TUTTI AL MARE A MOSTRAR…IL TATUAGGIO! 

Tatuaggio Mare

PRECAUZIONI PER NON CORRERE RISCHI.

MUTUA BASIS ASSISTANCE HA INTERVISTATO LA DOTTORESSA PATRIZIA TEOFOLI 

La tatoo-mania è ormai diventata una vera e propria moda. Lo sanno bene molte stars internazionali e nazionali che sfoggiano sui loro corpi scolpiti tatuaggi di ogni immagine e colore in omaggio ad amori, nascite e ricorrenze varie. 

Insomma, l’importante è avere un’idea originale da farsi scolpire a “tempo indeterminato” sulla pelle. La star più tatuata in assoluto? Il primato sembra che se lo sia aggiudicato la cantautrice statunitense Lady Gaga. 

C’è chi preferisce tenerli nascosti sotto gli abiti ed esibirli solo in occasioni particolari, come ha fatto durante uno degli ultimi Festival di Sanremo la showgirl argentina Belen Rodriguez, attirando l’attenzione di milioni di italiani sulla farfallina tatuata sull’inguine, o chi invece li ostenta quotidianamente su braccia, spalle, polpacci, piedi e mani. 

Il tatuaggio che in passato era di uso esclusivo di galeotti e marinai, oggi ha cambiato destinatari e sono, infatti, molte le persone, soprattutto giovani, che hanno uno o più tatuaggi sul proprio corpo. 

A dimostrarlo è una recente ricerca condotta dall’Università di Tor Vergata su 2500 studenti liceali. Tale studio ha rilevato che il 20% ha un tatuaggio ed è pari al 32% la percentuale di coloro che aspirano a farsi “pigmentare” la pelle.

Tatuare significa imprimere nei primi strati della pelle, precisamente nel derma, pigmenti colorati attraverso l’utilizzo di uno o più aghi. 

Ma quali sono i rischi per la salute se non sono rispettate le adeguate norme igienico-sanitarie? Irritazioni e reazioni allergiche in primis, ma se l’attrezzatura usata per realizzare il tatuaggio è contaminata da sangue infetto, si può anche correre il rischio di contrarre diverse patologie infettive come l’epatite B, l’epatite C, il tetano e l’HIV. 

Dalla ricerca dell’Università romana è emerso che solo il 5% è informato sulle malattie trasmesse. Scopo del progetto è quello di dare ai giovani le giuste informazioni igienico-sanitarie da seguire per evitare problemi di salute.

L’epatite virale è un’infiammazione del fegato causata dall’infezione, silente o sintomatica, da parte di alcuni virus tipici del tessuto epatico ma solo alcuni di essi, Hbv, Hcv, Hdv, possono stabilirsi nell’organismo in modo persistente, causando danni cronici al fegato. Nella forma acuta, la malattia si manifesta con disturbi di tipo influenzale, spesso asintomatico, mentre nella sua forma cronica, l’infiammazione permanente del tessuto epatico è dovuta all’incapacità del sistema immunitario di eliminare il virus epatitico.

Molti studiosi hanno puntato i riflettori sullo studio “Association of tattooing and hepatitis C virus infection: a multicenter case control study”  pubblicato sulla rivista Hepatology, dove si dimostra come l’infezione da Hcv si trasmetta principalmente attraverso il riutilizzo di aghi monouso, la non sterilizzazione di materiali e il riutilizzo d’inchiostro contaminato con sangue infetto.

Dai dati dei ricercatori italiani presentati al 2° Congresso Nazionale Sigr, è quindi emersa la necessità di un maggiore sforzo per incoraggiare l’utilizzo di materiale monouso e la corretta sterilizzazione degli strumenti utilizzati durante queste procedure, aumentandone il monitoraggio. Bisogna informare con continuità che far ricorso a strutture temporanee, come quelle che compaiono durante i mesi estivi nelle località balneari, aumenta il rischio di contagio perché si tratta di situazioni svincolate dai normali controlli. Per questi motivi, si evince la necessità, da parte degli addetti ai lavori, di promuovere interventi di educazione alla salute già nella scuola secondaria di primo grado.

