Trapianti: anche il cuore ha un sesso?

Mariachiara Manopulo

Mariachiara Manopulo

Bolognese di nascita e quasi romana d’adozione, mi sono laureata in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica, e specializzata prima con un Master in diritto parlamentare e valutazione delle politiche pubbliche e poi con un Master in Digital PR e Media Relations. Ho avuto diverse esperienze nel settore della comunicazione; dopo più di tre anni passati nell'ufficio stampa di un gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, ora lavoro nell'ufficio Comunicazione e Marketing di Health Italia.
Mariachiara Manopulo

Sembra che anche il cuore abbia un sesso: a dimostrarlo è uno studio presentato al congresso Esc 2016, che si è svolto a Roma a fine agosto. Un gruppo di ricercatori dell’ospedale universitario Maranon di Madrid e della scuola di medicina di Valparaiso in Cile ha rilevato un ‘effetto di genere’ che penalizza soprattutto l’uomo.

“Nella scelta dell’organo – ha dichiarato alle agenzie Leonardo Bolognese, direttore della Cardiologia dell’ospedale di Arezzo ed Esc Local Press Coordinator – è necessario che esista una compatibilità tra donatore e ricevente su diversi fattori come gruppo sanguigno, dimensione dell’organo, fattori sierologici ed immunologici. Il possibile ruolo del sesso di donatori e riceventi è stato discusso per anni, ma oggi ci sono evidenze più precise: la sopravvivenza dopo trapianto di cuore sembra essere peggiore se il genere tra i due soggetti è diverso. Lo conferma una meta-analisi di revisioni sistematiche, che aveva lo scopo di valutare le evidenze correnti riguardo la compatibilità tra i generi”.cuore ha un sesso

L’analisi è stata eseguita con una ricerca effettuata su Pubmed ed Embase (due database di ricerche scientifiche) sino a febbraio 2015, nella quale sono stati inclusi dati su coorti comparative e studi riguardo la sopravvivenza dopo il trapianto di cuore in entrambi i sessi. La metanalisi ha incluso 10 studi per un totale di 53.199 pazienti. Quando sono stati analizzati i riceventi di entrambi i generi, sono emerse differenze nella sopravvivenza ad un anno tra riceventi dello stesso o di sesso diverso. Nei riceventi maschi è stato evidenziato che il ‘mismatch’ di genere era un fattore di rischio per la mortalità ad un anno, con un incremento di 1,38 volte, ma lo stesso assioma non è risultato valido se il ricevente era una donna (odd ratio 0,98%), che invece mostrava una migliore sopravvivenza.

Come ha ricordato Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell’ospedale Garibaldi di Catania e Esc Local Press Coordinator, “dal 2000 al 2013 solo in Italia sono stati eseguiti 4.222 trapianti di cuore con tassi di sopravvivenza dell’organo ad un anno dell’82,5%, e questa scoperta potrebbe migliorare ulteriormente questa performance”. “Gli uomini corrono meno rischi di rigetto se hanno ricevuto il muscolo cardiaco da donatori dello stesso sesso. Le ipotesi sui motivi di questo fenomeno sono diverse e ancora non del tutto chiarite: l’aumento del rischio di rigetto nei casi di donatore e trapiantato di sesso opposto potrebbe essere dovuto alle differenti dimensioni del muscolo, solitamente più grande e con maggiore capacità di pulsazione negli uomini. Ma anche fattori di natura ormonale o immunitaria ancora non perfettamente chiariti”.

I migliori risultati post-operatori, in studi precedenti sono stati riscontrati nei casi di trapianto da uomo a uomo, mentre se a donare l’organo era una donna il rischio di morire era del 15% in più. Le percentuali più basse di sopravvivenza, invece, sono state registrate tra gli uomini cui era stato trapiantato un cuore femminile.

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