Quando la malattia incontra l’arte

Beatrice Casella

Beatrice Casella

Laureata in economia internazionale e dello sviluppo, si è sempre appassionata del settore sanitario. Il tema della tesi di laurea triennale ha riguardato il tasso di mortalità infantile in Tanzania (paese dove ha vissuto alcuni anni). Per il suo master's degree si è concentrata sull'incidenza della politica e dell'economia nel garantire una salute globale. Praticante giornalista, ha lavorato a Milano con il Gruppo editoriale L'Espresso e attualmente lavora come Research Analyst per una società che si occupa di costruzioni sostenibili.
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“Monet Experience” e “Van Gogh Alive”, sono alcune delle mostre multimediali che hanno riscosso tantissimo successo in Italia negli ultimi mesi attraendo un numero sempre più ampio di visitatori. Le tecnologie virtuali applicate riescono ad integrare e valorizzare l’esperienza culturale e la visione dell’opera d’arte da parte del visitatore, unendo educazione, intrattenimento ma anche benessere psico-fisico. Infatti, le applicazioni virtuali 3D rappresentano un viaggio virtuale durante il quale ogni individuo, grande e piccolo, si trova a doverlo percorrere in prima persona estraniandosi dal resto e provando stati d’animo del tutto positivi.

I musei interattivi vengono, nello stesso tempo, anche criticati perché sembrano che stiano cambiando il mondo dell’arte, l’essenza stessa di un’opera e il legame profondo che si viene a creare con il suo osservatore in una mostra priva di filtri e senza alcun tipo di mezzo tecnologico.

In realtà, le mostre multimediali dette anche “immersive” risultano essere un’importante novità artistica, una grande occasione per generare facili profitti, attirare maggiori turisti, coinvolgere diverse fasce di età, creare un nuovo hobby e generare nuovi stimoli interiori.

A Roma, fino al 10 giugno, ci sarà la mostra multimediale immersiva ed interattiva dedicata a Gustav Klimt, nell’Ospedale delle Donne, presso l’Ospedale San Giovanni. “Klimt Experience” propone al visitatore emozioni uniche all’interno di una storica azienda ospedaliera romana che possiede un prezioso patrimonio storico, artistico, culturale ed architettonico il quale permette di dare vita all’elaborazione di progetti per una migliore gestione della sanità pubblica. La storia della Sala delle donne nasce nel XVII secolo come ambiente destinato al ricovero delle donne inferme e gravide.

Quindi, guardare un’opera d’arte in qualsiasi modo aiuta a combattere ansia e stress, normalizza il battito cardiaco, la pressione e i livelli di cortisolo. È la conclusione di uno studio realizzato alla Drexel University di Philadelphia che, attraverso un’indagine svolta con la risonanza magnetica funzionale e applicata a persone che scarabocchiavano su un foglio di carta, dimostra come l’attività artistica fa bene a tutti gli individui, indipendentemente dalle metodologie applicate e dai risultati ottenuti. Questa è l’ultima di una serie di ricerche che mostrano come le arti visive aiutino tutti gli individui a stare meglio normalizzando soprattutto il battito cardiaco, la pressione del sangue e i livelli del cortisolo.

Un gruppo di ricercatori tedeschi ha provato invece a comprendere quali siano le conseguenze dell’arte sulla neuroanatomia del cervello, sottoponendo un gruppo di anziani a corsi di arte e visite a musei. Il risultato è stato quello di riuscire a dimostrare che la pittura può avere effetti positivi sulla resilienza, ossia sulla capacità di rispondere allo stress.

Mentre alla Stanford University hanno scoperto che i bambini che seguono corsi di arti hanno una migliore padronanza del linguaggio, e imparano più velocemente a leggere.

Una recente ricerca del Cimec di Trento mostra che chi disegna o dipinge utilizza in modo coordinato le aree cerebrali deputate alla creatività e al pensiero divergente e quelle concernenti l’attenzione, che apparentemente sembrerebbero in opposizione. Mentre, un ulteriore studio pubblicato sulla rivista Neuroimage, evidenzia che nel cervello degli artisti sono potenziate delle aree concernenti la percezione visiva e l’orientamento spaziale, ma anche quelle che controllano il movimento e la memoria procedurale. Per di più, la visione delle opere d’arte non attiva solamente le aree cerebrali coinvolte nella rappresentazione visiva e nel riconoscimento di oggetti, ma anche quelle legate all’espressione delle emozioni.

Quindi, visitare mostre e musei aumenta il benessere psicofisico e riduce i livelli di ansia e depressione. Da un punto di vista neurobiologico il piacere estetico, il desiderio ed il benessere sono strettamente legati tra loro. Perciò l’arte e la partecipazione culturale risultano essere un grande beneficio salutare. Una persona emotiva e influenzabile può essere turbata dall’arte ma i casi di malore segnalati riguardano in particolare individui affetti da una lieve forma di epilessia.

 

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