Sanità integrativa e farmaci anti epatite, chi li rimborsa e chi no

Alessandro Brigato

Laureato in Giurisprudenza nel 2012, dopo una formazione liceale classica, approfondisco le mie conoscenze nell’ambito prima economico e sportivo, poi in quello della comunicazione digitale, utilizzando blog, social e web media.

La scelta degli italiani di aderire a una forma di sanità integrativa sta diventando sempre più consapevole e determinata, ma affacciarsi ex novo in questo mare magnum legislativo tra assicurazioni, fondi sanitari e mutue private non risulta essere compito facile e spesso si corre il rischio di non riuscire ad individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze.

Una disparità evidente tra le diverse forme integrative si è venuta a manifestare recentemente in tema di rimborsi relativi a farmaci particolarmente costosi, ne è un esempio il Sovaldi, il farmaco di Gilead Sciences che ha rivoluzionato la battaglia all’Epatite C, con risultati ottimi, ma con prezzi proibitivi.

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha sicuramente mosso passi importanti, ottenendo un abbassamento del costo del farmaco con la casa produttrice e concordando, insieme al ministro Lorenzin, la somministrazione a beneficio di alcuni pazienti considerati gravi; di fatto, però, il farmaco non viene ancora somministrato dal Sistema Sanitario Nazionale e l’impressione è che, causa la mancanza di fondi, resterà appannaggio di pochi.

Chi invece già beneficia di coperture o fondi sanitari integrativi trova di fronte a sé scenari diversi: da chi non ha mai contemplato rimborsi per i farmaci di fascia A e C come alcuni fondi quali il Faschim, il Fasi o il San.Arti a chi prende atto dell’intervento pubblico, come Casagit, che comunica di non poter intervenire nella spesa per l’acquisto del farmaco.

Particolare attenzione all’argomento viene rivolto dalle mutue sanitarie, che secondo Paolo Cornaglia Ferraris, medico, giornalista e scrittore intervistato recentemente da Repubblica, “produrranno un sistema parallelo, caratterizzato dall’appropriatezza delle prestazioni” diversamente da quanto avviene generalmente nella sanità pubblica. In questo contesto si muove Mutua Basis Assistance, la Società generale di Mutuo Soccorso con 350.000 assistiti che, oltre a prevedere già il rimborso per farmaci di classe A e classe C, ha introdotto una mini-copertura per i pazienti affetti da Epatite C: “siamo attenti ai farmaci innovativi” le parole del presidente di MBA, Massimiliano Alfieri, intervistato da adnkronos, rivolgendosi in particolare al Sovaldi e al suo costo ancora molto alto, “ma siccome la popolazione italiana affetta da HCV è elevata, abbiamo appena inserito un sub-massimale di 5.000 euro l’anno per la cura di questa patologia con i nuovi medicinali” in modo da ammortizzare i costi in attesa che lo faccia il SSN.

Il Ministero della Salute conta attualmente 337 fondi sanitari, per un totale di circa 11 milioni di assistiti e quasi tutti prevedono la rimborsabilità di un farmaco, se presente nel prontuario farmaceutico, tranne alcune rarissime eccezioni che riescono a garantire, per dirigenti che ricoprono ruoli apicali, una copertura senza limitazioni, di cui si sono registrati tre casi proprio per il Sovaldi e le cure relative all’Epatite C.

Sempre più malati si rivolgono alle associazioni di settore, quali l’Epac, appositamente istituita per la cura dell’Epatite C, per richiedere informazioni sui fondi integrativi e su Change.org, la piattaforma di petizioni online, è partita una petizione per la raccolta di firme al fine di trovare i soldi per il costoso farmaco

Il Sofosbuvir (Sovaldi) è un profarmaco usato per il trattamento dell'epatite C.

Il  Sovaldi (Sofosbuvir) è un profarmaco commercializzato da Gilead  Sciences usato per il trattamento dell’epatite C.

In chiave futura sarebbe interessante che le aziende farmaceutiche estendessero anche a fondi sanitari, casse e mutue private, le convenzioni che hanno le strutture pubbliche del Sistema Sanitario Nazionale. Questo meccanismo sarebbe importante per le realtà che si occupano di sanità integrativa, ma anche e soprattutto per le aziende farmaceutiche, contribuendo sicuramente a risolvere una parte dei problemi che affliggono la sanità.

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