Papilloma Virus, vaccini in calo

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

“Le vaccinazioni per difendersi dall’Hpv, papilloma virus umano, sono in calo”. A lanciare l’allarme è stata Eleonora Preti, ginecologo dell’unità di ginecologia preventiva dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano.

In Italia la campagna di sensibilizzazione è partita circa 10 anni fa e il Sistema Sanitario Nazionale ha messo a disposizione per le ragazzine di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, ma anche a tutte quelle ragazzine che hanno più di 13 anni e che non hanno avuto rapporti sessuali, il vaccino HPV (Human Papilloma Virus). Il vaccino è gratuito fino a 13 anni e non comporta dei rischi. Con il nuovo piano vaccinale 2017-2019 la vaccinazione è stata offerta anche ai maschi dodicenni.

L’intervento preventivo ha portato a una copertura nazionale per la fascia d’età delle dodicenni del 70% circa, ma ad oggi il trend sta scendendo verso il 60% del campione nazionale. Secondo gli esperti, la paura nei confronti dei vaccini e il movimento no vax hanno frenato il sottoporsi al vaccino, che era solo consigliato e non obbligatorio, riducendo l’effetto della copertura vaccinale sulla popolazione complessiva.

Nei paesi, come l’Australia, grazie ad una maggiore campagna vaccinale, l’incidenza del papilloma virus – tra le ragazze dai 18 ai 24 anni- è diminuita dal 23 all’1%. Secondo l’International Papilloma virus Society, l’Asutralia si avvia quindi ad essere il primo a debellare il tumore al collo dell’utero, che ha come causa principale il papilloma virus.

Il cancro delle cervice uterina è il secondo più frequente tipo di tumore femminile, con circa 500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 decessi nel mondo, ed è il primo tumore riconosciuto dall’OMS come totalmente riconducibile a un’infezione.

In Italia si verificano annualmente circa 3500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e 1500 decessi.

Studi condotti in Europa hanno rivelato però che la diffusione e l’incremento dell’adesione ai programmi di screening hanno portato ad una riduzione dell’incidenza di questo genere di tumori.

Il tumore al collo dell’utero è causato principalmente dal virus HPV o papilloma virus che si trasmette per via sessuale.

Il Papilloma Virus è la più diffusa tra le malattie sessualmente trasmissibili, è talmente comune che circa la metà delle persone che hanno avuto rapporti sessuali, viene contagiata almeno una volta nella vita, ma spesso l’organismo, grazie al sistema immunitario, riesce a debellare il virus (tra il 70% e il 90%, fonte Iss).

La situazione è diversa quando il sistema immunitario è basso e non riesce a combattere il virus, questo potrebbe provocare conseguenze più gravi per la salute quando l’infezione non viene diagnosticata, o ancor peggio, trascurata.

Il Papilloma virus inizialmente può presentarsi con delle lesioni sulle cellule del collo dell’utero che se non monitorizzate e trattate, nel tempo, potrebbero prima dare origine un carcinoma insitu e poi ad un cervice carcinoma, più comunemente conosciuta come cancro del collo dell’utero. E’ un’infezione che non da sintomi ed è possibile scoprirla grazie al HPV-Dna Test e il Pap-test, esame questo che si effettua durante una normale visita ginecologica. E’ importante sottoporsi al Pap-test almeno una volta l’anno, perché è in grado di individuare precocemente la presenza di alterazioni che potrebbero diventare tumori del collo dell’utero.

Gli esperti sostengono che nel caso in cui il risultato del test dovesse essere positivo, come prima cosa occorre valutare lo stato di avanzamento della lesione, perché nel 75% dei casi generalmente l’infezione regredisce da sola, nel 25% invece progredisce. Nel caso in cui la lesione, a distanza di qualche mese, è progredita e risulta importante, si procede con il trattamento laser in ambulatorio. Una volta effettuato il trattamento è sempre importante effettuare i controlli periodici perché la guarigione non da immunità.

 

Dieci cose da sapere sull‘Hpv

  1. I ceppi dell’hpv sono numerosi, quasi 200, ma quelli associati ai tumori sono 13 (chiamati ad alto rischio), di cui il virus hpv 16-18 causano 70% circa delle lesioni pretumorali e dei tumori del collo dell’utero. Hpv può essere la causa anche di altri tumori maschili e femminili (vulva, vagina, ano, cavo orale e pene) seppure in misura decisamente minore.
  2. L’infezione è molto frequente. Si stima che tre donne sessualmente attive su quattro entrino in contatto con l’Hpv nel corso della loro vita.
  3. La trasmissione avviene attraverso il contatto mucosa – mucosa. A livello genitale il maggior veicolo di trasmissione è ovviamente la via sessuale.
  4. L’infezione da Hpv è transitoria e il virus viene sconfitto dal sistema immunitario. Se persiste può causare lesioni precancerose e tumori. I condilomi sono la forma benigna e transitoria degli hpv a bassorischio (hpv 6-11).
  5. Sebbene l’infezione sia prevalente nei giovani, le donne in menopausa non sono immuni. L’uso di contraccettivi di barriera (preservativo) riduce ma non elimina la trasmissione virale.
  6. Per difendersi ci si deve vaccinare. La vaccinazione ha un’efficacia massima in chi non ha ancora contratto l’infezione virale.
  7. Sono disponibili tre vaccini:
  • uno bivalente contro i ceppi 16 e 18
  • uno quadrivalente contro gli Hpv 16 e 18 e i tipi 6 e 11
  • uno nonovalente contro gli HPV 16 -18 – 31-33-45-52-58 e 6-11
  1. Anche gli uomini possono contrarre l’infezione. Ed essendo spesso asintomatici, sono portatori sani (e inconsapevoli). Per questo la vaccinazione è offerta e raccomandata anche ai maschi.
  2. Tutte le donne, anche quelle vaccinate, dovrebbero sottoporsi al Pap test a partire dai 25 anni. E ripetere il test ogni 3 anni. Dai 30 anni è raccomandato l’Hpv Dna test ogni cinque anni. In caso di positività si eseguirà il Pap test e ulteriori accertamenti se necessari.
  3. L’infezione da Hpv non pone controindicazioni alla donazione di sangue.

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