Sempre più persone soffrono di solitudine. Relazionarsi agli altri allunga la vita

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

Negli Stati Uniti d’America, dunque, oltre 40 milioni di persone soffrono di solitudine, ma non da meno sono l’Europa e buona parte del mondo occidentale.

“E adesso andate via, voglio restare solo”. La solitudine, si sa, è ricercata da molti. Dopo aver affrontato un periodo denso di appuntamenti con l’agenda che straborda di eventi e di incontri, si desidera staccare la spina e non relazionarsi con alcuno. Tuttavia, ricerche recenti dimostrano che essere inclini al dialogo, alla comunicazione e agli incontri con gli altri non solo migliori la vita ma la allunga offrendo dei benefici al corpo. Ormai sono tantissimi gli studi che provano che avere un certo tipo di relazioni sociali giova alla salute, contrasta l’insorgere di malattie e, soprattutto, previene la morte prematura. Ma è necessario essere poco social e più socievoli!.

Una prima dimostrazione arriva da ben due studi della Brigham Young University (nello Utah), presentati alla conferenza annuale dell’American Psychological Association. Gli autori di questi studi hanno analizzato 148 ricerche, che coinvolgono oltre 300 mila persone, concludendo che “una più vasta rete sociale” riduce del 50% il rischio di morte prematura. Nella seconda analisi Julianne Holt-Lunstad, docente di psicologia che ha condotto lo studio, ha confrontato i risultati di 70 ricerche per un totale di 3,4 milioni di persone (prevalentemente americani, ma anche europei e asiatici) calcolando l’impatto sul benessere fisico di tre variabili: solitudine, isolamento sociale e il vivere da soli. Ebbene, tutti e tre sono risultati pericolosi per la salute quanto, o anche più, dell’obesità.

Negli Stati Uniti d’America, dunque, oltre 40 milioni di persone soffrono di solitudine, ma non da meno sono l’Europa e buona parte del mondo occidentale. La connessione sociale tra individui è considerata un bisogno primario dell’essere umano, fondamentale per il proprio benessere fisico, quanto per la stessa sopravvivenza. L’uomo a differenza degli animali ha veramente bisogno di rapportarsi, di generare emozioni, di condividerle umanamente. Quando vengono a mancare queste risorse indispensabili, quando l’isolamento sociale diventa eccessivo, il rischio di morte prematura aumenta notevolmente. Purtroppo, la nostra società sempre più interconnessa grazie alle ultime tecnologie, se da una parte abbatte le barriere dell’isolamento dall’altro rende gli individui sempre più soli e chiusi in se stessi o nelle proprie stanze davanti a un monitor. Secondo gli esperti il rischio più elevato lo corrono i nuovi pensionati, uomini e donne che dopo aver lavorato per molti anni si trovano dall’oggi al domani catapultati in un “mondo nuovo” senza riuscire ad adattarsi.

Fondamentale risulta essere – come precisa a La Repubblica il professore di Medicina e Nutrizione all’università di Brescia e di Washington, Luigi Fontana  – il senso di appartenenza alla famiglia o a un gruppo sociale più vasto. Secondo Fontana dal rapporto con gli altri emerge anche una risposta del sistema immunitario migliore sia davanti alle infezioni sia davanti alle infiammazioni.

L’altro studio – portato avanti dall’università Harvard – ha concluso che non avere amici avrebbe come conseguenza l’attivazione della modalità “fight or flight”, che incrementa i livelli del fibrinogeno. Ma un’eccessiva quantità di questa proteina alza la pressione sanguigna e può causare la formazione di depositi di grasso nelle arterie. Chi ha solo cinque amici, per esempio, ha un livello di fibrinogeno superiore del 20% rispetto a chi vanta 25 amici. E l’isolamento è associato a circa il 30% di rischio in più di infarto e ictus, una percentuale simile a quella che riguarda il fumo. Fontana però – spiega ancora a Repubblica – che conta non solo la quantità degli amici, ma soprattutto la qualità.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *