Odio il cellulare: la voce dell’innocenza dice stop alla dipendenza da social media

Nicoletta Mele

Nicoletta Mele

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’ Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “ Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodico di informazione sulla sanità integrativa.
Nicoletta Mele

I dati confermano che oggi c’è una vera e propria dipendenza da social media e da smartphone da parte di tutti, con l’ansia di essere sempre connessi.

Nel giro di poco tempo è diventato virale il messaggio di un bambino di 7 anni degli Stati Uniti che nello svolgere un tema dal titolo “Cosa vorresti che non fosse mai stato inventato?”, ha risposto: “Odio i telefoni perché i miei genitori ci passano tutto il giorno. Odio lo smartphone di mia mamma, vorrei che non lo avesse mai comprato”. Il bambino ha lanciato un chiaro appello ai genitori che la maestra ha raccolto, pubblicando il tema su Facebook, facendo in modo che fosse visibile a tutti i genitori del mondo, e ha commentato con un hashtah #listentoyourkids: “ascoltate i vostri bambini”.

Quando il grido d’allarme arriva da un bambino. Solitamente siamo noi adulti a rimproverare i nostri figli, sempre più presi dallo smartphone perennemente connesso. Ma non è così, siamo tutti coinvolti.

Stando ai dati del settimo report Global Digital 2018 –  un’indagine condotta da We Are Social in collaborazione con Hootsuite, la piattaforma di social media management più utilizzata a livello mondiale, per conoscere i principali trend riguardanti i social media, il mondo digitale e la loro diffusione in Italia e nel mondo – è emerso che nel mondo sono oltre 4 miliardi gli utenti connessi ad Internet, ovvero più della metà della popolazione mondiale è online. La percentuale relativa ai social media è aumentata di circa del 13% rispetto al report dello scorso anno. A fare da padrone è Facebook, con una crescita parti al 15% (dato year-on-year), Instagram invece ha triplicato il numero dei suoi utenti.

In Italia la percentuale è molto alta: il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media. In sostanza, noi italiano trascorriamo circa 6 ore al giorno online (quasi il doppio del tempo che passiamo davanti alla TV). Di queste ore, quasi 2 sono passate utilizzando una piattaforma social media e quelle più utilizzate con un maggior numero di utenti attivi  sono YouTube e Facebook, un trend differente da quello mondiale che vede Facebook registrare una penetrazione decisamente maggiore rispetto a YouTube.

Instagram rimane sul gradino più basso del podio tra i “social network”. WhatsApp e Facebook Messenger non conoscono rivali tra le app di messaggistica.

I dati confermano che oggi c’è una vera e propria dipendenza da social media e da smartphone da parte di tutti, con l’ansia di essere sempre connessi. Elemento questo già emerso nel corso del 22esimo Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia di Roma, svoltosi qualche mese fa.

“I giovani 3.0 non riescono proprio a staccarsi da cellulari, tablet, pc, playstation e social media – ha affermato Giovanni Martinotti della Sopsi (Università di Chieti) – e il bisogno di controllare continuamente lo smartphone, magari per chattare, non li abbandona neppure di notte. Spesso rimangono svegli fino all’alba a parlare e giocare con gli amici, leggere notifiche e messaggi”. Comportamenti che hanno delle ripercussioni sulla salute, come spiegato da Martinotti, “che vanno ad influenzare negativamente la qualità del sonno, con conseguenze nocive per l’organismo, soprattutto per lo sviluppo del cervello, ed interferiscono sulle attività quotidiane dei ragazzi. I quali si isolano dal resto del mondo, chiusi nella loro stanza, spesso arrivano a rifiutare la scuola e ogni contatto che non preveda l’uso mediato del mezzo tecnologico”.

Cosa significa essere sempre connessi?

Secondo una ricerca Deloitte, il 55% degli intervistati controlla il proprio telefono entro 15 minuti dal risveglio: le notifiche sono diventate la nostra priorità. Se siamo attaccati ad uno schermo quasi ininterrottamente e siamo diventati più bravi a parlarci “profilo a profilo” che “faccia a faccia” allora l’unica colpa che si può ascrivere alle piattaforme tecnologiche è di averci intrappolato un po’ tutti quanti.

Per la dottoressa Marinella Cozzolino, psicologa-psicoterapeuta, “Sempre connessi significa essere chiusi in un mondo virtuale, concentrati su altro, attenti ma distratti.Inutile negare il fatto che oggi le nuove tecnologie hanno assunto un ruolo troppo importante per poter smettere di essere utilizzate. L’importante è seguire delle regole per ridurre al minimo i possibili danni alla nostra salute”.

Il guaio è che siamo diventati dipendenti alla connessione e ogni dipendenza fa male.  “La dipendenza da internet – ha spiegato Bernardino Carpiniello dell’Università di Cagliari – pur non riconosciuta ufficialmente come patologia nei sistemi diagnostici internazionali, di fatto costituisce un problema clinico per il quale sono stati sviluppati interventi psicoterapeutici specifici, tra cui le psicoterapie di tipo cognitivo-comportamentale, di gruppo o individuali”.

Seguire delle regole, limitandosi ad utilizzare gli innovativi strumenti digitali per lavoro e un po’ per svago, sarebbe quindi un buon punto di partenza per riappropriarci della nostra vita reale e avere cura della salute, basta ricordarsi di disconnetterci e riuscire a farlo. Il digital detox potrebbe essere la soluzione.

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