Tatuaggi: il pericolo è nell’assenza di normative

Marilena Falcone

Marilena Falcone

Marilena Falcone - Laureata in ingegneria meccanica biomedica nel 1994, ha sempre coltivato la passione per la comunicazione parlata e scritta: si è quindi progressivamente allontanata dal settore prettamente tecnico e da diversi anni è diventata traduttrice e contributor di magazine online, con una attenzione particolare alle tematiche dell’attualità sociale e della salute.
Marilena Falcone

La sensazione frequente che emerge parlando con chi ha fatto o pensa di fare un tatuaggio è la percezione comune di sicurezza legata alla scelta di uno studio registrato, presso il quale lavori un tatuatore bravo.

In realtà negli ultimi anni si tende a smentire il binomio buono studio = tatuaggio sicuro, sottolineando quanto sia importante introdurre nuove normative e regolamentazioni specifiche, a oggi in effetti assenti nonostante la diffusione crescente dei tatuaggi soprattutto fra le nuove generazioni.
Sicuramente scegliere uno studio serio e affidabile, che conosca e implementi le principali norme igieniche quali impiego di strumenti e guanti usa e getta e sterilizzazione di quanto non può essere rinnovato a ogni cliente, contribuisce a ridurre di molto il rischio di contagio da infezioni; è comunque vero che uno studio di tatuatore non sempre è un ambiente completamente sterile e troppo spesso si tende a dimenticare che il tatuaggio non è una procedura cosmetica superficiale.
Il problema risiede proprio in questo aspetto, come sottolinea un recente articolo dell’FDA (Food and Drug Administration) statunitense: l’effettuazione di tatuaggi è inquadrata ovunque come trattamento cosmetico e come tale viene sottoposta a test e regolamentata. Si tende a concentrarsi sulle reazioni cutanee immediate mentre gli effetti collaterali e i rischi reali legati alle micro-iniezioni sottocutanee di inchiostro colorato risultano in tal modo completamente ignorati o sottovalutati, soprattutto nel medio e lungo termine. Sono state registrate, per esempio, reazioni allergiche individuali emerse a distanza di anni, anche decenni. Si sono verificati casi di fotosensibilità ritardata dovuta all’esposizione prolungata nel tempo alla radiazione solare (anche a distanza dall’effettuazione del tatuaggio) e irritazioni e gonfiori manifestatisi durante l’effettuazione di Risonanza Magnetica.
Non solo: da tempo è stato dimostrato che l’inchiostro iniettato in determinate condizioni arriva ai linfonodi vicini, che risultano colorati. Il fenomeno di coinvolgimento dei linfonodi avviene in misura minore anche nel caso di prodotti cosmetici cutanei, ma con i tatuaggi possono insorgere problemi di infiammazione dei linfonodi stessi a causa del deposito di particelle di pigmento di dimensioni superiori. La sollecitazione del sistema immunitario può scatenare malattie autoimmuni sottostanti latenti ed è sempre più fondato il sospetto che a lungo termine i tatuaggi incrementino il rischio di sviluppare tumori. Se da un lato l’FDA rivela addirittura di aver individuato con frequenza sorprendente l’impiego di sostanze chimiche utilizzate nei toner delle stampanti o nelle vernici delle automobili, dall’altro anche una pubblicazione della Comunità europea segnala situazioni potenzialmente pericolose relative agli inchiostri. L’assurdo è che tali situazioni potenzialmente pericolose non possono essere propriamente definite irregolarità, dato che di fatto mancano regole specifiche in merito.

Gli inchiostri presenti per esempio in Europa provengono legalmente da Paesi diversi con legislazioni diverse quindi, pur essendo perfettamente legittime, non sempre le boccette sono etichettate con l’elenco completo degli ingredienti. A questo si aggiunge il fatto che, comunque, persino le sostanze considerate più innocue perché “biologiche” possono avere a lungo termine un effetto cancerogeno a causa dei pigmenti azoici presenti nel 60% dei coloranti considerati, appunto, biologici.
In altre parole: può tranquillamente succedere che, pur rivolgendosi a studi seri di tatuatori professionisti che utilizzano in perfetta buona fede inchiostri ritenuti non dannosi per la salute, si corrano rischi anche gravi.
Nell’attesa di una ulteriore sensibilizzazione sull’argomento da parte degli enti internazionali preposti alla definizione di normative precise, è fondamentale quindi consultare il dermatologo, prima di ogni nuovo tatuaggio e per controlli regolari, rivolgersi a studi specializzati in grado di spiegare i rischi (noti al momento) legati ai vari tipi di inchiostro impiegati e alla profondità del tatuaggio stesso e non sottovalutare nessuna reazione anomala, in particolare se insorge nella zona di applicazione, anche a distanza di tempo.

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