Sindrome ADHD nel bambino: di cosa si tratta?

Silvia Terracciano

Silvia Terracciano

Diplomata in Perito Aziendale nel 2000, nel 2008 consegue anche il diploma in Scienze Naturopatiche ad indirizzo Psicosomatico. Continua a studiare Floriterapia , Aromaterapia, Fitoterapia, Cristalloterapia, Riflessologia, Medicina Cinese, Alimentazione Naturale e discipline come Meditazione, Reiki per il riequilibrio emozionale ed energetico. Studiosa di discipline esoteriche, ha conseguito l’attestato in Fitoterapia funzionale riequilibrio metabolico, drenaggio e detossificazione. Amante della Natura a 360°, sta approfondendo la metodologia dello studio parentale e della scienza della formazione come assistente all’infanzia. Sta inoltre studiando per conseguire il diploma magistrale in Nutrizione e Dietetica. Scrittrice e Articolista, è co-autrice di 2 ebook in vendita su Amazon, “Il Trattamento energetico vibrazionale” e “La Sacerdotessa di Bastet – gli insegnamenti segreti”.
Silvia Terracciano

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La Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività o Sindrome ADHD è un disturbo neuropsichico che colpisce i bambini, con riflesso sull’età adolescenziale.

La Sindrome ADHD o Sindrome da deficit di attenzione e iperattività, un disturbo neuropsichico che influenza lo sviluppo del bambino e dell’adolescente.

La Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività o Sindrome ADHD ha esordio infantile e spesso persiste anche nella fase adolescenziale e in età adulta.

Le stime parlano di circa il 6-7% dei giovani al di sotto dei 18 anni di età e la condizione viene diagnosticata circa tre volte più spesso nei maschi rispetto che nelle femmine. In Italia sembrano essere affetti da ADHD circa l’1% degli studenti fra i sei e i 18 anni.

Le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto note, anche se sembra esserci  all’origine la combinazione di più fattori: ambientali, sociali, comportamentali, biochimici e genetici.

Uno studio condotto nell’ University of Canterbury in Nuova Zelanda, su 93 bambini nella fascia di età 7-12 anni ha dimostrato quanto sia importante l’alimentazione.

È stato somministrato a metà del gruppo un integratore chiamato ‘nutrienti essenziali giornalieri’ (‘Daily Essential Nutrients’ – DENs) contenente 13 vitamine, 17 minerali, e 4 aminoacidi mentre all’altra metà un placebo, tenendo sotto controllo gli effetti su entrambi i gruppi.

Dopo 10 settimane di trattamento, il gruppo che prendeva l’integratore presentava miglioramenti soprattutto sulla sfera emozionale, sull’attenzione e sulla concentrazione.

Lo studio, sui bambini affetti da iperattività, ha dimostrato che è importante fornire ai bambini alimenti sani e un regime alimentare equilibrato.

Diagnosi di ADHD e sintomi

La diagnosi di ADHD deve essere fatta solo da un medico specializzato, che può essere il pediatra che segue il bambino, o rimandata a uno psichiatra infantile.

Secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) per effettuare diagnosi di ADHD è necessario che i sintomi:

  •  siano presenti per almeno sei mesi
  • abbiano fatto la loro comparsa prima dei sette anni
  • si manifestino in più di un contesto di vita del bambino (scuola, famiglia e società)

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività è caratterizzata da:

  • Disattenzione
  • Impulsività comportamentale e verbale, a volte può sfociare in aggressività
  • Attività motoria continuativa ed eccessiva

 

Disturbi correlati e terapie

Possono manifestarsi anche altri disturbi che sono spesso associati alla sindrome da iperattività e sono classificati in:

  • Disturbo oppositivo-provocatorio e disturbo della condotta (caratterizzati da comportamenti antisociali)
  • Disturbi dell’apprendimento come dislessia, disgrafia, balbuzie….
  • Sindrome delle gambe senza riposo spesso correlata ad anemia per carenza di ferro
  • Disturbi del sonno
  • Disturbo Borderline di personalità, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia e disturbo ossessivo-compulsivo.

Il trattamento dell’ADHD si basa su terapie comportamentali, cambiamenti nello stile di vita familiare, interventi di tipo psicologico e infine i farmaci.

Inoltre, sulla base dello studio che sopra citato dell’University of Canterbury in Nuova Zelanda si può provare anche ad adottare uno stile alimentare più sano ricco di vitamine, minerali, amminoacidi, riducendo i cibi ricchi di zuccheri, conservanti e il cibo “spazzatura” da “fast food”.

 

 

 

 

 

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