Robot e cellule staminali nella chirurgia ortopedica

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

La chirurgia ortopedica dal 2011 utilizza robot, in particolare per la protesi articolare del ginocchio, grazie all’impiego di un sistema con braccio robotico.

In Italia, secondo i dati del Report 2017 del Progetto Riap (Registro italiano artroprotesi), coordinato dall’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con Ministero della salute, SIOT, le Regioni, Assobiomedica e Apmar – Associazione pazienti con malattie reumatiche, si eseguono annualmente oltre 180 mila interventi di protesi articolare (dati 2015), con una crescita di oltre il 70 per cento dal 2001, in cui questi interventi erano stati poco più di 100 mila. Il 56% degli interventi (circa 102.000) riguarda l’anca, il 38 % (circa 70.000) il ginocchio, con il rimanente a carico delle altre articolazioni (spalla, gomito, polso, caviglia).

Da qui, grazie ai progressi della tecnologia c’è stato l’ingresso dei robot chirurgici in campo ortopedico. La chirurgia robotica in Ortopedia, applicata in particolare alla protesica articolare del ginocchio, è stata introdotta in Italia nel 2011, grazie all’impiego di un sistema con braccio robotico. Considerando anche gli interventi di protesi d’anca, nei quali la tecnologia è anche impiegata, si stima che ad oggi siano stati eseguiti nel nostro Paese oltre 3 mila interventi con braccio robotico.

“Il primo intervento di chirurgia ortopedica con tecnologia robotica  – ha spiegato Fabio Catani, Direttore Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia, Dipartimento Scienze mediche chirurgiche materno infantili e dell’adulto, Università di Modena e Reggio Emilia –  venne effettuato in Italia nel 2011, applicando una protesi monocompartimentale di ginocchio”, racconta. “I vantaggi potenziali del sistema con braccio robotico sono numerosi, per il chirurgo e per il paziente”, chiarisce Catani. “Consente infatti, interventi più accurati con possibile riduzione dei tempi di recupero e delle complicazioni post-operatorie. Infatti, permette al chirurgo di ottenere la massima precisione nel posizionamento delle componenti protesiche. Grazie all’esecuzione di una Tac prima dell’intervento, che permette una scansione tridimensionale dell’area in cui andrà impiantata la protesi, il chirurgo può pianificare nel minimo dettaglio le azioni che il braccio robotico eseguirà durante l’operazione. Ciò consente di rispettare il tessuto osseo e di ridurre gli errori di posizionamento della protesi”.

Catani, nonostante i progressi, vuole però sottolineare l’importanza e l’indispensabilità del chirurgo: “La chirurgia protesica d’anca e di ginocchio, come dimostrano questi numeri, rappresenta la quasi totalità di questa tipologia d’intervento: la chirurgia robotica rappresenta sicuramente un ambito da esplorare nella nostra continua ricerca di miglioramento delle performance. Anche se, va ricordato, che questo dono dell’evoluzione tecnologica non potrà mai prescindere, almeno per i prossimi decenni dalla mano e soprattutto dal cervello dell’Uomo, nella fattispecie il chirurgo”.

Non solo Robot, ma anche l’introduzione delle cellule staminali in ambito ortopedico che possono essere impiegate per ritardi di ossificazione, lesioni muscolari, riempimento di cisti ossee, lesioni cartilaginee e per lesioni tendinee acute o croniche. “Le cellule staminali sono la riserva aurea dell’organismo. Riparano autonomamente le lesioni dei tessuti e la loro utilizzazione in medicina rigenerativa rappresenta una nuova  frontiera della ricerca”, ha spiegato Riccardo Ferracini, neo Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Diagnostiche Integrate, Università di Genova e IRCCS San Martino Genova. “La fonte più ricca e biodisponibile di cellule mesenchimali staminali di ogni individuo è il tessuto adiposo. Le cellule mesenchimali staminali da tessuto adiposo sono in grado di trasformarsi in cellule tendinee, cartilaginee, ossee muscolari e di favorire la guarigione dei tendini, della cartilagine, dell’osso e dei muscoli. Il loro uso in ortopedia si sta sviluppando rapidamente sia nell’ambito traumatologico che nella chirurgia d’elezione. Abbiamo iniziato il trattamento dell’artrosi di ginocchio presso l’Università di Genova, ed è in attesa di nulla osta delle autorità competenti uno studio clinico per il trattamento dell’artrosi di anca e ginocchio presso il CTO Torino. I risultati dei primi studi pilota sono incoraggianti e dimostrano l’efficacia delle cellule mesenchimali staminali ricavate da tessuto adiposo nella rigenerazione della cartilagine”.

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