SOCIAL E DEPRESSIONE, UN CONNUBIO PERICOLOSO. Mutua Mba ha intervistato la psicologa-psicoterapeuta Marinella Cozzolino

Tanti like è sinonimo di tanti amici e vita sociale movimentata da condividere virtualmente.
Almeno sulla carta, ma all’atto pratico potrebbe invece essere il contrario: più si è social sul web e più aumenta la depressione.
Si osserva la vita degli altri e scatta il paragone con la propria.
Arriva dall’Università della Pennsylvania un recente studio sperimentale su Facebook, Instagram e Snapchat, pubblicato sul Journal of Social and Clinical Psychology, secondo il quale c’è una relazione tra il tempo trascorso sui social e calo del benessere. I ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver esaminato un campione di 143 studenti e il loro tempo speso sui social, certificato dall’iPhone.
Ai partecipanti è stato chiesto di rispondere a domande sull’umore e il benessere; in seguito sono stati formati due gruppi, uno di controllo e uno che prevedeva di ridurre per tre settimane l’uso dei social a 10 minuti per ognuna delle tre piattaforme, che sono le più usate dagli studenti coinvolti.
Risultato? Secondo la psicologa e autrice della ricerca Melissa G. Hunt, “Usare i social media meno del solito ha comportato una diminuzione significativa di depressione e solitudine. Questi effetti sono particolarmente pronunciati per le persone che erano più depresse quando sono entrate nello studio. Può sembrare strano che usare meno i social faccia sentire meno soli, ma alcune pubblicazioni in materia evidenziano che c’è un forte confronto sociale: quando si guarda la vita delle altre persone, in particolare su Instagram, è facile concludere che la vita di tutti gli altri è più bella o migliore della propria”.

Marinella Cozzolino


Mutua Mba, società di mutuo soccorso leader in Italia sul panorama della Sanità integrativa, per saperne di più ha rivolto qualche domanda alla dottoressa Marinella Cozzolino, psicologa-psicoterapeuta intervenuta sul tema della depressione in generale in un’intervista precedentemente pubblicata sul blog.
“La depressione è prevalentemente un disturbo dell’umore – ha spiegato – Nei casi di depressione accertata e diagnosticata ci sono ripetuti episodi di umore depresso, perdita totale di interesse in generale e di interesse per il piacere anche di fronte a episodi o fatti considerati comunemente piacevoli (anedonia). Inoltre, perdita di concentrazione e di memoria, rifiuto per qualsiasi forma di responsabilità o impegno, difficoltà a prendere decisioni. A questo si associa, nella maggior parte dei casi una forte perdita di autostima”.
Abbiamo anche affrontato il tema della dipendenza da social media e da smartphone in un articolo, sempre pubblicato sul blog, evidenziando i dati forniti dal settimo report Global Digital 2018 e dal 22esimo Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia. Nel corso di quest’ultimo incontro è emerso che i proprio i giovani sono la categoria che ha un eccessivo bisogno di controllare i propri dispositivi restando per parecchie ore, anche durante la notte, connessi sui social.
Dottoressa, cosa ne pensa del recente studio secondo il quale, paradossalmente, più si sta sui social e più si rischia ansia, depressione e solitudine?
“Mi viene in mente una espressione di Luigi Tenco. Quando gli chiesero perché non scrivesse mai canzoni allegre, rispose: non scrivo mai canzoni allegre perché quando sono felice esco. Direi che è , davvero, la stessa cosa”.
Meno social=meno soli. E’ così?
“Si è così. Si passa molto tempo sui social quando si ha molto tempo libero a disposizione. Il tempo libero in sé sarebbe una gran goduria se le persone sapessero riempirlo di cose belle e realmente condivise. Un pranzo fuori con il partner, una passeggiata con un’amica, la visita ad un museo con un’altra. Purtroppo però sempre meno spesso è così”.
Che tipo di depressione è quella che scatta nel vedere sui social che la vita degli altri è migliore della propria? E quanto è pericolosa?
“Ogni tipo di depressione mette in discussione la desiderabilità e la disponibilità della vita. La depressione ha sempre a che fare con il desiderio. Molte persone sentono l’indisponibilità della propria vita che si traduce nell’impossibilità di fare determinate cose o vivere in un certo modo. Gli altri sono più belli, più ricchi, più liberi lavorativamente, più realizzati, più amati e felici in amore. E’ ovvio che sui social ciascuno pubblica il bello che gli appartiene ma che visto tutto insieme sembra una montagna di cose favolose tutte appartenenti alla stessa persona anche quando, ovviamente non è così”.
La fascia d’età presa in esame è quella tra i 18-22 anni, quanto è importante e come secondo lei è possibile educare i ragazzi all’uso dei social network per evitare rischi sulla salute e il benessere psicofisico?
“I ragazzi non vanno educati all’uso dei social ma all’uso della vita. Solo riempiendo la vita di interessi e passioni si può distogliere l’interesse dai social che, in realtà non sono dannosi. E’ importante che siano vissuti come uno stimolo a crescere, migliorare e combattere e non come una battaglia già persa”.

Nicoletta Mele
Nicoletta Mele
Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
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