Pediatria: malattia oncologica ed ematologica, il rapporto con la scuola

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

Il Comune di Modena ha organizzato diverse iniziative in collaborazione con il Policlinico di Modena per facilitare l’accoglienza nella comunità scolastica dei bambini che vivono o hanno vissuto l’esperienza di patologia oncologica ed ematologica. Abbiamo intervistato la dottoressa Monica Cellini, medico della struttura complessa di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico.

“Buon anno a scuola!” è il titolo di una serie di iniziative organizzate dal Comune di Modena tra le quali il convegno “Il bambino con la malattia oncologica ed ematologica e la scuola”, che si è svolto sabato scorso (15 ottobre n.d.r), promosso in collaborazione con il Policlinico di Modena.
Al Policlinico sono circa 20/25 ogni anno i bambini che frequentano le scuole primarie e secondarie ricoverati nella struttura complessa di Oncoematologia Pediatrica per periodi più o meno lunghi.
Scopo del convegno è facilitare l’accoglienza nella comunità scolastica dei bambini che vivono o hanno vissuto l’esperienza di patologia oncologica ed ematologica.
Mutua Mba, Società di Mutuo Soccorso, ha intervistato la dottoressa Monica Cellini, medico della struttura complessa di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico, diretta dal prof. Lorenzo Lughetti.
Dottoressa, da cosa nasce l’idea di organizzare il convegno? 
“L’idea nasce dalla necessità di informare gli insegnanti circa le opportunità che sono previste dalla legge per i bambini affetti da malattie tumorali. A questo fine, è decisivo favorire il dialogo tra insegnanti e operatori sanitari, permettendo ai primi di avere le conoscenze di base delle patologie e di avere risposte alle domande più frequenti sulla gestione in comunità, soprattutto sull’accesso dei bambini, sulla protezione dalle malattie infettive, sui bisogni speciali e sul vissuto psicologico”.
Quando il bambino può e non può frequentare la comunità?
“Il bambino può frequentare la comunità se ha terminato la terapia almeno da due mesi oppure anche durante il trattamento delle patologie con terapie più leggere”.
dottoressa cellini
Qual è la relazione del bambino con l’insegnante?
“La relazione del bambino con l’insegnante dipende anche dall’età, abbiamo in terapia anche adolescenti. In genere, gli insegnanti sono disponibili e si impegnano nel far sì che il legame del bambino con la classe d’origine rimanga valido e continuativo”.
Come la terapia può rapportarsi al suo diritto alla continuità scolastica? 
“Il bambino in trattamento ha diritto ad essere iscritto alla scuola ospedaliera per non perdere l’anno scolastico, inoltre, gli insegnanti della classe, grazie al progetto d’istruzione domiciliare, si recano al domicilio per 4 ore alla settimana”.
Per i bambini che hanno avuto e che combattono contro una malattia oncologica, quanto è importante la collaborazione tra gli operatori sanitari e gli insegnanti?
“La collaborazione è fondamentale proprio per permettere il normale sviluppo psicofisico del bambino nonostante la sua condizione attuale. Noi incontriamo gli insegnanti in accordo con i genitori per spiegare cos’è la malattia, quale sarà la terapia da seguire, quando il bambino potrà tornare a scuola e quali precauzioni avere”.
In che modo collaborano?
“L’istruzione è un diritto del bambino e gli insegnanti collaborano molto volentieri. Noi incontriamo gli insegnanti all’esordio della malattia e al momento del rientro in classe soprattutto se nel frattempo il bambino ha cambiato scuola (es. il passaggio dalle scuole primarie a quelle secondarie). Poi siamo sempre disponibili per consigli o per affrontare insieme problemi che eventualmente si presentino”.
I bambini come si rapportano con i coetanei?
“I coetanei sono molto accoglienti e solidali. Devo dire che spesso potrebbero insegnare agli adulti la condivisione e la solidarietà”.
Quali sono progetti per il futuro? 
“I progetti futuri riguardano soprattutto gli adolescenti in quanto il reparto accoglie pazienti fino a 18 anni che ovviamente hanno esigenze scolastiche diverse, per questo integriamo con insegnanti volontarie, con ottimi risultati”.

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