Surf e dieta. I consigli dell’esperto per una ottima riuscita delle prestazioni tra le onde

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Sport e alimentazione rappresentano un anello prezioso per la buona salute e sempre di più al giorno d’oggi sono coloro che programmano la propria dieta sulla base dell’attività fisica che svolgono anche in merito al tempo che vi dedicano. Tra questi annoveriamo gli aitanti surfisti i quali sanno bene quanto il loro sport sia allo stesso tempo divertente e parecchio dispendioso. L’alimentazione del surfista perciò deve fornire i macronutrienti necessari per garantire elasticità muscolare e un’energia di pronto utilizzo: la giusta quantità dipende dal tempo di permanenza in mare e da grandezza, intensità e frequenza delle onde che si affrontano. A tal proposito, molto interessante è l’intervento del dottor Paolo Pariante, Biologo Nutrizionista, che interpellato da SurfCorner ha fornito dei consigli alimentari affinché ogni buon surfista possa migliorare la propria performance sportiva. Argomento molto attuale in questi giorni essendosi tenuta dal 20 al 28 maggio scorsi a Biarritz l’edizione 2017 dei World Surfing Games organizzati dall’ISA (International Surfing Association) a cui ha partecipato la Nazionale italiana di Surf sotto la guida del Settore Surfing della Federazione Italiano Sci Nautico e Wakeboard.

Per prima cosa, la sana dieta dell’atleta dovrebbe comprendere sempre e comunque i carboidrati essenziali per avere una consistente scorta di energia di rapido utilizzo, ma anche per contenere il catabolismo muscolare e per il mantenimento dell’efficienza del muscolo durante l’attività fisica. Prima di affrontare le onde lo sportivo dovrebbe assumerne al mattino o comunque non trascurarli all’ora di cena. Si consiglia, inoltre, di prestare sempre molta attenzione alla prima colazione composta magari da frutta frullata, una porzione di frutta secca, si pensi alle mandorle e noci, oppure da una fresca spremuta di arancia o latte di soia più pane e un cucchiaino di miele. Se invece l’allenamento è pomeridiano sarebbe preferibile mangiare della pasta a pranzo seguita da una porzione di riso in bianco più filetto di pesce magro e 1 frutto. Ciò che conta è che si dia al corpo il tempo necessario per una corretta digestione prima del tuffo (2/3 ore circa).

Se per ragioni di tempo non fosse possibile consumare pasta questa potrebbe essere sostituita da uno spuntino a base di macedonia o frullato di frutta, oppure con fette biscottate e miele, 30 minuti prima della sessione. Così facendo il corpo sarà munito della giusta dose di energie fornite dagli zuccheri ingeriti. Come si sottolinea spesso quando si parla della dieta Mediterranea e del suo stretto legame con lo sport, una buona colazione o uno spuntino pomeridiano sono tappe della giornata fondamentali per l’organismo umano.

Chiaramente, ciò che lo sportivo deve fare è non eccedere con i grassi di natura animale soprattutto nelle ore che precedono la prestazione sportiva. “È inoltre importante non esagerare con alimenti proteici e con alimenti ricchi di fibre prima di immergersi, limitandosi a una dose controllata. Piccoli spuntini possono essere fatti a riva durante l’allenamento: anche in questo caso, è consigliabile mangiare snack e alimenti a base di zuccheri altamente digeribili. Dopo l’allenamento, inoltre, è sempre importante sostenere l’organismo con uno spuntino o con un pasto, secondo le linee guida precedentemente descritte”. Questo il consiglio del dottor Paolo Pariante il quale aggiunge che lo sportivo esemplare deve sempre mantenere il corpo idratato: questa è la chiave di un’ottima performance.

“Un essenziale contributo alla performance e al mantenimento del proprio benessere è, infine, dato dal corretto stato di idratazione: l’attività fisica – suggerisce l’esperto – porta a un incremento del dispendio energetico e della sudorazione, importantissima per l’omeostasi termica e non solo, durante la quale è possibile perdere un’importante quota di acqua e ioni, tra cui il sodio. Eccessiva perdita di liquidi e disidratazione in generale possono avere conseguenze negative sulla prestazione: è, infatti, noto che la stessa termoregolazione è inficiata da una riduzione di poche unità percentuali di volume d’acqua che, se superiori al 5% del peso corporeo complessivo, portano anche a una marcata riduzione dell’efficienza di lavoro muscolare, con associato un maggior rischio di crampi e una penalizzazione della performance atletica”. Al mantenimento dell’idratazione, inoltre, è sempre possibile contribuire sia con l’assunzione regolata di acqua prima, durante e dopo la performance, sia con l’integrazione di elettroliti (tra cui principalmente sodio, cloro, magnesio e potassio) e di zuccheri.

 

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