Dott.ssa Patrizia TeofiliMutua Basis Assistance, Società di Mutuo Soccorso, ha intervistato la Dottoressa Patrizia Teofoli, Dirigente I livello Istituto Dermopatico dell’Immacolata, IRCCS-Roma.

Il tatuaggio oggi è un “accessorio permanente” molto diffuso tra i giovani, ma potrebbe creare dei problemi per la salute, come irritazioni, reazioni allergiche e infezioni cutanee. Ci spiega cosa sono?

“Si possono verificare diverse situazioni come l’eczema da contatto, che è una dermatite allergica, perché il tatuaggio è un atto invasivo di inoculazione di pigmenti; oppure delle dermatosi infiammatorie croniche, quali reazioni granulomatose o lichenoidi o pseudolinfomatoseche, indotte dal sistema immunitario nei confronti del pigmento che viene iniettato, subito dopo aver effettuato il trattamento o in un secondo momento”.

Quindi le irritazioni possono verificarsi anche in un momento secondario? Entro quanto tempo?

“La maggior parte delle volte subito dopo aver fatto il tatuaggio, ma si possono anche verificare infiammazioni croniche dopo qualche mese”.

Per quanto riguarda le infezioni cutanee?

“La procedura per effettuare il tatuaggio è quella attraverso la quale viene iniettato sulla pelle il pigmento in granuli e il sistema immunitario crea un’infiammazione cronica contro il pigmento. 

Il tatuaggio è una ferita aperta e in quanto tale suscettibile alla penetrazione di batteri, funghi e virus. Le infezioni possono essere virali ad esempio la verruca, dovute al contatto da parte dell’operatore o dello stesso soggetto che si sta sottoponendo al trattamento, o proprio legate ai virus come dell’epatite B e C e HIV, i più pericolosi, ma fortunatamente poco diffusi in Italia, perché i tatuatori sono comunque dei professionisti che seguono delle regole igieniche ben precise. Il problema può verificarsi quando ci si rivolge ad un tatuatore occasionale o in Paesi dove non si conosce la legislatura a tutela della salute. Le infezioni possono essere anche batteriche, come quelle da streptococco e lo stafilococco, perché si creano delle vere e proprio lesioni della cute con la conseguenza di un facile ingresso di batteri. Per evitare problemi di questo tipo è necessario che l’ambiente dove viene effettuato il tatuaggio deve essere a norma per un’operazione di minima invasività con l’utilizzo da parte dell’operatore di strumenti monouso.

Per le dermatiti c’è da sottolineare un’altra cosa molto importante che riguarda i tatuaggi semipermanenti, le sostanze utilizzate contengono la parafenillendiamina che può dare origine a delle dermatiti. Sempre per le reazioni infiammatorie del tatuaggio è possibile l’insorgere di dermatosi latenti per soggetti che sono predisposti a delle patologie come la psoriasi.

Si possono anche verificare delle reazioni fotoallergiche che sono eritema, prurito con vescicole perché ci sono dei pigmenti di colore, come ad esempio il giallo, che esposti al sole, danno reazioni appunto fototossiche o fotoallergiche. Il rosso è un colore che può provocare delle infiammazioni croniche da reazioni granulomatose”.

Per questo motivo nel tempo alcuni colori del tatuaggio schiariscono?

“Sì, perché c’è un rapporto tra pigmento e tessuto che determina la perdita del colore originale”.

Tra irritazioni, reazioni allergiche e infezioni cutanee qual è la più diffusa?  

“In Italia, le reazioni allergiche provocate proprio dai pigmenti utilizzati per fare i tatuaggi, primo tra tutti il rosso”. 

Un’altra cosa da non sottovalutare è la cura del tattoo post-esecuzione?

