Race for the cure: al via la XVIII edizione della mini maratona

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

laureata in scienze politiche.
Dal 2001 iscritta all’ordine nazionale dei giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale” ha lavorato per 11 anni in Rai occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento.
Nicoletta Mele

La lotta ai tumori al seno va avanti grazie anche alla raccolta fondi Race for the Cure, un evento di 3 giorni all’insegna della salute, dello sport e del benessere.

La Race for the Cure è l’evento simbolo della Susan G. Komen Italia, organizzazione senza scopo di lucro basata sul volontariato che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale.

Anche grazie ai fondi raccolti, la Komen Italia promuove la prevenzione, migliora la qualità delle cure, potenzia le strutture cliniche ed offre supporto alle donne che si confrontano con la malattia. Dal 2000 ad oggi 13 milioni di euro sono stati investiti per realizzare oltre 700 nuovi progetti.

Per la XVIII edizione il Circo Massimo si tinge di rosa e per tre giorni, da venerdì 19 a domenica 21 maggio, nel Villaggio della salute, verranno organizzati percorsi di promozione della salute per donne appartenenti a categorie disagiate, stage di apprendimento di discipline sportive, esibizioni di fitness e laboratori teorici e pratici di sana alimentazione.

La manifestazione terminerà domenica con la tradizionale corsa di 5 km e la passeggiata di 2 km. Obiettivo dell’evento è anche quello di incoraggiare uno stile di vita sano nel rispetto delle norme di prevenzione primaria e secondaria, dell’attività fisica e sportiva e di una corretta alimentazione. Lo scorso anno sono state erogate al Villaggio circa 830 prestazioni gratuite tra visite senologiche, mammografie, ecografie, visite dermatologiche, ecografie tiroidee ed altri esami specifici. Sono stati diagnosticati tre tumori del seno e cinque tumori della pelle.

Tante le novità riservate quest’anno ai partecipanti, ed è inutile ricordare che la Race è aperta a tutti, sia semplici amanti della corsa domenicale che corridori esperti, uomini, donne e bambini.

Quella di Roma è la Race più partecipata al mondo, per iscriversi basta una donazione minima di 15 euro, che dà diritto a ricevere – fino ad esaurimento – il pettorale, la borsa gara con gli omaggi delle aziende partner e la t-shirt della manifestazione (per iscriversi: www.raceroma.it)

A fine manifestazione è previsto il tradizionale lancio dei palloncini rosa, una celebrazione che ha come protagoniste le Donne in Rosa, ovvero le donne che si sono confrontate o si stanno confrontando  con la malattia, a cui sono riservati laboratori di attività fisica e sportiva e laboratori di benessere psico-fisico.

Madrine dell’evento saranno le attrici Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi.

Era il 2009 quando la figlia primogenita del famoso attore Lino Banfi ha scoperto di avere un tumore al seno.

“Quando succedono queste cose ci si fa un sacco di domande, la prima è ‘perché proprio a me?’. Queste le sue parole in una delle sue  prime interviste. Lei ha scoperto il tumore con l’autopalpazione del seno, azione  “fai da te” fondamentale, che deve essere eseguita, come suggeriscono gli esperti, almeno una volta al mese a partire dai 20 anni.

“Ho avuto fortuna – ha spiegato la Banfi –  con la mano ho sentito un bozzetto. Ho pensato subito che dovevo controllarmi, anche se era una cosina piccola, mi sono decisa, ho fatto una visita, poi la mammografia e poi l’ecografia dove si è visto che c’era una pallina. Mi hanno detto che dovevo operarmi subito”.

La Banfi si è sottoposta a interventi chirurgici e poi a cicli di radio e chemio, oltre a cure ormonali. Ha sconfitto il cancro “guardandolo in faccia” e la sua testimonianza è importante per tutte le donne che stanno combattendo la stessa battaglia.

“Il tumore al seno è curabile –  ha affermato in un’intervista a LetteraDonna –   a patto di affrontarlo il prima possibile. Molte donne invece arrivano a far sanguinare il seno prima di curarsi per paura di sapere cosa può dire il ginecologo o cosa possa risultare dagli esami. Troppo spesso si preferisce mettere la testa sotto la sabbia e non si fa altro che peggiorare le cose, perché poi può essere troppo tardi se si ha a che fare con un male aggressivo. È vero, in Italia c’è da aspettare mesi per un esame, ma consiglio a tutte di prenotarli in anticipo, anche se sono sane. Non si sa mai, specie da una certa età in poi.

Mutua Mba, società di mutuo soccorso, da sempre attenta alla prevenzione, ricorda l’importanza della prevenzione e degli esami di screening per una diagnosi precoce, grazie all’autorevole voce della dottoressa Annalisa Perego, chirurgo senologo.

“La prevenzione per il tumore della mammella è fondamentale –  ha detto  – come lo è per tutti i tipi di tumore. Sono stati identificati molti fattori di rischio, alcuni modificabili, come gli stili di vita. Tra le abitudini dannose si possono citare, per esempio, un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il  fumo, l’obesità , una vita sedentaria e l’assunzione per più di 5 anni di terapia ormonale sostitutiva postmenopausa. L’allattamento al seno protratto oltre l’anno risulta invece essere protettivo contro l’insorgenza del tumore.

Vi sono però purtroppo anche altri fattori di rischio non modificabili da parte della donna, come l’età (la maggior parte di tumori del seno colpisce oltre i 40 anni), un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e fattori genetici.

La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 20 anni, con l’autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese. È indispensabile, poi, dopo i 30 anni, proseguire con visite annuali del seno eseguite da uno specialista senologo e associate ad ecografia bilaterale. Raggiunti i 40 anni, all’ecografia va affiancata anche la mammografia, per aumentare il potere diagnostico delle indagini”.

Regola numero uno per la lotta al tumore al seno: fare prevenzione e soprattutto non vergognarsi perché la vergogna uccide più del cancro.

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