Lunghe attese nei Pronto soccorso schiacciati da centinaia di arrivi. La denuncia degli ospedali italiani

Alessandro Notarnicola

Alessandro Notarnicola

Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.
Alessandro Notarnicola

La situazione dei pronto soccorso italiani è difficile, per gli operatori e per la gestione dei pazienti, che devono spesso sopportare lunghe attese.

Una delle problematiche storiche del sistema sanitario italiano sono i Pronto soccorso delle strutture ospedaliere cittadine sempre più rallentati da un più ampio bacino di utenza quotidiana. Questo avviene soprattutto in occasione delle festività natalizie e di fine anno e nel corso dell’alta stagione estiva (tra i mesi di luglio e agosto). Soli pochi giorni fa la denuncia è stata lanciata dagli infermieri dei Pronto soccorso di Roma i quali hanno contestato un maxi-affollamento, una situazione di “estremo disagio” per gli operatori e “grave difficoltà” per la gestione dei pazienti.

In molti ospedali d’Italia, soprattutto nei più piccoli, i Pronto soccorso sono stati trasformati in veri e propri reparti di degenza con centinaia di persone in attesa di un posto letto, e con barelle letteralmente bloccate e non utilizzabili dal 118 per le emergenze. Ma la Capitale non è la sola a lanciare questo grido d’allarme che arriva direttamente nei corridoi del Ministero della Salute. Una situazione ancor più drammatica riguarda la Liguria, in particolare gli ospedali genovesi.

In questo caso, tuttavia, l’appello non arriva da infermieri ma da Sonia Vitale, assessore regionale alla Sanità, che ha ammesso il collasso degli ospedali cittadini e dei Pronto soccorso schiacciati dal peso di centinaia di accessi quotidiani praticamente impossibili da smaltire. L’assessore ha spiegato che in queste settimane di festa le strutture ospedaliere genovesi hanno registrato “un picco di accessi dovuto all’arrivo in anticipo dell’influenza in coincidenza con le polmoniti”, tuttavia, ha aggiunto, “il sistema ha retto, e parlare di ‘catastrofe’ è completamente fuori luogo”. La vicepresidente della Regione è stata precisa nel rammentare a quanti parlando di “emergenza” che tutti i codici più gravi, rossi e gialli, sono stati affrontati nei tempi previsti dalla legge. I codici verdi, non in pericolo di vita, invece, hanno dovuto attendere meno di quattro ore. Per i codici bianchi, cioè per coloro che si recano in ospedale per un comune mal di stomaco o mal di testa, i tempi sono stati più alti, non presentandosi una situazione di vera emergenza.

Per quanto concerne le lunghe attese in barella, l’assessore è corsa ai ripari dichiarando che il problema è stato parzialmente risolto anche a seguito di una riunione dei Dipartimenti Interaziendali Regionali del sistema dell’emergenza-urgenza che si è tenuta nella sede di Alisa. A quanto pare, la crisi dei Pronto soccorso genovesi è dovuta al picco influenzale annunciato dagli esperti nei giorni scorsi. I centri interessati sono quelli di Galliera, paralizzato, di San Martino e Villa Scassi che presentano gravi difficoltà con molte persone in attesa. La crisi dei Pronto soccorso di fronte al picco influenzale a detta di Fulvia Veirana, segretaria generale della Funzione Pubblica della Cgil, è frutto “dei tagli alla spesa del personale, 15 milioni sul personale creando gravi carenze in ogni ruolo, senza considerare che anche gli operatori della sanità si ammalano”.

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