“Le precauzioni da osservare dopo esservi fatti tatuare dipendono dal tipo e dall’estensione del tatuaggio, si devono seguire delle norme igieniche almeno per la settimana successiva al trattamento, con l’utilizzo, subito dopo avere fatto il tatuaggio, di creme antibiotiche per uso topico, per evitare che si creino delle piccole viscicole soggette a infezioni”.

Che ne pensa della necessità di promuovere interventi di educazione alla salute nella scuola secondaria di primo grado? 

“Oggi il tatuaggio è diventato un segno di identificazione, mentre in passato era più associato ad stile di vita anche trasgressivo.

Sono favorevole a questa iniziativa perché la ritengo importante soprattutto per saper scegliere consapevolmente la giusta parte del corpo in cui farsi fare il tatuaggio”. 

Quindi la prima domanda che ogni aspirante dovrebbe porsi è quella se si è veramente convinto a una modifica permanente del proprio corpo, anche perché non è così semplice la rimozione del tatuaggio, vero?  Anche per questo procedimento ci sono dei rischi per la salute? 

“Ci sono zone del corpo più delicate come l’inguine in cui, essendoci linfonodi, sarebbe meglio evitare. Detto questo però, negli ultimi 10 anni è possibile rimuovere il tatuaggio con il laser Q-SWITCHED con il quale si ha la fototermolisi selettiva e cioè si verifica la frammentazione del pigmento che rimuove completamente il tatuaggio senza lasciare alcuna traccia e senza danneggiare la cute circostante perché si riduce al minimo l’effetto termico. E’ una tecnica attraverso la quale il colore fa da bersaglio alla luce emessa dal laser. I pigmenti più difficili da eliminare sono il rosso, il verde, il giallo. 

Certo è che più il tatuaggio è grande e più è complicato rimuoverlo e questo comporta anche una spesa considerevole da parte di chi ha deciso di eliminarlo”. 

Ci sono effetti collaterali?

“Si possono verificare degli effetti collaterali immediati come la comparsa di infiammazioni, però è un momento transitorio, e qualche volta, se il tatuaggio è grande e ricco di pigmento, si possono riscontrare dei traumi per la pelle, ma ogni caso ha una sua storia”. 

Una volta però acquisita la convinzione di farsi imprimere una figura o una frase sulla pelle ci sono alcuni accorgimenti da non sottovalutare. Gli esperti suggeriscono innanzitutto di andare in uno studio di tatuatori con personale preparato e poi di “aguzzare la vista” su determinati atteggiamenti e cioè: controllare se l’operatore si lava le mani e indossa un paio di guanti nuovo per ciascun cliente; controllare se estrae l’ago e i tubicini da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare (anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi); controllare se usa un’autoclave per sterilizzare le attrezzature non usa e getta prima di usarle su un nuovo cliente. Gli strumenti e i materiali non sterilizzabili nell’autoclave, ad esempio le maniglie dei cassetti, i tavoli e i lavandini, dovrebbero essere puliti con detergenti antisettici per la pulizia dopo l’uso.

Per chi invece non è particolarmente convinto dell’inchiostro c’è il tatoo con i raggi solari, una nuova moda che sta venendo alla ribalta con l’arrivo dell’estate. Tatuarsi con i raggi solari consiste nell’applicare sulla propria pelle delle forme, in modo che i raggi solari abbronzino tutto tranne la zona in cui vengono applicate.

Dottoressa Teofoli, che ne pensa? Si dice che questa nuova tecnica può causare delle conseguenze per la salute…

“Non ci sono rischi particolari perché è un’abbronzatura, certo se si decide di mantenerlo tutto l’anno si va incontro agli effetti collaterali della sovraesposizione ai raggi ultravioletti.”

Quali sono i suoi consigli?

“Scegliere tatuatori professionisti che rispettano le norme igienico-sanitarie utilizzando aghi, inchiostri, guanti in lattice monouso e che svolgono il loro lavoro in un ambiente a norma, con pavimentazioni e pareti idonee che permettano una pulizia profonda. In questo modo si riduce al minimo il rischio di infezione”. 

Tags: tatuaggio
Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.

Comments are closed.