Uova contaminate in Italia. La Coldiretti: due italiani su tre temono a tavola

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
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Secondo la Coldiretti, sono moltissimi gli italiani preoccupati di ciò che mangiano, anche a causa delle emergenze sanitarie che hanno caratterizzato l’ultimo secolo, dalla mucca pazza fino allo scandalo delle uova contaminate.

Due italiani su tre (66%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute anche per effetto del ripetersi di emergenze sanitarie che hanno caratterizzato l’ultimo secolo, dalla mucca pazza fino allo scandalo delle uova contaminate. Lo afferma una analisi Coldiretti/Ixé, dopo i primi sequestri in Italia di uova a rischio contaminazione da fipronil. Al momento, tuttavia, risultano solo due positività, una ad Ancora e la seconda a Roma – su 114 campioni analizzati. In Italia il fipronil, l’insetticida prodotto in Belgio e utilizzato anche sulle uova di allevamenti olandesi, è arrivato ma al momento sembra non in modo massiccio. Lo rende noto il Ministero della Salute: “Si tratta di uova prodotte in Abruzzo – afferma il direttore generale della sicurezza alimentare, Giuseppe Ruocco – e che noi abbiamo trovato in un centro di confezionamento in provincia di Ancona. Questa è una novità, ma non lo escludevamo, perché il Belgio aveva segnalato che il prodotto poteva essere stato utilizzato anche in Italia, poi lo aveva ritrattato”.

Questa nuova vicenda ha innescato grandi incertezze nelle case delle famiglie italiane e non è un caso che secondo delle prime statistiche la vendita delle uova sembra essere diminuita dopo che la Commissione Europea aveva indicato anche il nostro Paese fra quelli che hanno ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo. Secondo la Commissione, infatti, tra i Paesi coinvolti, oltre l’Italia, ci sono il Belgio, i Paesi Bassi, la Germania, la Francia, la Svezia, il Regno Unito, l’Austria, l’Irlanda, il Lussemburgo, la Polonia, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia e la Danimarca. A questi si aggiungono Svizzera e Hong Kong. L’organismo, inoltre, aveva sottolineato tuttavia che i Paesi in cui è stato “confermato l’utilizzo illegale del prodotto” sono solo quattro, ovvero Olanda, Belgio, Germania e Francia; gli altri, Italia compresa, “hanno ricevuto delle importazioni provenienti da questi quattro Paesi”.

L’esperienza di questi anni – sottolinea la Coldiretti – dimostra che con la globalizzazione dei mercati le emergenze alimentari si diffondono rapidamente nei diversi continenti e che quindi le norme per favorire gli scambi commerciali soprattutto nell’agroalimentare vanno accompagnate da un impegno per il rispetto del principio della precauzione e nel rafforzamento dei controlli a garanzia della sicurezza alimentare dei cittadini, ma purtroppo non viene fatto, a partire dal Trattato di libero scambio con il Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia.

“L’Italia che leader europeo nella qualità e nella sicurezza alimentare ha il compito di svolgere un ruolo di apripista nelle politiche comunitarie alimentari comunitarie che troppo spesso spingono alla omologazione e a un livellamento verso il basso”, ha precisato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. In particolare, continua, “si è evidenziata la necessità di una informazione corretta e tempestiva per non lasciare campo libero a campagne dai toni allarmistici e del tutto infondati che hanno effetti dirompenti sui consumi, con danni irreparabili per le imprese. Una misura che si è dimostrata efficace in questi anni, dalla mucca pazza all’aviaria, è stata l’introduzione dell’obbligo di indicare sulla etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti senza attendere che si verifichino le emergenze, ma va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati”.

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