi o molto vicini al melanoma primario e in pazienti con eccesso adiposo. Il vantaggio rispetto la passato è che possiamo effettuare in sala operatoria, al termine dell’intervento, un esame analogo a quello fatto il giorno precedente in Medicina Nucleare, avendo la possibilità di togliere eventuali linfonodi sentinella che non sono stati subito identificati con la tecnica tradizionale e che potrebbero crescere e rendersi evidenti dopo molti mesi”.
 
Le armi principali per combattere e guarire dal tumore sono la diagnosi precoce associata a una precoce terapia chirurgica. Quali altre armi ci sono attualmente per combattere il melanoma? 
“Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi farmaci per contrastare anche le forme avanzate di melanoma, molecole che agiscono contro specifici bersagli (target therapy) e nuove immuno-terapie che stanno dando risultati significativi. Sarà interessante valutare in futuro l’efficacia di queste molecole anche come terapie adiuvanti, cioè combinate alla chirurgia, per forme a maggior rischio di ricaduta, come ad esempio i casi con linfonodo sentinella positivo”.
 
Quali sono i suoi consigli? 
“Senz’altro lavorare tutti, pazienti, medici, istituzioni, alla prevenzione primaria e secondaria, anche con campagne informative ed educazionali.
Poi, evitare scottature solari soprattutto in età infantile, limitare l’esposizione  al sole e utilizzare creme protettive, effettuare un autoesame periodico e regolare della superficie corporea, far valutare dal proprio medico curante, che eventualmente invierà allo specialista, un “neo” che cresce, che cambia di colore, forma o dimensioni, soprattutto verso l’irregolarità e la disomogeneità. Così potrà migliorare ancora la diagnosi precoce, che rimane l’arma più importante”.

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